Prezzi del petrolio alle stelle dopo l’attacco iraniano: i mercati finanziari reagiscono

Pubblicato il 8 gennaio 2020 alle 13:15 in Iran USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I prezzi del petrolio si stanno lentamente stabilizzando dopo essere saliti bruscamente in seguito alla notizia dell’attacco iraniano contro le basi militari irachene. Il lancio di più di una decina di missili balistici contro le postazioni di Ain al-Assad e di Harir, in Iraq, effettuato in risposta all’uccisione dell’alto generale iraniano, Qassem Soleimani, il 3 gennaio, ha fatto balzare i prezzi del greggio americano a un vertiginoso più 4%. Nel dettaglio, subito dopo la notizia della rappresaglia iraniana, il costo del Brent, ovvero il greggio di riferimento europeo, è salito in pochi minuti fino a superare, nel corso di qualche ora, i 71,5 dollari a barile. Solo più tardi, durante la giornata, il prezzo si è assestato a quota 69 dollari, che rappresenta un aumento di circa lo 0,6%.

I mercati finanziari stanno subendo le pressioni internazionali sul futuro delle relazioni tra Stati Uniti e Iran. “Non sorprende che ci sia stata una rappresaglia dell’Iran. La preoccupazione è che questo sia solo l’inizio di una serie di cose maggiori destinate ad avvenire”, ha detto Matt Smith, direttore della Ricerca sulle materie prime presso la compagnia ClipperData, che si occupa di fornire dati relativi alle importazioni di liquidi statunitensi, al cabotaggio nazionale di greggio, alle esportazioni selezionate e ai flussi e ai saldi internazionali.

Il Pentagono, informato degli attacchi iraniani, ha affermato che “sta lavorando alle valutazioni iniziali dei danni di guerra” e che “prenderà tutte le misure necessarie per proteggere e difendere” il personale americano e gli alleati degli Stati Uniti nella regione. Gli investitori internazionali continuano ad essere in allerta temendo l’escalation di un confronto che rischia di minacciare seriamente le forniture di petrolio in Medio Oriente. Il ministro dell’Energia degli Emirati Arabi Uniti, Suhail Al Mazrouei, intervistato mercoledì 8 gennaio da CNN Business, ha riferito che l’OPEC è pronta a rispondere all’aumento delle tensioni e ha asserito che nessun Paese si può permettere di dover affrontare una situazione in cui il prezzo del petrolio raggiunga un valore pari a 100 dollari a barile. Per Al Mazrouei, l’OPEC cercherà a tutti i costi di garantire la disponibilità di ampi approvvigionamenti energetici. “Ci assicureremo sempre di fornire al mondo tutto ciò di cui ha bisogno”, ha detto durante l’intervista, aggiungendo che gli Emirati Arabi Uniti stanno provvedendo a mettere da parte capacità di riserva per evitare carenze. L’OPEC e i suoi alleati, però, non hanno risorse illimitate. E questo lo sa anche Al Mazrouei, che poco dopo ha chiarito: “Noi, come gruppo, abbiamo anche dei limiti e non possiamo semplicemente sostituire qualsiasi quantità di offerta che viene messa offline”. Un picco dei prezzi del petrolio potrebbe infliggere un duro colpo all’economia mondiale, che sta già lottando a causa della debole attività manifatturiera.

L’Iran ha attaccato le due basi irachene, che ospitano truppe statunitensi, con una raffica di missili, nelle prime ore dell’8 gennaio, mantenendo la sua promessa di vendicare la morte del generale Soleimani. Secondo quanto riportato da fonti iraniane, gli attacchi hanno avuto inizio all’1:20 di notte circa. A detta di ufficiali iracheni, i missili, più di dieci, non hanno causato alcuna vittima tra le forze degli USA o dell’Iraq, mentre il Pentagono ha dichiarato di star conducendo indagini per capire il numero delle eventuali vittime. Le due basi colpite si trovano una nel governatorato settentrionale di Erbil, mentre l’altra nella provincia di Anbar, nell’Iraq occidentale. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha affermato, tramite una dichiarazione su Telegram, che la propria “vendetta spietata” ha appena avuto inizio. Non da ultimo, le medesime forze iraniane hanno minacciato di espandere la propria offensiva anche verso gli Emirati Arabi Uniti, Israele e le altre basi statunitensi in Medio Oriente, nel caso in cui Washington decida di rispondere militarmente. È stato poi specificato che l’attacco dell’8 gennaio è stato condotto attraverso missili balistici di tipo “Qiam, Zualfaqar”, in grado di arrivare fino a 800 km di distanza, colpendo, in tal modo, le basi statunitensi. L’operazione è stata definita un “successo”. Da parte sua, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha pubblicato un tweet in cui assicura che “Va tutto bene!”, ma ulteriori commenti sulla vicenda sono attesi nel corso della giornata.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.