Germania annuncia una riduzione delle proprie truppe in Iraq

Pubblicato il 7 gennaio 2020 alle 10:18 in Germania Iraq

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La Germania ridurrà temporaneamente il numero delle sue truppe in Iraq, a causa delle crescenti tensioni nell’area, secondo quanto dichiarato dal Ministero degli Esteri e da quello della Difesa. 

Circa 30 dei 130 membri del personale tedesco stanziati nel Paese mediorientale saranno riassegnati in Giordania e Kuwait, stando a quanto hanno dichiarato il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, e quello della Difesa, Annegret Kramp-Karrenbauer, in una lettera resa pubblica il 7 dicembre. La decisione riguarderà principalmente i soldati di stanza nella capitale irachena, Baghdad, e a Taji, appena a Nord. La maggior parte dei soldati tedeschi in Iraq sono di stanza nella regione settentrionale del Paese, dove vive la popolazione curda. Secondo la lettera, la riassegnazione non sembra permanente. “In linea di principio, siamo pronti a continuare a fornire il nostro comprovato sostegno in un quadro coordinato a livello internazionale fintanto che questo rappresenta qualcosa che l’Iraq desidera ed è nella situazione per permetterlo”, si legge nella missiva. “Quando l’addestramento potrà riprendere, il personale militare potrà essere ripristinato”, continua il documento. “Naturalmente rispetteremo qualsiasi decisione del governo iracheno”, ha affermato Maas. Tuttavia, il ministro ha avvertito che la riduzione delle forze internazionali potrebbe portare lo Stato Islamico a guadagnare terreno nella regione e causare “maggiore instabilità” in Iraq. 

Il Parlamento iracheno, il 5 gennaio, ha approvato una risoluzione con cui si chiede al governo di espellere tutte le truppe straniere dell’Iraq, di fronte ad un quadro di crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran, dovuto all’attacco del 3 gennaio contro l’aeroporto internazionale di Baghdad, in cui è morto il generale iraniano Qassem Soleimani. “Il governo si impegna a revocare la sua richiesta di assistenza da parte della coalizione internazionale impegnata nella lotta contro lo Stato islamico, a causa della fine delle operazioni militari in Iraq e del raggiungimento della vittoria”, si legge nella risoluzione, in cui il governo iracheno viene altresì esortato ad impedire a forze straniere di utilizzare territori, acque o spazio aereo iracheni. Tuttavia, le risoluzioni parlamentari, diversamente dalle leggi, non sono vincolanti e la mossa necessiterà di una nuova legislazione per annullare l’accordo precedente.

Anche il premier del governo ad interim, Adel Abdul Mahdi, dimessosi il 30 novembre scorso, aveva precedentemente invitato il Parlamento ad agire per porre fine alla presenza statunitense in Iraq. Secondo quanto affermato dal primo ministro, il 5 gennaio, con la vittoria contro l’ISIS, proclamata il 9 dicembre 2017, non vi è più motivo per gli Stati Uniti di rimanere con le proprie forze nel Paese. A detta di Mahdi, inoltre, l’Iraq ha due alternative tra cui scegliere, ovvero porre fine alla presenza di truppe straniere o prendere in considerazione l’idea di un progetto di legge che assicuri che i soldati statunitensi rimangano nel Paese con il solo obiettivo di formare le forze di sicurezza locali, nel quadro della lotta contro lo Stato Islamico. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato l’imposizione di sanzioni contro l’Iraq, se le truppe statunitensi fossero obbligate a lasciare il Paese con la forza.

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Maria Grazia Rutigliano  

 

di Redazione

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