La Tunisia si prepara all’escalation in Libia, interrogativi sulla partecipazione alla conferenza di Berlino

Pubblicato il 8 gennaio 2020 alle 10:11 in Libia Tunisia

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Il presidente tunisino, Kais Saied, ha affermato che la situazione in Libia è destinata a peggiorare. Pertanto, ha dichiarato uno stato di emergenza, di fronte ad un maggiore flusso di rifugiati e la possibile infiltrazione di militanti in Tunisia.

La dichiarazione è giunta nella giornata del 7 gennaio, nel corso di una riunione del Consiglio nazionale, in cui è stato altresì affermato che, soprattutto alla luce della crescente ingerenza di altri Paesi, vi sono chiari segnali che indicano che la situazione in Libia peggiorerà. Tuttavia, è stato aggiunto, diverse parti internazionali stanno profondendo sforzi per raggiungere una soluzione pacifica e politica al conflitto. Nonostante ciò, il presidente si è detto preoccupato di fronte ad una maggiore affluenza di rifugiati libici in Tunisia e all’eventualità che terroristi possano infiltrarsi nel proprio Paese, a danno della sicurezza dell’intera popolazione. Pertanto, è stato affermato, è necessario “prepararsi” e prendere le dovute precauzioni in materia di sicurezza, e ciò può avvenire attraverso un piano di emergenza.

Nel corso dell’incontro del 7 gennaio è stato evidenziato che aspetti in materia di sicurezza o militare non sono gli unici verso cui bisogna volgere lo sguardo. Anche l’aspetto sanitario merita attenzione. A tal proposito, è stata sottolineata la necessità di coordinarsi con le capitali occidentali e con l’Unione Europea, al fine di ottenere il sostegno finanziario necessario per ospitare chi fugge dal conflitto libico e per prevenire la migrazione illegale verso le coste tunisine. Allo stesso tempo, le autorità tunisine hanno innalzato il livello di allerta al confine con la Libia, invitando chi di competenza ad inviare ulteriori rinforzi, da essere dispiegati lungo le frontiere terrestri. Non da ultimo, sono state altresì intensificate e le operazioni volte a monitorare i valichi di frontiera, prevedendo l’ingresso di militanti sospetti e armi.

Parallelamente, è del 7 gennaio la notizia, del quotidiano arabo al-Jazeera, in cui viene evidenziato che, nonostante le possibili ripercussioni del conflitto libico sul Paese, la Tunisia non ha ancora ricevuto formalmente l’invito a partecipare alla cosiddetta “conferenza di Berlino”. Si tratta di un meeting, promosso dalla Germania, previsto per gennaio 2020, in cui diverse parti a livello internazionale si incontreranno per discutere della situazione in Libia e favorire una possibile de-escalation.

Secondo quanto affermato dall’incaricata per le comunicazioni della presidenza algerina, Rachida El-Niefer, le consultazioni tra Germania e Tunisia continuano, ma non è ancora chiaro il motivo dell’esclusione di Tunisi dalla tanto attesa conferenza, considerando altresì il suo ruolo a sostegno del governo legittimo. Secondo fonti diplomatiche, una delle motivazioni potrebbe essere ricercata nel clima di destabilizzazione politica vissuto attualmente dalla Tunisia, che ha altresì causato un vuoto a livello di rappresentanza diplomatica del Paese all’estero.

Nel quadro delle relazioni Libia-Tunisia, è del 25 dicembre scorso la visita del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, che ha incontrato il suo omologo tunisino, Kais Saied, per un vertice inaspettato, durante il quale ci si è concentrati prevalentemente sul dossier libico. Secondo quanto affermato dal quotidiano libico al-Wasat, l’incontro ha suscitato diverse reazioni, nate dalla possibilità che Ankara possa utilizzare la Tunisia come piattaforma di supporto per un proprio intervento in Libia.

Stando a quanto rivelato, il 25 dicembre, dalla presidenza tunisina, durante l’incontro con Erdogan è stata discussa una “iniziativa di pace in Libia”, che mira a riunire la popolazione libica su un unico fronte comune per affrontare la crisi in cui riversa il Paese. Inoltre, le due parti hanno parlato delle modalità per il cessate il fuoco nel Paese. A detta di Ergodan, la stabilità della Libia è di rilevante importanza anche per la stabilità dei Paesi vicini e, in tale quadro, la Tunisia può rappresentare un baluardo nel garantire la sicurezza in Libia.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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