Iraq: le scelte dell’Europa e della NATO al crescere delle tensioni con l’Iran

Pubblicato il 8 gennaio 2020 alle 16:30 in Europa Iraq

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I Paesi europei e della NATO hanno annunciato il ritiro o il riposizionamento dei propri contingenti in Iraq. Il tutto, alla luce del crescere delle tensioni tra Stati Uniti e Iran.

È quanto rivelato dai Ministeri della Difesa dei Paesi coinvolti nelle missioni in Iraq, i quali hanno comunicato le proprie risposte a due avvenimenti. Il primo è stato l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani, avvenuta a Baghdad lo scorso 3 gennaio per mano degli Stati Uniti. Successivamente, i Paesi dell’Europa e della NATO hanno risposto alla reazione dell’Iran, responsabile dell’attacco dell’8 gennaio contro due basi irachene che ospitavano soldati statunitensi.

Il primo Paese a decidere di ridurre il numero dei propri militari in Iraq è stato la Germania, il cui Ministero della Difesa, rivela il Guardian, ha annunciato, il 7 gennaio, la “temporanea riduzione” del contingente tedesco attivo nelle basi di Baghdad e di Camp Taji, a Nord della capitale irachena. A tale riguardo, il New York Times specifica che i militari che la Germania ha inviato in Iraq sono circa 120. Di questi, rivela il Washington Post, 35 saranno trasferiti in Giordania e Kuwait, mentre i restanti rimarranno posizionati nella regione curda del Nord del Paese.

Poco dopo, rivela il Guardian, anche il Canada ha annunciato di voler trasferire parte del proprio contingente, composto da 500 militari, dall’Iraq al Kuwait. La decisione, comunicata tramite una lettera del Capo di Stato maggiore della Difesa, deriva dalla volontà di salvaguardare la vita del proprio personale all’estero.

Il terzo Paese che ha comunicato la propria volontà alla luce dell’uccisione del generale iraniano Soleimani è stato il Regno Unito, il quale ha confermato di voler spostare 50 militari dei circa 400 attivi in Iraq. Nello specifico, rivela il Guardian, parte dei 50 militari saranno trasferiti a Camp Taji, mentre altri abbandoneranno il Paese. In compenso, secondo quanto riportato, Londra ha inviato a Baghdad 20 nuovi strateghi militari, i quali si occuperanno di elaborare la reazione delle truppe britanniche ai possibili scenari futuri.

Il quarto Paese ad essersi espresso è stato la Croazia che, il 7 gennaio, ha annunciato il riposizionamento di 7 militari, su un totale di 14, in Kuwait. I rimanenti 7, rivela il New York Times, verranno rimpatriati.

In maniera simile, anche la Slovacchia, rivela lo Slovak Spectator, ha spostato al di fuori dell’Iraq, martedì 7 gennaio, il proprio contingente, composto in totale da 7 militari.

Tali decisioni giungevano in reazione all’uccisione del generale Soleimani da parte degli Stati Uniti. Successivamente, però, l’8 gennaio, l’Iran ha attaccato due basi americane in Iraq per vendetta. I raid sono avvenuti contro la base di Ain al-Assad, situata nel governatorato occidentale di Al-Anbar, e contro quella di Harir, nel Nord dell’Iraq, nella provincia di Erbil.

Per quanto riguarda la base di Ain al-Assad, questa ospita militari americani, danesi, estoni e norvegesi.

In particolare, i militari danesi risultano essere 130. Per tale ragione, rivela Reuters, la Danimarca ha rassicurato i suoi cittadini in merito allo stato di salute del proprio contingente. Tuttavia, al momento non vi è stato alcun annuncio in merito al possibile ricollocamento del personale danese.

In maniera simile, riporta Reuters, anche la Norvegia ha confermato di non aver riportato danni al proprio contingente in servizio presso la base di Ain al-Asad, composto da circa 70 militari norvegesi. Anche in questo caso, la Difesa norvegese non ha mostrato di avere intenzione di ritirare o ricollocare le proprie truppe.

La base aerea di Ain al-Asad, secondo quanto riportato da ERR, ospitava anche 6 militari dell’Estonia, i quali, ha annunciato il ministro della Difesa, Jüri Luik, sono stati trasferiti a Baghdad. In aggiunta, rivela il quotidiano, l’Estonia aveva anche un alto ufficiale in servizio presso il reparto strategico di Baghdad, il colonnello Tonu Mill, il quale è stato trasferito in Kuwait nel corso della notte tra il 7 e l’8 gennaio.

In servizio presso la base di Erbil, invece, anch’essa colpita dal raid iraniano, risultano esservi, oltre al contingente americano, anche 80 militari della Finlandia, la quale ha confermato di non aver riportato danni. In aggiunta, rivela The New Arab, Helsinki ha inoltre dichiarato di aver ricevuto un avvertimento prima che il bombardamento colpisse la base di Erbil.

Tale base, inoltre, ospita anche parte del contingente italiano, il quale, secondo quanto dichiarato dal Ministero della Difesa di Roma, non ha riportato danni. L’Italia, in aggiunta, rivela ANSA, sta pianificando lo spostamento delle proprie unità al di fuori di Baghdad, ma ciò non comporterà il ritiro dall’Iraq del proprio contingente, composto da 926 unità.

Per quanto riguarda, invece, gli altri Stati attivi nel territorio iracheno, la Repubblica Ceca ha deciso di rimanere in Iraq. La conferma è giunta mercoledì 8 gennaio, quando il premier, Andrej Babis, ha rassicurato il Paese sullo stato di salute dei militari cechi alla luce dell’attacco contro le due basi americane in Iraq dove, secondo quanto dichiarato da un portavoce del Ministero della Difesa di Praga, non vi era nessun militare ceco. In totale, secondo quanto rivelato, il contingente della Repubblica Ceca in Iraq è composto da 45 persone. Di queste, 40 militari dell’esercito forniscono il proprio supporto alla missione della NATO, mentre 5 agenti di polizia contribuiscono alla formazione del personale di Baghdad.

Anche la Polonia, rivela l’agenzia stampa polacca, ha dichiarato che il proprio contingente in Iraq, composto da 268 persone tra militari e civili, non ha riportato danni. È quanto annunciato dal premier, Mateusz Morawiecki, il quale ha inoltre aggiunto che il proprio governo non intende ritirare le truppe dall’Iraq. In compenso, rivela l’agenzia stampa della Polonia, l’ambasciatrice polacca in Iraq, Beata Peksa, è rientrata a Varsavia.

Per quanto riguarda la Spagna, invece, questa ha annunciato lo spostamento in Kuwait delle truppe in servizio presso le aree più pericolose del Paese.

Secondo quanto rivelato da The Associated Press, il contingente della NATO in Iraq è composto da circa 500 militari, principalmente provenienti dal Canada, dalla Spagna e dalla Turchia. Il territorio iracheno, tuttavia, ospita un numero maggiore di militari europei, inviati dai propri Paesi per fornire sostegno alla Coalizione Globale per la lotta allo Stato Islamico, guidata dagli Stati Uniti.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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