Polonia: chiesto all’UE un parere sulla riforma giudiziaria

Pubblicato il 7 gennaio 2020 alle 20:30 in Europa Polonia

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Il presidente del Senato polacco, Tomasz Grodzki, consulterà il vicepresidente della Commissione europea, nonché commissaria per la Trasparenza, Vera Jourova, per ottenere un parere sulla controversa riforma giudiziaria promossa dal governo della Polonia.

È quanto rivelato da Reuters, il quale ha altresì spiegato che Grodzki rappresenta la figura più influente dell’opposizione polacca, fortemente contraria all’approvazione della riforma di legge sul sistema giudiziario.

Nello specifico, il New York Times riporta che tale proposta di legge è finalizzata ad ostacolare i giudici dal mettere in dubbio l’indipendenza dei loro colleghi nominati dal Consiglio Nazionale della Giustizia, il quale è a sua volta nominato dalla Camera dei Deputati, dove il partito di governo detiene la maggioranza. In aggiunta, secondo quanto si apprende, la riforma consentirebbe alle autorità di sanzionare i giudici che criticano i provvedimenti adottati dal governo nei confronti del potere giudiziario. Infine, aggiunge il New York Times, la legge proposta dal governo di Morawiecki consentirebbe anche di sanzionare i giudici che si impegnano in politica, senza però specificare il tipo di attività sanzionabile. Il controllo sui giudici, stando a quanto si apprende, coinvolgerebbe anche i canali di comunicazione digitale, dal momento che la riforma costringerebbe i giudici a dichiarare i nomi delle associazioni di cui fanno parte e tutti i nickname utilizzati nei vari social network. Come provvedimenti disciplinari in caso di dissidenza, ai giudici può essere rimosso il diritto di esercitare la propria professione, o imposto il trasferimento o il pagamento di sanzioni economiche.

Tale legge era stata fortemente criticata dai giudici e dall’opinione pubblica, i quali avevano paragonato la proposta del governo alle leggi marziali. A tale riguardo, The Associated Press aggiunge che, secondo le critiche, la misura rimuoverebbe ogni forma di indipendenza del potere giudiziario dall’esecutivo, il che risulterebbe una rievocazione del sistema in vigore ai tempi del regime comunista.

Tale visione risulta condivisa anche dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, il cui portavoce ha dichiarato che tale riforma “rischia di compromettere ulteriormente l’indipendenza del potere giudiziario della Polonia, la quale risulta già fortemente minata”.

Anche la commissaria Jourova si era già espressa in merito alla riforma giudiziaria della Polonia quando, lo scorso 20 dicembre, aveva consigliato ai vertici del Paese di rivolgersi ad esperti legali per non infrangere il diritto comunitario.

La controversa riforma era stata già approvata dalla Camera dei deputati del Paese dell’Est Europa lo scorso 23 dicembre. In seguito al voto, la legge era passata al Senato, dove il partito di governo si trova in minoranza. Tuttavia, il Senato polacco non ha il potere di respingere la legge, ma solo di ritardarla, potendola inviare nuovamente alla Camera bassa. A quel punto, in caso di un secondo voto positivo alla Camera dei Deputati, la proposta di Morawiecki diventerà legge.

Tale scenario risulta probabile, dal momento che il partito di governo, Diritto e Giustizia, detiene la maggioranza assoluta nella Camera dei Deputati, il che pone Diritto e Giustizia in una posizione privilegiata per approvare la sua agenda politica.

Il potere giudiziario della Polonia è stato ripetutamente al centro delle misure adottate dall’attuale partito di governo, il quale si trova attualmente al suo secondo mandato. Negli ultimi quattro anni, riporta The Associated Press, il partito di governo ha assunto il controllo della Corte costituzionale, della magistratura e dell’organo incaricato della nomina dei giudici. The Associated Press riporta inoltre che il governo aveva anche tentato di assumere il controllo della Corte Suprema, ma tale tentativo era stato ostacolato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Da parte sua, anche il presidente della Polonia, Andrzej Duda, aveva dichiarato, domenica 22 dicembre, di ritenere “necessaria” la riforma proposta dal governo di Morawiecki e aveva altresì criticato le posizioni espresse dalle istituzioni e media dei Paesi dell’Europa occidentale, accusate dal presidente polacco di aver diffuso “menzogne”.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione