Mali: 5 soldati uccisi da un ordigno improvvisato

Pubblicato il 7 gennaio 2020 alle 10:58 in Africa Mali

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Cinque soldati maliani sono rimasti uccisi in un attacco provocato dall’esplosione di una bomba lungo una strada della regione occidentale di Alatona, al confine con la Mauritania. L’incidente è avvenuto la mattina di lunedì 6 gennaio e l’ordigno ha distrutto 4 veicoli del convoglio su cui viaggiavano le truppe. “I rinforzi sono già sul posto per condurre le operazioni necessarie a neutralizzare i nemici”, ha dichiarato il portavoce del governo, Yaya Sangare, con un post su Twitter.

Tra settembre e dicembre 2019, circa 140 soldati sono stati uccisi a causa di attacchi armati condotti sul territorio del Mali. Nonostante la presenza di circa 4.500 unità dell’esercito francese dispiegate nella regione del Sahel e di più di 13.000 agenti della missione di peacekeeping delle Nazioni Unite, il Mali risulta da anni minacciato da un’insurrezione jihadista che dal Paese si è gradualmente diffusa in tutta l’area, andando a interessare anche Niger e Burkina Faso. La sistemazione di ordigni improvvisati lungo strade trafficate è una tecnica di attacco utilizzata spesso dai gruppi armati del Sahel. Ad ottobre, le Nazioni Unite hanno reso noto che circa 110 civili sono morti nei primi 6 mesi del 2019 a causa di attentati effettuati con bombe poste sul ciglio della strada.

Le regioni del Mali sono diventate una sorta di rifugio sicuro per i militanti jihadisti che intendono destabilizzare il potere centrale e attaccare le forze straniere presenti sul territorio nell’ambito di operazioni di peacekeeping. Oltre allo Stato Islamico, nel Paese sono attivi, soprattutto al centro e al Nord, diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. JNIM si è formato il 2 marzo 2017 dall’unione della branca sahariana di AQIM, di Ansar al-Dine e del Fronte di liberazione della Macina. Il Global Terrorism Index 2019 ha inserito il Mali al 13esimo posto tra i 163 Paesi di cui è stato analizzato l’impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 6,65. Il centro ed il Nord del Paese, in prossimità dei confini con il Burkina Faso ed il Niger, essendo poco controllati, continuano ad essere le aree maggiormente interessate dalle attività terroristiche. 

La sicurezza del Mali è peggiorata da quando, nel 2013, le forze francesi locali hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori del Nord, che erano stati occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi e scontri. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. Le autorità di Bamako si appoggiano soprattutto alla missione dell’Onu, la UN Multidimensional Integrated Stabilization Mission (MINUSMA), e alle forze francesi per assicurare la stabilità nella regione, minacciata dai continui attacchi terroristici. La MINUSMA è una delle operazioni più pericolose tra tutte le quelle dei caschi blu. L’iniziativa è stata creata con la Risoluzione 2100 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il 25 aprile 2013, con l’obiettivo di fornire sostegno al processo di transizione politica e stabilizzazione del Paese.

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Chiara Gentili

di Redazione

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