Italia in Algeria per discutere di Libia

Pubblicato il 9 gennaio 2020 alle 20:30 in Algeria Italia Libia

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Il ministro degli Affari Esteri italiano, Luigi Di Maio, si è recato in Algeria per discutere di Libia con il suo omologo, Sabri Boukadoum, il presidente, Abdelmadjid Tebboune, e il premier, Abdelaziz Djerad.

È quanto rivelato dal Ministero degli Esteri italiano, il quale ha altresì aggiunto che il vertice, tenutosi giovedì 9 gennaio, ha riguardato principalmente i rapporti bilaterali tra Italia e Algeria, la cooperazione in materia di immigrazione e la sicurezza in Libia e in Sahel.

Per quanto riguarda le relazioni bilaterali, ANSAmed rivela che, al termine dell’incontro con il suo omologo algerino, Di Maio ha dichiarato che Roma e Algeri hanno la possibilità di investire insieme in settori quali l’energia, le nuove tecnologie e il turismo. In aggiunta, ha dichiarato Di Maio, Italia e Algeria possono collaborare in materia di innovazione, università e ricerca, con l’obiettivo di assicurare un futuro ai giovani del Nord Africa.

Tali progetti, tuttavia, ha ricordato Di Maio, possono essere perseguiti solo dopo aver raggiunto la stabilità della regione ed è in tale prospettiva che si colloca il contrasto al terrorismo e il miglioramento delle condizioni di sicurezza del Nord Africa.

Il primo tema correlato al miglioramento delle condizioni di sicurezza della regione nordafricana è il dossier sulla Libia. A tale riguardo, ANSAmed rivela che in occasione della sua visita ad Algeri, Di Maio ha riconosciuto la permanenza di interferenze esterne in Libia e ha ribadito la necessità di trovare una soluzione nell’ambito europeo per l’implementazione dell’embargo totale di armi.

La Libia, ha sottolineato il ministro degli Esteri italiano, rappresenta per l’Italia un problema di sicurezza nazionale. Per tale ragione, ha sottolineato Di Maio, Roma sta affrontando il problema con tutte le sue forze.

Tuttavia, Di Maio ha riconosciuto la dimensione multilaterale del conflitto. In linea con ciò, il ministro italiano ha ricordato che una soluzione potrà essere individuata quando tutte le parti coinvolte si siederanno al tavolo del negoziato. Un’occasione in tal senso, ha ribadito Di Maio, si rivela essere la Conferenza di Berlino, per la quale l’Italia ha annunciato di voler esercitare pressioni affinché possa essere individuata una data al più presto.

Da parte sua, rivela Xinhua, il ministro degli Esteri algerino ha dichiarato che Algeria e Italia concordano sulla necessità di raggiungere un cessate il fuoco in Libia. Ciò, ha sottolineato Boukadoum, si rivela necessario dal momento che per al conflitto libico si dovrà trovare una soluzione politica.

Poco prima del suo vertice in Algeria, Di Maio aveva partecipato all’incontro tra i ministri degli Esteri di Italia, Francia, Grecia, Cipro ed Egitto che si è tenuto lo scorso 8 gennaio. Al termine dell’incontro, le parti coinvolte hanno rilasciato una dichiarazione finale, in cui si sono detti a sostegno della cosiddetta conferenza di Berlino, la quale si prevede che avrà luogo nel mese di gennaio 2020. Si tratta di un incontro a livello internazionale promosso dalla Germania, a cui parteciperanno i membri del Consiglio di Sicurezza, oltre a Turchia, Italia, Emirati Arabi Uniti, Egitto ed altri. L’obiettivo è esortare gli attori esterni a non interferire nel conflitto libico e ad istituire un ente internazionale permanente che monitorerà l’attuazione degli accordi stabiliti, incluso l’embargo sulle armi. Il fine ultimo è trovare una soluzione alla perdurante crisi.

Nella stessa giornata, a Roma, il premier italiano, Giuseppe Conte, aveva incontrato il capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar. Nel corso del faccia a faccia, il premier italiano ha invitato il suo interlocutore a porre immediatamente fine all’offensiva contro la capitale libica Tripoli.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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