La reazione del mondo all’attacco dell’Iran

Pubblicato il 8 gennaio 2020 alle 12:00 in Iran USA e Canada

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Il mondo intero sta reagendo all’escalation del conflitto tra Washington e Teheran, dopo che l’Iran ha attaccato 2 basi militari irachene che ospitano truppe statunitensi e internazionali, l’8 gennaio.

I missili sono stati lanciati nelle prime ore di mercoledì 8 gennaio e hanno preso di mira la base di Ain al-Assad, nella provincia di Anbar, e una struttura vicino all’aeroporto di Erbil, nel Nord dell’Iraq. L’Iran ha confermato che l’attacco è una risposta all’uccisione del generale iraniano, Qassem Soleimani, morto in un raid aereo statunitense, effettuato il 3 gennaio, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che rilascerà una dichiarazione a Washington, DC, durante la giornata dell’8 gennaio. A seguito dell’attacco, il capo della Casa Bianca si è incontrato con alcuni consiglieri sulla sicurezza nazionale, tra cui il segretario della Difesa, Mark T. Esper, e il presidente dei Capi di Stato Maggiore riuniti, il generale Mark A. Milley, per discutere delle possibili risposte. Poche ore dopo, in un tweet, Trump ha affermato: “Va tutto bene!”, aggiungendo: “Missili lanciati dall’Iran contro due basi militari situate in Iraq. Valutazione delle vittime e dei danni in corso ora. Fin qui tutto bene! Abbiamo di gran lunga i militari più potenti e più equipaggiati del mondo!”.

Il Pentagono ha comunicato che è in corso la valutazione dei danni e le possibili vittime, mentre i media iraniani riferiscono che ci sarebbero 80 morti, non ancora confermati. Intanto, l’esercito iracheno ha affermato che non ci sono state vittime tra le sue forze armate. “L’Iraq è stato sottoposto tra le 1:45 e le 2:45 della mattina dell’8 gennaio 2020 ad un bombardamento con 22 missili; 17 sono caduti sulla base aerea di Ain al-Asad, inclusi due che non sono esplosi e cinque nella città di Erbil, nel quartier generale della coalizione. Non sono state registrate vittime tra le forze irachene”, afferma la dichiarazione dell’esercito di Baghdad. Intanto, con l’aumentare della tensione, i governi di tutto il mondo chiedono il ritorno alla diplomazia e stanno prendendo in considerazione il ritiro dei propri cittadini dall’area.

Una reazione tra le più preoccupanti viene, invece, dal Libano, dove Hezbollah ha dichiarato che attaccherà Israele se gli Stati Uniti risponderanno all’assalto iraniano. La notizia è stata riferita dal Jerusalem Post che cita l’agenzia di stampa iraniana Tasnim. L’esercito iraniano avrebbe riferito che non esiste alcuna differenza tra USA e Israele nel contesto mediorientale. “Avvertiamo il Grande Satana, il regime assetato di sangue e arrogante degli Stati Uniti, che qualsiasi nuovo atto malvagio o ulteriore aggressione porterà a risposte più dolorose e schiaccianti”, hanno dichiarato le forze armate iraniane. Inoltre, il quotidiano israeliano riferisce che su un canale Telegram, i Guardiani della Rivoluzione Iraniana avrebbero comunicato che sono pronte ad attaccare Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, e Haifa, in Israele, se il suolo iraniano sarà preso di mira. 

Intanto, il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash, ha affermato che è essenziale che la regione si allontani dalle attuali tensioni “preoccupanti”. “Una de-escalation è sia saggia sia necessaria. Si deve seguire un percorso politico verso la stabilità”, ha scritto Gargash su Twitter. Anche le autorità pakistane hanno rilasciato una dichiarazione in cui si consiglia ai cittadini che intendono visitare l’Iraq di esercitare la “massima cautela”. “Si consiglia alle persone che si trovano già in Iraq di rimanere in stretto contatto con l’Ambasciata del Pakistan a Baghdad”, si legge nel documento. L’India, da parte sua, ha consigliato ai propri cittadini di evitare qualsiasi viaggio non essenziale in Iraq fino a nuovo avviso.

Il Giappone ha esortato i governi a fare tutto il possibile per contribuire ad allentare le tensioni a seguito degli attacchi missilistici iraniani in Iraq. Il primo ministro, Shinzo Abe, dovrebbe recarsi in visita questo fine settimana in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Oman. Il portavoce del capo gabinetto giapponese, Yoshihide Suga, ha dichiarato che il suo governo si coordinerà con gli altri esecutivi per raccogliere informazioni per garantire la sicurezza dei cittadini giapponesi nella regione. Il Giappone ha poi sollecitato tutte le nazioni a portare avanti il massimo sforzo diplomatico per migliorare le relazioni, al fine di evitare ulteriori escalation. In questi giorni, Tokyo sta inviando una nave da guerra nel Golfo per aiutare a salvaguardare le navi e le petroliere giapponesi che passano attraverso l’area.

Intanto, anche la Commissione Europea ha chiesto la fine immediata dell’uso della forza armata nel conflitto in Medio Oriente, sollecitando gli sforzi per riavviare il dialogo. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha affermato che avrebbe discusso della situazione con il primo ministro britannico, Boris Johnson, in una conferenza stampa, prima di partire per Londra. “L’uso delle armi deve ora finire e dare spazio al dialogo”, ha detto ai giornalisti dopo una riunione con i commissari. “Siamo chiamati a fare tutto il possibile per riavviare i colloqui. Abbiamo relazioni con molti attori nella regione e oltre per migliorare la situazione”, ha affermato.

Il ministro della Difesa tedesco, Annegret Kramp-Karrenbauer, ha dichiarato che il suo Paese “rifiuta questa aggressione nei termini più assoluti possibili” e ha aggiunto che gli iraniani devono impegnarsi nel fermare qualsiasi ulteriore escalation. Nessun soldato tedesco di stanza in Iraq è rimasto ferito. Il ministro della Difesa polacco ha affermato che le proprie truppe in Iraq non sono state colpite. “Nessuno dei soldati polacchi in Iraq è stato ferito da attacchi missilistici presso le basi di Al-Asad ed Erbil. Siamo in costante contatto con il comandante del contingente militare polacco in Iraq”, ha scritto Mariusz Blaszczak su Twitter.

Da parte sua, anche la Gran Bretagna ha criticato gli attacchi iraniani. “Condanniamo questo attacco alle basi militari irachene che ospitano la coalizione – comprese le forze armate britanniche”, ha affermato il segretario agli Esteri britannico, Dominic Raab. “Sollecitiamo l’Iran a non ripetere tali assalti sconsiderati e pericolosi, e a portare avanti, invece, una de-escalation urgente”, ha aggiunto. Anche le forze armate danesi hanno rilasciato dichiarazioni, specificando che nessun soldato delle proprie truppe, presenti alla base aerea di Al-Asad, è stato ferito o ucciso. La Danimarca mantiene circa 130 soldati alla base come parte della coalizione internazionale che combatte lo Stato Islamico. 

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Maria Grazia Rutigliano  

di Redazione

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