Iran, NATO: Trump chiama Stoltenberg per chiedere più impegno

Pubblicato il 9 gennaio 2020 alle 16:30 in NATO USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha chiamato il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, per discutere del ruolo dell’Alleanza Atlantica in Medio Oriente.

È quanto si apprende da un comunicato stampa ufficiale della NATO, alla quale Trump ha chiesto un maggior impegno in Medio Oriente. Nello specifico, secondo quanto dichiarato da un portavoce dell’Alleanza, Trump e Stoltenberg concordavano, nel corso del vertice telefonico, sul fatto che la NATO possa fare di più per la stabilità della regione e per la lotta al terrorismo internazionale.

Su quest’ultimo tema, ha sottolineato il portavoce, l’Alleanza risulta già particolarmente attiva, occupandosi dell’addestramento delle forze locali di Iraq e Afghanistan, oltre che partecipando alla Coalizione Globale per la lotta all’ISIS, guidata dagli Stati Uniti.

Sulla richiesta di Trump, The Associated Press aggiunge che questa giunge inaspettata. Ciò deriva, secondo il quotidiano, da due fattori. In primo luogo, Trump aveva precedentemente avuto modo di esprimere i suoi dubbi in merito alla rilevanza della NATO. Il secondo fattore riguarda invece le tensioni sorte tra Stati Uniti e alcuni Alleati in merito all’approccio da adottare nei confronti dell’Iran.

In particolare, il quotidiano ricostruisce che l’Amministrazione Trump aveva avuto modo di discutere con alcuni dei principali membri della NATO, quali il Regno Unito, la Germania e la Francia, dopo che, nel 2018, aveva deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare con l’Iran negoziato dalla precedente Amministrazione Obama.

Il ritiro unilaterale americano dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), l’accordo sul nucleare, era stato annunciato l’8 maggio 2018. Il JCPOA era stato firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. In seguito al ritiro degli Stati Uniti, Washington ha potuto reimporre sanzioni contro l’Iran.

In tale contesto, la scelta di Trump di chiedere un maggior impegno da parte della NATO può essere letta, come dichiarato da un esperto di difesa e politica estera del Cato Institute, Ted Galen Carpenter, ripreso da The Associated Press, come conseguenza di due esigenze. Da un lato, la necessità di Trump di dividere parte dei costi con i suoi alleati, già ribadita più volte in precedenza. Dall’altro, un messaggio politico per l’Iran, al quale Trump può voler dimostrare di godere del pieno supporto dei suoi alleati europei.

Tuttavia, Carpenter ha avanzato la possibilità che Trump rimanga deluso dai suoi Alleati. Ciò si rivela in linea con le scelte di alcuni Paesi membri della NATO, tra cui la Germania, il Canada e il Regno Unito, i quali hanno deciso di ridurre i propri contingenti attivi in Iraq.

Tali scelte giungevano in risposta a due avvenimenti. Il primo è stato l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani, avvenuta a Baghdad lo scorso 3 gennaio per mano degli Stati Uniti. Il secondo è stato la risposta dell’Iran, responsabile dell’attacco dell’8 gennaio contro due basi irachene che ospitavano soldati statunitensi.  I raid erano avvenuti contro la base di Ain al-Assad, situata nel governatorato occidentale di Al-Anbar, e contro quella di Harir, nel Nord dell’Iraq, nella provincia di Erbil. Per quanto riguarda la base di Ain al-Assad, questa ospita militari americani, danesi, estoni e norvegesi. In servizio presso la base di Erbil, invece, risultano esservi, oltre al contingente americano, anche 80 militari della Finlandia e parte del contingente italiano.

Secondo quanto rivelato da The Associated Press, il contingente della NATO in Iraq è composto da circa 500 militari, principalmente provenienti dal Canada, dalla Spagna e dalla Turchia. Il territorio iracheno, tuttavia, ospita un numero maggiore di militari europei, inviati dai propri Paesi per fornire sostegno alla Coalizione Globale per la lotta allo Stato Islamico, guidata dagli Stati Uniti.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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