Kosovo: arrestata donna musulmana, aveva criticato l’uccisione di Soleimani

Pubblicato il 8 gennaio 2020 alle 19:30 in Iran Kosovo

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La polizia del Kosovo ha arrestato una cittadina musulmana, di etnia albanese, con l’accusa di istigazione al terrorismo, dopo che aveva criticato l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani.

È quanto riportato, mercoledì 8 gennaio, da The Associated Press, il quale ha altresì aggiunto che la donna, Ikballe Berisha Huduti, rimarrà in detenzione per 48 ore, come richiesto dai magistrati.

Berisha Huduti, riporta il quotidiano, è stata prelevata dalle autorità martedì 7 gennaio, giorno in cui le autorità hanno perquisito la dimora della donna e sequestrato alcune prove e dispositivi elettronici.

L’arresto, secondo quanto rivelato dalle autorità, è scattato dopo che la donna aveva, il giorno dopo l’uccisione del generale Soleimani, avvenuta il 3 gennaio, criticato la mossa degli Stati Uniti.

Nello specifico, il raid che aveva portato alla morte del generale iraniano era stato condotto dagli Stati Uniti lo scorso 3 gennaio, contro l’aeroporto di Baghdad. Per giustificare tale uccisione, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva dichiarato che Soleimani era stato responsabile dell’uccisione di migliaia di statunitensi negli ultimi decenni e stava pianificando nuovi attentati. A seguito della morte del quo generale, l’Iran ha immediatamente risposto all’uccisione dichiarando vendetta.

Per commentare tale vicenda, la donna aveva scritto un post su Facebook, chiedendo magnanimità per i musulmani oppressi, ovunque essi si trovino.

Poco dopo l’arresto della donna, la comunità islamica del Kosovo ha preso le distanze dalle parole di Berisha Huduti, specificando di non condividere la presa di posizione della giovane donna. In aggiunta, la comunità islamica kosovara ha dichiarato di non notare punti di condivisione tra le parole della donna e i precetti dell’Islam tradizionalmente predicati e insegnati nei secoli.

Secondo quanto riportato dal quotidiano, diversamente dalla donna musulmana di etnia albanese, le autorità del Kosovo hanno immediatamente mostrato il proprio sostegno alle azioni degli Stati Uniti contro l’Iran, nonostante la popolazione kosovara professi principalmente la fede musulmana.

La vicinanza di Pristina a Washington, rivela The Associated Press, deriva in gran parte dalla guerra che il Kosovo ha combattuto tra il 1998 e il 1999 contro la Serbia. Nel corso del conflitto, gli Stati Uniti hanno sostenuto il Kosovo, guidando i bombardamenti aerei della NATO che hanno portato all’annientamento dell’esercito della Serbia, guidata da Slobodan Milosevic. Nel 2008, il Kosovo ha dichiarato la propria indipendenza dalla Serbia, la quale, tuttavia, ancora non riconosce l’indipendenza di Pristina. Le relazioni tra i due Paesi risultano tuttora in stallo da circa un anno, ovvero da quando Pristina ha imposto dazi del 100% sui beni importati dalla Serbia, dopo che questa aveva ostacolato l’ingresso del Kosovo nell’Interpol.

Per quanto riguarda il terrorismo, nessun altro Paese europeo ha un numero così alto di persone pro capite che lasciano il Paese per unirsi allo Stato Islamico. Secondo le stime nazionali, sono circa 400 i foreign fighters che hanno lasciato il Kosovo per recarsi in Siria o in Iraq. Dal 2014, però, il Kosovo ha intrapreso diverse misure volte a contrastare tale fenomeno, le quali hanno portato, secondo quanto reso noto dal vertice nazionale del contrasto al terrorismo, Fatos Makolli, le autorità di Pristina ad arrestare oltre 150 sostenitori dell’ISIS e condannare oltre 80 terroristi.

Secondo quanto reso noto dal Country Report on Terrorism del Dipartimento di Stato americano, sono 403 i cittadini kosovari che si sono uniti all’ISIS o al Fronte di al-Nusrah. Del totale dei foreign fighters stimati, 74 sono ritenuti morti, 133 sono rientrati nel Paese, mentre 196 sono rimasti nelle zone di guerra. Tra i quasi 200 terroristi rimasti in vita presso le aree di conflitto, il Dipartimento di Stato americano stima che circa 40 siano bambini nati da cittadini kosovari, dopo che questi avevano abbandonato il proprio Paese. Il Kosovo, inoltre, fa parte della Coalizione Globale americana per la lotta all’ISIS.

A differenza della maggior parte dei Paesi europei, inoltre, lo scorso 20 aprile il Kosovo aveva deciso di rimpatriare con un’operazione segreta 110 cittadini che avevano lasciato il proprio Paese per unirsi allo Stato Islamico. Tra i foreign fighters rimpatriati vi erano 32 donne, 74 bambini e 4 uomini. L’operazione era avvenuta grazie al supporto delle forze armate statunitensi, le quali avevano reso possibile il rilascio degli ex membri dello Stato Islamico, detenuti in una prigione controllata da uno dei contingenti curdi delle Syrian Democratic Forces, sostenute dagli Stati Uniti.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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