Afghanistan: annunciato colloquio tra inviato USA e talebani

Pubblicato il 7 gennaio 2020 alle 12:09 in Afghanistan Asia

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I talebani sono pronti a parlare dei risultati dei colloqui di pace in Qatar con l’inviato statunitense per la pace in Afghanistan, Zalmay Khalilzad. 

Secondo quanto ha riferito il quotidiano locale afghano, Tolo News, il 7 gennaio, Khalilzad è tornato in Qatar e ha avuto un incontro informale con il vice leader talebano, il mullah Abdul Ghani Baradar. “Baradar Akhund e Khalilzad hanno avuto un incontro informale ieri”, ha dichiarato una giornalista che riferisce dal Qatar, Sami Yusufzai. “Quello che abbiamo scoperto oggi dalle due parti, finora, è che i talebani non hanno dato una risposta chiara riguardo al cessate il fuoco”, ha aggiunto. Khalilzad ha chiesto ai talebani di concordare un cessate il fuoco temporaneo prima della firma di un accordo di pace tra Stati Uniti e talebani, ma fonti all’interno del gruppo affermano che finora le parti sono d’accordo solo su una riduzione della violenza. “Sono state fatte consultazioni con i talebani anziani e il risultato è positivo. Questo sarà condiviso con Khalilzad “, ha affermato l’ex membro dell’organizzazione talebana, Jalaluddin Shinwari.

L’ufficio del portavoce dei talebani, Abdullah Abdullah, ha riferito che Washington e Kabul sono d’accordo sulla riduzione della violenza, le garanzie contro il terrorismo fornite dal gruppo e le negoziazioni intra-afghane. “Esiste un accordo da entrambe le parti su questi temi. Stiamo aspettando la chiara risposta dei talebani “, ha affermato Abdullah Mujib Rahimi. La notizia di un possibile cessate il fuoco nel Paese era già stata diffusa il 27 dicembre. Tuttavia, le violenze non accennavano comunque a fermarsi. Lo stesso giorno, il quotidiano locale ToloNews aveva riferito che almeno 10 membri dell’esercito afghano erano morti in un attacco al loro avamposto effettuato dai talebani nel distretto di Sangin, nella provincia di Helmand. Inoltre, delle 16 persone presenti in loco, altre 4 erano rimaste ferite. Gli assalitori avrebbero scavato un tunnel nell’avamposto, fatto esplodere alcuni ordigni e poi attaccato la postazione militare. I talebani avevano immediatamente rivendicato la responsabilità dell’attacco.

Una nuova ondata di attacchi ad opera dei talebani ha poi interessato il Nord dell’Afghanistan tra il 31 dicembre ed il primo gennaio. Secondo quanto riferito da funzionari locali, nella giornata del primo gennaio, sono state almeno 26 le vittime causate dagli attacchi perpetrati contro le forze di sicurezza del Paese e rivendicati, nell’immediato, dai ribelli talebani. Gli obiettivi colpiti sono stati nuovamente alcuni checkpoint situati in 3 province settentrionali. Nello specifico, a Kunduz almeno 10 agenti delle forze di sicurezza afghane sono state uccise ed altre 4 ferite, nella notte tra il 31 dicembre ed il primo gennaio. Secondo quanto riferito dal capo del consiglio provinciale, Mohammad Yusouf Ayubi, il checkpoint della polizia colpito si trova nel distretto di Dashti Archi.

Un altro attacco ha poi interessato la provincia di Balkh, dove sono stati 9 gli ufficiali di polizia rimasti uccisi, mentre non si conoscono le condizioni di altri 4 agenti presenti sul luogo dell’accaduto. Nel rivendicare l’offensiva, il portavoce del talebani, Zabihullah Mujahid, ha affermato che i propri combattenti si erano infiltrati già da tempo tra le forze dell’ordine e stavano aspettando il momento giusto per agire. Nella notte verso l’inizio del 2020, altri 7 membri delle forze di sicurezza sono morti nella provincia di Takhar, mentre 10 combattenti talebani hanno perso la vita a seguito di uno scontro a fuoco. La notizia è stata riferita dal portavoce del governatore della provincia, Jawad Hajri, il quale ha specificato che l’attacco ha avuto luogo nel distretto di Darqad, dopo che, nelle settimane precedenti, le forze di sicurezza sono riuscite ad espellere un gran numero di talebani dai restanti distretti. Tuttavia, i combattimenti, secondo quanto riferito dal portavoce, sono proseguiti per l’intera giornata del 1 gennaio.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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