Boris Johnson: “Soleimani aveva sangue inglese sulle proprie mani”

Pubblicato il 8 gennaio 2020 alle 19:58 in Europa UK

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Il premier britannico, Boris Johnson, ha fortemente appoggiato la decisione degli Stati Uniti di uccidere il generale iraniano Qassem Soleimani, dichiarando che la maggior parte delle persone ragionevoli ritiene che l’operazione sia giustificata.

Johnson ha fatto appello alla calma, ma ha anche supportato gli Stati Uniti nella sua prima apparizione parlamentare dopo gli attacchi dell’8 gennaio dell’Iran contro le basi irachene che ospitano soldati statunitensi. Secondo quanto riporta il The Guardian, il premier è stato accusato dal leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn di “non essere in grado di tenere testa al presidente USA Trump” a causa della necessità di un rapido accordo commerciale post-Brexit con gli Stati Uniti. Secondo Corbyn le decisioni della Casa Bianca stanno notevolmente destabilizzando la regione e qualsiasi escalation deve essere condannata. 

“L’Iran non dovrebbe ripetere questi attacchi azzardati e pericolosi, ma deve invece portare avanti urgentemente una de-escalation”, ha riferito Johnson. Il leader laburista ha quindi chiesto se l’operazione americana per uccidere Soleimani fosse lecita secondo il diritto internazionale. “Il governo ha affermato che è solidale con l’assassinio del generale Soleimani. Quali prove ha il primo ministro per sostenere che questo attacco contro di lui e la sua morte fossero un atto illegale degli Stati Uniti?”. Johnson ha risposto: “Chiaramente la questione rigida della legalità non è di competenza del Regno Unito, dal momento che non è stata una nostra operazione. Ma penso che le persone più ragionevoli accetterebbero che gli Stati Uniti hanno il diritto di proteggere le proprie basi e il proprio personale”.

Il primo ministro ha inoltre difeso l’operazione, sostenendo che Soleimani aveva a lungo provocato la violenza nella regione e aveva “il sangue delle truppe britanniche sulle sue mani”. Corbyn, da parte sua, ha affermato di non essere convinto da questo argomento: “Se rispettiamo il diritto internazionale, come sono sicuro che il governo fa e vorrebbe, allora sicuramente uccidere qualcuno in un territorio straniero è un atto illegale e dovrebbe essere condannato come tale. Se crediamo nel diritto internazionale, questa dovrebbe essere la soluzione ai problemi nel mondo”. 

La crisi in Medio Oriente continua a peggiorare ora che gli iraniani hanno effettuato una serie di attacchi missilistici, nelle prime ore dell’8 gennaio, in risposta all’uccisione del generale Qassem Soleimani, avvenuta il 3 gennaio a seguito di un raid statunitense contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. Nel pomeriggio dell’8 gennaio, Trump ha annunciato nuove sanzioni economiche contro l’Iran in risposta agli attacchi missilistici dell’8 gennaio e ha assicurato che nessun cittadino statunitense ha perso la vita in tali offensive. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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