La difficile posizione dell’Afghanistan tra USA e Iran

Pubblicato il 8 gennaio 2020 alle 14:25 in Afghanistan Iran USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Afghanistan teme che un’escalation tra Iran e Stati Uniti possa mettere il Paese in una posizione difficile e diminuire la possibilità di finalizzare un accordo di pace con i talebani. 

Secondo quanto riferisce il New York Times, dato il clima di tensione sull’arena internazionale, il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, sta cercando in tutti i modi di tenere il proprio Paese fuori dall’escalation di violenze tra le due potenze. La crisi continua a peggiorare ora che gli iraniani hanno effettuato una serie di attacchi missilistici, nelle prime ore dell’8 gennaio, in risposta all’uccisione del generale Qassem Soleimani, avvenuta il 3 gennaio a seguito di un raid statunitense contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. Adesso che l’Iran ha lanciato un assalto, le vulnerabilità dell’Afghanistan in tale contesto diventano sempre più palesi. Il Paese asiatico non solo è situato lungo il confine Nord-orientale dell’Iran, ma ospita anche circa 13.000 militari statunitensi in diverse basi, nel proprio territorio nazionale. 

“Il governo della Repubblica islamica dell’Afghanistan assicura al popolo e ai suoi vicini che, sulla base dell’accordo di sicurezza con gli Stati Uniti, il territorio dell’Afghanistan non verrà utilizzato in nessun caso contro un altro Paese”, ha affermato Ghani in una nota, l’8 gennaio. I suoi funzionari affermano di aver riferito tale messaggio in una serie di chiamate con il presidente iraniano, Hassan Rouhani, e con il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, e il segretario alla Difesa, Mark T. Esper. Le preoccupazioni del leader afghano derivano dal fatto che il presidente USA, Donald Trump, aveva avvertito l’Iran che qualsiasi vendetta per l’uccisione di Suleimani sarebbe stata affrontata con la forza. Due funzionari militari degli Stati Uniti, parlando in condizione di anonimato, hanno affermato che il reparto aereo statunitense in Afghanistan ha discusso ripetutamente sulle possibili attività da portare avanti in risposta all’Iran. Tuttavia, il principale comandante degli Stati Uniti a Kabul ha sempre fatto appello alla cautela. 

Oltre al confine, l’Afghanistan condivide complicati legami politici, culturali ed economici con l’Iran. Durante decenni di guerre e sconvolgimenti, milioni di rifugiati afghani sono fuggiti in Iran, dove ancora oggi è presente una grande fetta di popolazione afgana. Durante i 18 anni di presenza degli Stati Uniti in Afghanistan, che l’Iran considera una minaccia per la propria sicurezza, il governo iraniano ha adottato un approccio pragmatico. Teheran ha buoni rapporti con il governo di Kabul, anche se questo è sostenuto dagli Stati Uniti. Anche nei momenti di crisi economica l’Iran ha sovvenzionato l’Afghanistan in maniera ufficiale e, di nascosto, ha anche introdotto nel Paese somme di denaro dirette a personalità influenti. Tuttavia, Teheran ha anche mantenuto contatti con alcune cellule dell’insurrezione talebana, sostenendo che i talebani sopravvivranno alla presenza militare statunitense.

La profondità dell’importanza dell’Iran per l’Afghanistan è stata chiarita nella reazione pubblica di alcuni dei leader politici più influenti dell’Afghanistan dopo l’uccisione del generale Soleimani. Per esempio, l’ex presidente, Hamid Karzai, che salì al potere dopo l’invasione statunitense ed era sostenuto dagli Stati Uniti durante i suoi 13 anni di mandato, ha definito Soleimani un “uomo di dignità” e ha condannato l’attacco che ha causato la sua morte. Mohammed Hanif Atmar, ex consigliere per la sicurezza nazionale afgano, che ha firmato l’accordo strategico sulla sicurezza tra Afghanistan e Stati Uniti, ha parlato in modo molto positivo del generale e lo ha definito un martire. Perfino Abdullah Abdullah, candidato alle ultime elezioni afghane, è andato all’ambasciata iraniana per portare le proprie condoglianze e firmare un libro commemorativo. 

In tale contesto, Richard Olson, ex inviato speciale degli Stati Uniti in Afghanistan, ha affermato che nonostante l’alto numero di potenziali obiettivi militari statunitensi in Afghanistan, ci sono maggiori probabilità che l’Iran colpisca altrove, probabilmente in Iraq, Siria o Libano, dove Teheran ha connessioni o addirittura il controllo di forze armate più consistenti. Tuttavia, per la situazione interna dell’Afghanistan, questa tensione e i suoi sviluppi risultano decisamente sfortunati. “Se entriamo in un conflitto prolungato e a bassa intensità con l’Iran, cosa che penso sia purtroppo probabile, allora gli Stati Uniti potrebbero ritenere necessario rimanere in Afghanistan e mantenere una presenza militare relativamente solida in funzione deterrente alle spalle dell’Iran”, ha affermato. “Se prendiamo quella decisione”, ha aggiunto, “allora penso che praticamente significhi la fine del processo di pace in Afghanistan.”

Olson ha fatto riferimento ai colloqui tra gli Stati Uniti e i rappresentanti dei talebani a Doha, in Qatar, finalizzati a negoziare un ritiro militare statunitense, in cambio di una serie di assicurazioni da parte del gruppo militante, tra cui la fine delle ostilità e l’avvio di colloqui intra-afghani. Due diplomatici occidentali, a conoscenza dell’andamento del processo di pace, hanno affermato che l’attacco degli Stati Uniti contro l’Iran e la risposta dell’Iran in Iraq rallenteranno sicuramente i colloqui. L’Afghanistan è una realtà estremamente instabile da alcuni decenni. I talebani si sono affermati come gruppo dominante del Paese dopo il crollo dell’Unione Sovietica e, dalla fine di una guerra civile tra diversi gruppi locali. Nel 1996, hanno governato gran parte dell’Afghanistan. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per riprendere il controllo del governo.    

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.