Attacco in Nigeria: 20 soldati uccisi e più di 1.000 abitanti sfollati

Pubblicato il 9 gennaio 2020 alle 11:18 in Africa Nigeria

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Almeno 20 soldati sono stati uccisi e circa 1.000 persone sono rimaste senza una casa dopo il raid armato condotto da un gruppo di militanti contro una città nel Nord-Est della Nigeria. Gli uomini sono entrati a Monguno, nello stato del Borno, fingendosi un convoglio di soldati, all’alba di mercoledì 8 gennaio. Dopo poco, hanno cominciato ad attaccare le forze di sicurezza locali e, nel corso dell’offensiva, hanno distrutto circa 750 abitazioni. Un testimone locale ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che le persone hanno cercato rifugio nella boscaglia durante i combattimenti e che almeno 3 civili sarebbero stati uccisi da proiettili vaganti.

Lo Stato Islamico nella Provincia dell’Africa occidentale (ISWAP) ha rivendicato l’attacco attraverso la sua agenzia di stampa, Amaq. L’organizzazione ha affermato che uno dei suoi militanti ha fatto esplodere un’autobomba nella città, uccidendo almeno 8 soldati e distruggendo 3 veicoli corazzati. Il gruppo si è poi attribuito il sequestro di veicoli, armi e munizioni. Migliaia di persone a Monguno erano già state costrette nel corso degli anni a lasciare le loro case in seguito all’insurrezione jihadista nello Stato del Borno. L’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere aveva riferito, lo scorso anno, che a Monguno la maggior parte degli abitanti non disponeva di acqua, servizi igienici e cibo adeguato.

Lo Stato Islamico dell’Africa Occidentale (ISWA), che si è separato dall’organizzazione di Boko Haram nel 2016, si è reso responsabile di diversi scontri negli ultimi mesi. Il 26 dicembre, alcuni militanti dell’ISWAP hanno rilasciato un video in cui si vedono alcuni membri del gruppo decapitare 11 nigeriani cristiani. L’organizzazione ha dichiarato che il gesto fa parte di una campagna volta a vendicare la morte del leader dell’ISIS Abu Bakr al-Baghdadi e del suo portavoce. Boko Haram è un gruppo fondamentalista nigeriano che, da quando ha avviato le proprie offensive, nel 2009, ha ucciso più di 35.000 persone e ha costretto circa 2,6 milioni di cittadini ad abbandonare le proprie case. La rivolta, cominciata nel Nord-Est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere, Camerun, Niger e Ciad, causando una grave crisi umanitaria in tutta la regione. Per combattere i ribelli, i quattro Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, una Task Force multinazionale congiunta (MNJTF)

Il Country Report on Terrorism 2018 del governo americano informa che in Nigeria Boko Haram e ISWAP hanno continuato a condurre, nel corso dell’anno passato, numerosi attacchi contro forze governative e di sicurezza. Boko Haram, in particolare, non ha mancato di effettuare attentati anche contro la popolazione civile, mentre lo Stato Islamico dell’Africa occidentale sta provando a stringere legami più forti con le comunità locali, provvedendo a fornire una serie di limitati servizi sociali. L’obiettivo principale del gruppo sono le forze di sicurezza locali. Verso la fine del 2018, le due organizzazioni, nonostante la presenza della Task Force multinazionale congiunta, sono riuscite a guadagnare la completa libertà di movimento negli Stati regionali del Borno e di Yobe. Più di 200.000 nigeriani sono stati costretti a cercare rifugio nei Paesi vicini, soprattutto Camerun, Ciad e Niger. Nel corso di tutto il 2018, Boko Haram e ISWAP hanno condotto circa 700 attacchi sul territorio della Nigeria, usando armi di piccola taglia, ordigni improvvisati, rapimenti, imboscate, attentati suicidi. Secondo quanto reso noto dal Global Terrorism Index 2019, la Nigeria occupa il terzo posto mondiale tra i 163 Paesi considerati per misurare l’impatto della minaccia terroristica globale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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