Kashmir: diplomatici da 15 Paesi visitano la regione

Pubblicato il 9 gennaio 2020 alle 10:00 in Asia India

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Un gruppo di diplomatici stranieri ha visitato il Kashmir indiano, il 9 gennaio, per la prima volta da quando Nuova Delhi ha modificato lo status della regione e ha imposto una serie di restrizioni alle comunicazioni e al movimento. 

Un portavoce del ministero degli Esteri indiano ha affermato che i diplomatici di 15 paesi, compresi gli Stati Uniti, stanno effettuando un viaggio di 2 giorni nella regione, aggiungendo che una dichiarazione completa sulla visita sarà rilasciata nella giornata del 9 gennaio. Il governo del primo ministro, Narendra Modi, ha affermato che la situazione nella regione sta rapidamente tornando alla normalità e tale visita dovrebbe mostrare l’attuale stato dell’area. Il viaggio includerà incontri con l’esercito, così come alcuni politici, esponenti della società civile e giornalisti. Tutti gli interlocutori sono stati selezionati dai servizi di sicurezza, secondo quanto hanno riferito 2 funzionari che hanno familiarità con l’organizzazione delle visite. 

I diplomatici non potranno parlare con Omar Abdullah o Mehbooba Mufti, i leader dei 2 partiti politici che hanno storicamente dominato il Kashmir. Entrambi erano tra le centinaia di leader politici e civili che sono stati detenuti durante la repressione di agosto e rimangono sotto custodia. Alcuni paesi, comprese alcune nazioni dell’Unione Europea, hanno rifiutato di partecipare a questa visita a causa della natura restrittiva del viaggio, secondo 2 diplomatici stranieri di Nuova Delhi. Uno di questi ha affermato che qualsiasi decisione futura sull’opportunità di visitare il Kashmir sarà una decisione collettiva presa dall’UE. La delegazione europea a Nuova Delhi non ha risposto a una richiesta di commento.

Il Kashmir vive una situazione di estrema tensione a partire dal  5 agosto 2019, quando il governo indiano ha abolito lo status speciale della parte indiana della contesa regione, per ragioni di sicurezza. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste. Alcune di queste sono state caratterizzate dal lancio di pietre contro i militari. Il gruppo per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha affermato che la situazione in Kashmir è “senza precedenti” nella recente storia della regione. Secondo l’organizzazione le detenzioni e la repressione del dissenso hanno contribuito a “diffondere paura e alienazione” nella regione. 

La repressione di agosto 2019 ha suscitato critiche internazionali diffuse. Una di queste è arrivata dalla leader tedesca, Angela Merkel, che ha dichiarato che la situazione in Kashmir “non è sostenibile”. Diplomatici di diversi altri Paesi hanno dichiarato di aver sollevato privatamente preoccupazioni sulla tutela dei diritti umani nella regione. L’accesso all’area per gli osservatori stranieri, compresi diplomatici, gruppi per i diritti e giornalisti, è strettamente controllato. A nessun reporter era stato permesso l’accesso all’area per seguire le proteste a partire da agosto del 2019. Anche oggi, agli inviati stranieri vengono fornite scorte di polizia, apparentemente per la loro stessa sicurezza, secondo quanto ha riferito un diplomatico che ha visitato frequentemente la regione prima di agosto, e raramente ha ottenuto il permesso di viaggiare fuori dalla città principale di Srinagar. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

 

di Redazione

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