Spagna: i timori di Sánchez nel giorno dell’investitura

Pubblicato il 7 gennaio 2020 alle 9:41 in Europa Spagna

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Nel pomeriggio di oggi, 7 gennaio, il Congresso di Madrid terrà una delle sessioni più tese della storia democratica della Spagna. Mai prima d’ora il voto per investire un presidente del governo è stato così serrato. José Luis Rodríguez Zapatero è stato eletto nel 2008 con 11 voti favorevoli; Felipe González, nel 1989, per 12. Al primo scrutinio, sabato, Pedro Sánchez ha ottenuto 166 Sì contro 165 No. Cioè, un solo voto di differenza, anche se un deputato favorevole, assente lo scorso 5 gennaio in prima votazione, ha assicurato la sua presenza oggi. Non c’è spazio, sottolinea il Partito Socialista, per alcuna battuta d’arresto, assenza o errore nell’emiciclo. Il fatto che il voto sia così serrato provoca la sensazione che la maggioranza potrebbe facilmente rompersi e ha scatenato un fenomeno senza precedenti: un aumento della pressione su tutti i deputati e persino molestie ai deputati affinché cambino il loro voto.

I socialisti escludono la possibilità di un tamayazo (come si conosce in Spagna il cambio a sorpresa del voto di un deputato all’ultimo minuto), ma i partiti che hanno deciso di astenersi per facilitare la rielezione di Sanchez hanno meditato domenica tutte le possibilità nel caso in cui uno dei suoi membri dovesse passare dall’astensione al Sì, in caso di assenze impreviste o cambiamenti di voto che potrebbero causare frustrazioni all’investitura. “Saremo molto attenti al voto”, hanno affermato fonti di Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC), che ha 13 deputati. “Le forze che ci asterremo per non bloccare l’investitura, potremmo dover decidere di applicare un piano d’emergenza” – ha avvertito in mattinata a Catalunya Radio Jon Iñarritu di Bildu, la sinistra radicale indipendentista basca la cui astensione, assieme a quella di ERC, è fondamentale per Sánchez. 

Si vota per appello diretto in ordine alfabetico dopo il sorteggio che decide da quale lettera iniziare. Se qualcuno cambiasse il proprio voto in diretta, i partiti che hanno optato per l’astensione, che insieme contano 18 deputati, avrebbero la possibilità di decidere sul momento di passare al Sì. Tutto è stato previsto dalle forze che compongono la coalizione plurale che investirà Sànchez per evitare sorprese indesiderate.

Tuttavia la tensione è altissima e il premier ha già chiarito ai futuri ministri del Partito socialista che dovranno abbandonare il seggio per evitare che l’agenda ministeriale intralci i lavori parlamentari. I cinque papabili ministri di Unidas Podemos hanno invece già annunciato che non lasceranno il seggio parlamentare.

La decisione di Sánchez di accordarsi con gli indipendentisti catalani di ERC e con la sinistra radicale indipendentista basca di Bildu per garantirsi l’astensione ha provocato tensioni e malumori nello stesso partito socialista. Il presidente della Castiglia-La Mancha, Emiliano García-Page, si è mostrato particolarmente contrario alle cessioni di Sánchez agli indipendentisti catalani. Numerosi deputati socialisti affermano di aver ricevuto pressioni per cambiare il loro voto. Lo stesso afferma l’unico deputato di Teurel Existe, formazione regionalista aragonese, che denuncia “molestie” quali scritte minatorie sotto casa e ben 8.000 mail da parte di politici, cittadini e soprattutto votanti del suo collegio elettorale.

La tensione è salita improvvisamente il primo giorno di investitura, quando, a sorpresa, la deputata di Coalición Canaria (CC), Ana Oramas, in un accorato discorso, ha annunciato a sorpresa che avrebbe votato “no, no, no, mille volte no” a un patto che “consegna il governo spagnolo a chi vuole distruggere la Spagna”. CC aveva concordato con i socialisti un’astensione tecnica in modo da far partire la legislatura, un’astensione che Oramas ha definito “una violazione delle promesse elettorali e di tutti i principi” che hanno guidato la sua carriera politica. “Non ho intenzione di tradire questo Paese e i suoi cittadini” – ha concluso nonostante la minaccia di espulsione dal partito, accusando Sánchez e i suoi alleati di voler “distruggere il paese che conosciamo”.

La sessione è convocata per le 12:45 di oggi, 7 gennaio, e al termine degli interventi di tutte le forze politiche si terrà la votazione. Per essere eletto Sánchez deve ricevere più voti a favore che contro.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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