Iraq: quale destino per le proteste dopo gli ultimi avvenimenti

Pubblicato il 8 gennaio 2020 alle 17:14 in Iraq Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Iraq, a partire dal primo ottobre scorso, è stato interessato da proteste interne antigovernative. Secondo al-Jazeera, al momento il Paese è, però, caduto nella trappola delle tensioni tra Washington e Teheran.

Le proteste in Iraq hanno avuto inizio il primo ottobre, quando la popolazione è scesa in piazza per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime.  I manifestanti hanno da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e, all’8 gennaio, sono giunte al centesimo giorno.

Secondo quanto affermato da al-Jazeera, le tensioni del 31 dicembre e del primo gennaio presso l’ambasciata statunitense a Baghdad, l’uccisione del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, del 3 gennaio, e, infine, l’attacco di Teheran, dell’8 gennaio, contro le basi irachene hanno provocato uno stallo politico. Il premier del governo ad interim, Adel Abdul Mahdi, si è dimesso il 30 novembre scorso, ma da allora non si è riusciti a trovare una personalità in grado di sostituirlo. Tuttavia, specifica il quotidiano arabo, le proteste hanno avuto il merito di ledere una realtà “settaria” e di infrangere numerosi confini tracciati nella politica irachena.

Giunti al centesimo giorno di proteste, i manifestanti iracheni si sono detti consapevoli dell’impatto delle tensioni tra Washington e Teheran, sia per il Paese sia per la popolazione stessa. Secondo un cittadino sceso in piazza, le autorità al potere in Iraq, governo e Parlamento in primis, stanno agendo contro gli interessi del Paese, a vantaggio di attori internazionali. A detta di un attivista intervistato da al-Jazeera, l’Iraq si sta calando in un conflitto internazionale in cui non ha nulla a che fare, e ciò dimostra ulteriormente che il Paese è governato da autorità “brutali” che agiscono contro la propria patria.

Il Parlamento iracheno si è espresso, nel corso di una sessione straordinaria del 5 gennaio, su diverse decisioni che per i manifestanti non coincidono con gli interessi della nazione, ma che sono state dettate soprattutto dall’influenza iraniana. Gli attivisti hanno lanciato sui social una campagna intitolata “Il Parlamento non mi rappresenta”. Gli emendamenti contestati riguardano, in particolare, la fine della cooperazione con la coalizione internazionale, a guida statunitense, anti-ISIS e la fine della presenza statunitense nel Paese. Per la popolazione irachena, ciò è il risultato di pressioni esercitate da Teheran e da cui potrebbero derivare danni per la sicurezza dell’Iraq.

Di fronte a tale scenario, anche l’8 gennaio, i manifestanti iracheni si sono riuniti nella piazza di Baghdad simbolo delle proteste, piazza Tahrir. Tra le principali richieste, il governo è stato esortato a prendere una posizione contro coloro che cercano di distruggere la patria, coinvolgendola in “avventure folli”, e ad accelerare la nomina di un premier in grado di indire elezioni anticipate, sotto la supervisione delle Nazioni Unite. A detta della popolazione, si tratterebbe di un primo ministro temporaneo, il cui governo durerebbe al massimo sei mesi.

Inoltre, i manifestanti hanno espresso la propria preoccupazione verso lo scenario attuale, in cui si sentono gettati “in un abisso”, ed in cui il “conflitto iraniano-statunitense” rischia di distogliere l’attenzione dalle manifestazioni, minando i risultati sino ad ora raggiunti. Inoltre, secondo gli iracheni, il conflitto gioverà soltanto a quelle forze politiche che mirano a preservare i propri interessi e guadagni, nonché la propria esistenza, minata proprio dalla mobilitazione della popolazione.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.