L’Iran e il dilemma della dignità

Pubblicato il 7 gennaio 2020 alle 11:33 in Il commento Iran

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Tutti si domandano quale sarà la reazione dell’Iran all’uccisione del generale Soleimani. La gamma delle ipotesi sviscerata dagli analisti fa girare la testa. Alcuni affermano che l’Iran ricorrerà al terrorismo con attacchi simili a quello di Burgas, nel 2012 in Bulgaria, contro un bus che trasportava turisti israeliani; altri prevedono che si affiderà alla guerra per procura, che consiste nell’attaccare cittadini americani attraverso milizie legate all’Iran, ma formalmente indipendenti; altri ancora assicurano che Teheran condurrà attacchi anonimi contro le petroliere dell’Arabia Saudita o che lancerà una serie di attacchi, anch’essi anonimi, contro stabilimenti petroliferi sauditi con i droni. C’è addirittura chi dice che Teheran proverà a colpire direttamente il territorio americano e cita il tentativo di far saltare in aria un ristorante a Washington per uccidere l’ambasciatore saudita nel 2011. Però poi si dice che Teheran non è efficiente nell’organizzare simili attacchi al di fuori del Medio Oriente e si ipotizza che ucciderà un ufficiale americano di importanza pari a Soleimani, ma senza chiarire come potrebbe riuscire in una simile impresa ed eventualmente in quale Paese. Insomma, la confusione è grande.    

Per poter rispondere alla domanda che ci interessa, e cioè quale sarà la vendetta dell’Iran, bisogna prima interrogarsi sull’obiettivo che l’Iran intende raggiungere attraverso la vendetta. Saper affrontare le domande nell’ordine corretto è della massima importanza per un analista. 

Quando un analista viene chiamato a rispondere a una domanda importante dev’essere cauto e la cautela scaturisce non tanto dal carattere, ma dall’applicazione di un metodo rigoroso. Ciò che stiamo cercando di dire è che le domande sono due e non una. La risposta alla prima domanda è che l’Iran persegue l’obiettivo di riappropriarsi di una quota di dignità perduta. Il sentimento della vendetta scaturisce infatti dal bisogno pungente di “rimettersi in pari”. Ogni Stato lotta per non essere sottomesso dagli altri. Quando viene sottomesso, e quindi umiliato, perde una quota di dignità mondiale e, proprio come accade agli individui, deve ingaggiare un duello per ristabilire l’onore perduto. I duelli d’onore non sono mai anonimi. Se fossero tali, non avrebbe senso vincerli giacché la dignità è qualcosa che dev’essere riconosciuta dagli altri. La dignità è un bene individuale, che ha un origine pubblica. Noi non abbiamo una dignità; sono gli altri a darcela. Ne consegue che vi è differenza tra un attacco per esercitare pressioni su un Paese nemico e la vendetta per l’uccisione di un eroe nazionale. Nel primo caso, l’attacco può essere anonimo, non essendo in atto una lotta per recuperare porzioni di dignità. 

Quanto a Soleimani, le cose cambiano: l’Iran deve metterci la faccia perché l’obiettivo non è esercitare una pressione internazionale, ma riappropriarsi della dignità perduta. L’Iran si trovi davanti al “dilemma della dignità”: o si astiene dal colpire gli americani oppure deve colpirli in modo aperto ed eclatante. Nel caso dell’attacco anonimo, perderebbe ulteriori quote di dignità perché dimostrerebbe di essere costretto ad agire di nascosto per paura della reazione americana: paura e dignità non stanno mai insieme. Nel secondo caso, quello dell’attacco eclatante, l’Iran porrebbe le premesse di un’escalation che potrebbe portare, reazione dopo reazione, a una guerra con gli Stati Uniti. Gli incentivi che Trump avrebbe a replicare a qualunque tipo di attacco iraniano sono infatti numerosi. Cinque spiccano in modo particolare. Il primo è che l’Iran si è molto indebolito in questi anni di sanzioni ed è attraversato da rivolte interne. Il secondo è che Boris Johnson, e cioè la Gran Bretagna, sembra essere incline a sostenere Trump. Il terzo è che nel 2020 si terranno le elezioni per la Casa Bianca e Trump cerca una vittoria muscolare. Il quarto è che Trump deve spostare l’attenzione dall’impeachment. Il quinto incentivo è che Russia e Cina, in caso di guerra, sarebbero disposte a fornire aiuto finanziario all’Iran, ma non militare. In sintesi, la situazione dell’Iran è drammatica perché deve riconquistare la dignità perduta contro un nemico potentissimo in una fase storica di grande debolezza. Il che significa che la riconquista momentanea della dignità potrebbe condurre alla fine definitiva del regime.

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Alessandro Orsini

di Redazione

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