Esplosione nella Siria Nord-Orientale: 4 soldati turchi morti

Pubblicato il 9 gennaio 2020 alle 9:07 in Siria Turchia

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Quattro soldati turchi sono morti a seguito dell’esplosione di un’autobomba, verificatasi l’8 gennaio nel Nord-Est della Siria.

A riferirlo, il Ministero della Difesa turco, nella serata del medesimo giorno, il quale, però, non ha riportato ulteriori dettagli sul luogo esatto dell’incidente né su eventuali responsabili. È stato semplicemente dichiarato che i soldati morti stavano svolgendo operazioni di pattugliamento.

L’area oggetto dell’episodio si trova ad Est del fiume Eufrate e corrisponde alla zona in cui, il 9 ottobre scorso, è stata lanciata l’operazione “Fonte di pace”, promossa dal presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, con l’obiettivo di allontanare i militanti curdi dalla regione. L’operazione in Turchia, secondo Erdogan, era necessaria per salvaguardare la sicurezza turca contro tali fazioni, oltre ad essere funzionale a rimpatriare alcuni dei 3.6 milioni di rifugiati siriani che Ankara ospita. Le Syrian Democratic Forces (SDF) sono state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria. Tuttavia, negli ultimi anni, erano riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica” a causa di legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK).

Dopo oltre una settimana di combattimenti e numerose vittime, gli Stati Uniti hanno finalizzato un accordo con la Turchia per un cessate il fuoco temporaneo, il 17 ottobre. Tuttavia, i combattimenti sono continuati in alcune città. Il 22 ottobre, infine, il presidente turco ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno raggiunto un’intesa a Sochi, nel Sud della Russia. Le due parti hanno concordato sulla necessità di respingere le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km. Tra i diversi punti concordati, vi è poi l’istituzione di un centro operativo congiunto.

Il PKK ha iniziato la propria rivolta contro la Turchia nel 1984. L’agenzia di stampa turca Anadolu ha riferito che, negli oltre 30 anni di “campagna terroristica” contro la Turchia, il PKK ha causato la morte di circa 40.000 persone, tra cui anche donne e bambini. Ciò ha portato Ankara ed i propri alleati occidentali, tra cui gli Stati Uniti, ad includere il partito nella cosiddetta “lista nera”. Tra le precedenti operazioni condotte dalla Turchia, si ricordano quella condotta contro lo Stato Islamico nel 2016, dal nome “Euphrate Shield”, e l’altra del 2018, intitolata “Ramo d’Ulivo”, contro le forze curde delle People’s Protection Units (YPG). In entrambi i casi, l’obiettivo è stato prevenire la formazione di un “corridoio terroristico”.

Nel frattempo, la Siria continua ad essere testimone di un perdurante conflitto civile, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011. A causa della guerra, metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente, Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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