Camerun: bambino raccoglie una granata e uccide 8 persone

Pubblicato il 8 gennaio 2020 alle 18:36 in Africa Camerun

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Almeno 8 persone sono state uccise a Fotokol, in Camerun, dall’esplosione di una bomba a mano fatta saltare in aria per sbaglio da un bambino. L’incidente è avvenuto in una regione che si trova al confine con la Nigeria, martedì 7 gennaio, e il bilancio dei feriti ammonta a più di 30 persone. “Un ragazzino ha preso in mano un ordigno esplosivo pensando che fosse un pezzo di metallo e l’ha innescato, uccidendo sé stesso e altre 8 persone” ha detto il governatore della regione settentrionale del Camerun, Midjiyawa Bakari. L’uomo ha poi chiarito che gli agenti stanno indagando sull’origine dell’ordigno, di appartenenza o dell’organizzazione terroristica di Boko Haram o dell’esercito che la combatte.

Scontri diretti tra forze di sicurezza e militanti non sono stati testimonianti negli ultimi mesi in quella regione del Paese. Tuttavia, gli agenti hanno più volte avvertito della presenza di mine o di armi abbandonate nell’area. Boko Haram è un gruppo fondamentalista nigeriano che, da quando ha avviato le proprie offensive, nel 2009, ha ucciso più di 35.000 persone e ha costretto circa 2,6 milioni di cittadini ad abbandonare le proprie case. La rivolta, cominciata nel Nord-Est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere, Camerun, Niger e Ciad, causando una grave crisi umanitaria in tutta la regione. Per combattere i ribelli, i quattro Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, una Task Force multinazionale congiunta (MNJTF).

I militanti di Boko Haram hanno ucciso almeno 275 persone nel corso del 2019, nella regione settentrionale del Camerun, che il governo, a inizio gennaio, aveva garantito di aver liberato dalla minaccia jihadista. Sono i dati resi noti, l’11 dicembre, dall’organizzazione per la difesa dei diritti umani Amnesty International. Più dell’80% delle vittime, tra gennaio e novembre 2019, sarebbero civili. I dati sono stati rilasciati dall’ONG in un rapporto pubblicato dopo una missione di circa 2 settimane nell’area. “Gli abitanti del Nord del Camerun vivono nel terrore”, aveva dichiarato la direttrice di Azione Regionale di Amnesty International per l’Africa centrale e occidentale. “Molti di loro hanno già assistito agli attacchi di Boko Haram e hanno perso familiari o amici. Le persone non si chiedono più se ci saranno ulteriori attacchi, ma quando avverranno. Si sentono completamente abbandonate dalle autorità”, aveva aggiunto. Negli ultimi anni alcuni militanti del gruppo hanno giurato fedeltà all’Isis, creando una nuova minaccia nella regione. Amnesty International sostiene che le attività terroristiche nel Nord del Camerun continuino a verificarsi con una certa frequenza nonostante, a gennaio, il presidente Paul Biya avesse definito l’organizzazione di Boko Haram una “minaccia residuale”. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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