La Cina potrebbe non aumentare le importazioni dagli USA

Pubblicato il 8 gennaio 2020 alle 15:46 in Cina USA e Canada

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La Cina non aumenterà le sue quote annuali d’importazione di mais, grano e riso per far fronte alla richiesta di acquistare più prodotti agricoli dagli Stati Uniti, secondo quanto ha riferito il funzionario per l’agricoltura di Pechino, Han Han Jun.

Tale affermazione è stata resa pubblica il 7 gennaio dall’agenzia di stampa Reuters ed è in contraddizione con gli impegni previsti nell’accordo commerciale di Fase 1 che dovrebbe essere firmato nei prossimi giorni tra Washington e Pechino. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a tale proposito, aveva dichiarato che l’intesa avrebbe raddoppiato i 24 miliardi di dollari di acquisti cinesi prima della guerra commerciale, fino a raggiungere i 40-50 miliardi di dollari l’anno. La Cina, tuttavia, non aveva confermato tali cifre.

Le dichiarazioni di Han sottolineano il desiderio della Cina di proteggere i propri agricoltori, nonostante la pressione degli Stati Uniti. Trump ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo cinese, Xi Jinping, in cui i due leader hanno discusso i progressi nella guerra commerciale, il 20 dicembre, una settimana dopo l’individuazione di un accordo di “Fase 1” ideato per porre fine al continuo aumentare delle tariffe, che dura ormai da 18 mesi e che ha sconvolto i mercati e aumentato le tensioni. Secondo quanto riferisce Al-Jazeera English, la China Central Television ha riportato che la richiesta di un colloquio telefonico sia arrivata proprio dal presidente degli Stati Uniti.

“Abbiamo avuto un ottimo colloquio con il presidente della Cina Xi in merito al nostro gigantesco accordo commerciale. La Cina ha già avviato l’acquisto su larga scala di prodotti agricoli e altro. La firma formale è stata organizzata. Abbiamo anche parlato della Corea del Nord, dove stiamo lavorando con la Cina e Hong Kong (progresso!)”, si leggeva nel tweet di Trump del 20 dicembre. L’agenzia di stampa cinese, Xinhua, da parte sua, ha aggiunto che Xi ha detto a Trump che la Cina è profondamente preoccupata per “le parole e le azioni negative” degli Stati Uniti su questioni relative a Taiwan, a Hong Kong, agli Uiguri in Xinjiang e al Tibet. “Queste azioni hanno interferito negli affari interni della Cina, danneggiato gli interessi e minato la fiducia reciproca e la cooperazione tra le due parti”, secondo la Xinhua.

Gli Stati Uniti hanno chiesto la chiusura dei campi di detenzione di massa per l’etnia musulmana uiguri nella regione occidentale dello Xinjiang in Cina e hanno espresso preoccupazione per il trattamento dei manifestanti a Hong Kong. l’agenzia Xinhua ha riferito, inoltre, che Xi spera che Trump metta in pratica “l’importante consenso” raggiunto durante le riunioni e le telefonate e “che presti molta attenzione e attribuisca importanza alle preoccupazioni della Cina, prevenendo l’interferenza”.

La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti è cominciata il 23 marzo 2018, quando Washington ha imposto dazi del 25% e del 10% sulle importazioni rispettivamente di acciaio e alluminio. Tale decisione ha direttamente colpito la Cina. Lo stesso giorno, Trump ha annunciato un piano di tariffe e sanzioni commerciali sui beni importati per un valore stimato intorno ai 60 miliardi di dollari. Pechino ha risposto il giorno seguente, annunciando tasse nei confronti di 128 prodotti americani per un valore di 3 miliardi di dollari. Ulteriori aumenti delle tariffe sono stati implementati durante i mesi successivi, in una continua escalation.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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