Yemen: nuova esplosione ad Hodeidah

Pubblicato il 8 gennaio 2020 alle 17:43 in Medio Oriente Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Una serie di esplosioni ha interessato, all’alba dell’8 gennaio, il porto di Salif, nell’Ovest dello Yemen. Nel frattempo, il governo centrale yemenita continua a chiedere di classificare il gruppo di ribelli sciiti Houthi come un’organizzazione terroristica.

Il porto di Salif è situato nel Nord della città di Hodeidah ed è controllato dai ribelli Houthi. In tale città, dal 19 ottobre scorso, la Missione delle Nazioni Unite ha iniziato ad istituire posti di blocco e di monitoraggio, con il fine ultimo di riportare la tregua nella regione. Il dislocamento delle truppe è una parte cruciale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale i ribelli sciiti Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Secondo quanto stabilito nel patto, il dislocamento dei contingenti Houthi sarebbe dovuto avvenire 21 giorni dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il 18 dicembre 2018, ma quella data non è mai stata rispettata.

Fonti locali hanno riferito che le esplosioni dell’8 gennaio, probabilmente derivanti da un deposito di armi e mine, hanno scosso l’edificio della Guardia Costiera, a pochi metri dal porto turistico. Tuttavia, a detta delle medesime fonti, le dure restrizioni imposte dai ribelli non hanno consentito di conoscere ulteriori dettagli sull’episodio, ma le esplosioni hanno provocato uno stato di tensione e allerta tra la popolazione locale.

In tale contesto, sempre l’8 gennaio, il governo centrale yemenita, riconosciuto a livello internazionale e ritenuto legittimo, ha rinnovato la sua richiesta, rivolta alla comunità internazionale e ai membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, di classificare le milizie Houthi come un “movimento terroristico”, impedendone il trasferimento dei suoi membri e leader e congelando i suoi beni e fondi.

Secondo quanto affermato dal ministro dell’Informazione yemenita, Muammar Al-Iryani, gli Houthi hanno, recentemente, provato a fuorviare la comunità internazionale, dichiarando la presenza di due correnti al suo interno, una estremista e l’altra moderata, e affermando che la loro relazione con Teheran si basa semplicemente su un’alleanza politica di emergenza. In realtà, a detta del governo yemenita, gli Houthi hanno il solo obiettivo di prevaricare nel Paese e di guadagnare tempo per poter successivamente compensare le perdite subite sino ad ora. Le milizie rappresentano, per le autorità yemenite, una derivazione estremista degli Hezbollah libanesi, sostenuta dall’Iran. Pertanto, la comunità internazionale è stata esortata a riconoscere tale realtà e a favorire la stabilità dell’intero Paese.

Hodeidah rappresenta un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese, a seguito della guerra civile scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. 

In tale quadro, il 5 novembre 2019 è stato raggiunto un accordo, considerato un segnale positivo verso una possibile risoluzione del conflitto. Si tratta del cosiddetto accordo di Riad, il cui obiettivo è porre fine alla lotta al potere nel Sud del Paese e ai combattimenti che hanno interessato le aree meridionali dal 7 agosto scorso, quando violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden, capitale provvisoria e sede governativa, per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. Da un lato, vi erano le guardie presidenziali. Dall’altro, le forze secessioniste, rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale. Fin dalla sua ratifica, l’accordo è stato considerato una mossa positiva per riportare la felicità e la pace di cui un tempo godeva lo Yemen. Tuttavia, per gli Houthi, da parte della coalizione non vi è stata ancora alcuna mossa significativa volta a trovare una reale intesa con i ribelli.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.