Libia: Haftar controlla Sirte, l’Algeria pone una Red Line

Pubblicato il 7 gennaio 2020 alle 9:55 in Algeria Libia

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Le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, hanno annunciato, nella sera del 6 gennaio, il pieno controllo della città settentrionale di Sirte, situata a circa 450 km dalla capitale Tripoli. Un video mostra le forze prendere possesso di veicoli di provenienza turca.

A dare la notizia, il portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, il quale ha affermato che le proprie forze sono riuscite a liberare la città dalle milizie terroristiche in tre ore, seguendo un piano delineato dallo stesso Haftar. Al-Mismari ha poi affermato che i preparativi per il controllo di Sirte sono iniziati mesi prima, attraverso attacchi aerei mirati contro le postazioni militari dei gruppi armati presenti nell’area. Il controllo della città ha fatto seguito a scontri tra l’esercito di Haftar e le unità locali, le Sirte Protection and Security Force units.

Queste ultime hanno affermato di essere state “tradite” dalla Brigata 604, una forza istituita a seguito della liberazione di Sirte dallo Stato Islamico, nel 2016, e posta a controllo dell’area. La Brigata, secondo quanto riferito, avrebbe consentito all’esercito di Haftar di avanzare, costringendo le forze locali di Sirte ad indietreggiare. Anche precedentemente, le Sirte protection units hanno più volte espresso la propria mancanza di fiducia nei confronti della Brigata 604, la cui ideologia, di matrice salafita, è legata all’Arabia Saudita, Paese sostenitore di Haftar.

Il video trasmesso mostra membri dell’LNA impossessarsi di veicoli blindati di provenienza turca, di tipo “Lemes”, i quali, secondo i membri delle forze di Haftar, testimoniano la presenza degli aiuti di Ankara, a sostegno delle forze del governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). A tal proposito, è del 5 gennaio, l’annuncio del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, in cui viene rivelato che Ankara ha iniziato a trasferire unità militari in Libia per sostenere il governo di Tripoli. L’obiettivo, a detta del capo di Stato, non è combattere, ma sostenere il governo legittimo ed evitare una tragedia umanitaria.

In tale quadro, è del 6 gennaio l’incontro tra il capo del Consiglio presidenziale tripolino, nonché primo ministro del GNA, Fayez al-Sarraj, con il presidente neo eletto dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune, nel corso del quale la comunità internazionale e il Consiglio di sicurezza dell’Onu sono stati invitati ad assumersi le proprie responsabilità per imporre un cessate il fuoco immediato in Libia, e a riportare pace e sicurezza nel Paese. Nel corso dell’incontro, il presidente ha altresì ribadito la posizione dell’Algeria, contraria a qualsiasi tipo di ingerenza estera negli affari interni del Paese.

Inoltre, il presidente algerino ha condannato duramente gli episodi di violenza verificatisi, tra cui l’attacco all’Accademia militare di Tripoli del 4 gennaio scorso, che ha causato la morte di circa 30 persone. Per Algeri, si tratta di azioni che potrebbero equivalere a crimini di guerra e, a tal proposito, è stato affermato che la capitale libica viene considerata una “linea rossa” che nessuno deve attraversare. Tuttavia, Tebboune ha aggiunto che il suo Paese continuerà a profondere sforzi per porre fine alla guerra e ridurre le pericolose ripercussioni che minacciano la Libia e la vicina Algeria.

Anche precedentemente, il ministro degli Esteri algerino, Sabri Bogadoum, aveva dichiarato che il suo Paese avrebbe intrapreso diverse iniziative per promuovere una soluzione pacifica alla crisi in Libia, sottolineando il rifiuto verso la presenza di forze straniere in Libia, di qualsiasi tipo e da qualsiasi Paese.  In tale quadro, è del 2 gennaio la notizia attraverso cui l’Algeria ha reso noto l’invio di oltre 100 tonnellate di aiuti umanitari in Libia, comprendenti altresì cibo e medicinali, “espressione dell’impegno e della solidarietà dello Stato algerino verso il popolo libico”.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 12 dicembre scorso, Haftar ha annunciato l’inizio di una nuova “battaglia decisiva”. Per la quarta volta in nove mesi, il generale ha affermato che è giunto il momento di liberare Tripoli da “traditori e terroristi”, dichiarando altresì di aver ordinato ai propri uomini di avanzare verso la capitale e che l’operazione militare non terminerà fino a quando non verranno smantellate le “milizie armate”. 

In tale quadro, il 25 dicembre, Turchia e Tunisia sono state protagoniste di un vertice a sorpresa, durante il quale Erdogan ha annunciato che avrebbe supportato militarmente le operazioni del governo di Tripoli contro l’esercito del generale Haftar. Inizialmente era stato deciso che, a seguito della richiesta formale di sostegno militare “aereo, terrestre e marittimo” fatta da Tripoli il 26 dicembre, il presidente turco avrebbe presentato, dopo il 7 gennaio 2020, un progetto di legge al Parlamento di Ankara, che gli avrebbe consentito di inviare truppe di terra in Libia. Il governo turco ha poi esortato il Parlamento ad incontrarsi prima della data prevista e, il 2 gennaio, è stato approvato un decreto che autorizza il governo di Erdogan a inviare le proprie truppe in Libia, a supporto di Tripoli. La mozione è stata resa possibile anche da uno dei memorandum di intesa siglati da al-Sarraj e Erdogan il 27 novembre scorso. Uno di questo, approvato dal Parlamento turco il 21 dicembre, riguarda proprio la sicurezza e la cooperazione militare tra Tripoli e Ankara.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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