Spagna: Sánchez eletto Presidente per due voti

Pubblicato il 8 gennaio 2020 alle 10:18 in Europa Spagna

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Dopo 11 mesi senza governo e due tornate elettorali, la Spagna ha di nuovo un governo nel pieno delle sue funzioni.  Pedro Sánchez è stato eletto Presidente del Governo dal Congresso di Madrid con il margine più ristretto della storia democratica spagnola: due voti. Hanno votato a favore del leader socialista 167 deputati, 165 hanno votato No e 18 si sono astenuti. 

Non ci sono stati cambiamenti di voto dell’ultima ora nonostante pressioni in un senso o nell’altro, polemiche e persino minacce ad alcuni deputati. Il fantasma di un nuovo tamayazo, com’è conosciuto in Spagna il cambiamento di voto dell’ultimo minuto che sovverte il risultato di una votazione, si è rivelato un falso allarme. Data l’esigua maggioranza, tuttavia, Sánchez ha chiesto ai futuri ministri del Partito socialista (PSOE) di rinunciare allo scranno parlamentare, nonostante il rischio di “perdere contatto con il Congresso” ventilato da alcuni esponenti socialisti.

Sánchez ha ottenuto il supporto di PSOE , Unidas Podemos, Partito Nazionalista Basco, Blocco Nazionalista Gallego, Nueva Canarias, Más País, Compromís e Teruel Existe. Contro hanno votato i deputati di Partito Popolare, Vox , Ciudadanos, Junts per Catalunya, Coalición Canaria, Partito Regionalista della Cantabria, Candidatura di Unità Proletaria, Navarra Suma e Foro Asturias. Si sono astenuti Sinistra Repubblicana di Catalogna e Bildu.

Sánchez annuncerà a breve il suo governo, un bipartito PSOE-Podemos, che sarà il primo governo di coalizione del paese iberico sin dalla restaurazione della democrazia nel 1976. 

Il leader socialista ha promesso parlando al Congresso “di cercare maggioranze governative” per far uscire il Paese dai lunghi mesi di blocco politico. Sánchez ha affermato che quello che formerà “è l’esecutivo che gli spagnoli vogliono”. Il suo governo è “progressista e senza precedenti, l’unica opzione possibile” dopo i risultati delle elezioni di aprile e di novembre, mentre chi si oppone è “solo una coalizione multicolore che blocca, non propone nulla e vota no per partito preso”.

Quella presentata alle Cortes è “l’opzione che ha vinto le elezioni lo scorso 10 novembre” ed è “l’espressione della volontà popolare” – ha detto ancora Sánchez, aggiungendo che il suo governo è “l’unica alternativa a terze elezioni”.

A suscitare polemiche, non solo da parte delle forze di destra e centro-destra, ma anche in seno allo stesso Partito Socialista e di alcuni suoi storici alleati, come il Partito Regionalista della Cantabria, sono state le astensioni degli indipendentisti catalani di Sinistra Repubblicana di Catalogna e della sinistra indipendentista basca di Bildu. Sánchez ha affermato in diverse occasioni che gli accordi con queste due formazioni non prevedono “che si rompa la Spagna” e che tutto rientra nell’ambito della Costituzione.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

 

di Redazione

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