La Turchia inizia il trasferimento di truppe in Libia

Pubblicato il 6 gennaio 2020 alle 9:08 in Libia Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha affermato che Ankara ha iniziato a trasferire unità militari in Libia per sostenere il governo di Tripoli. 

L’annuncio è arrivato il 5 gennaio, dopo che il parlamento turco ha approvato il dispiegamento di truppe a seguito della richiesta da parte del Governo di Accordo Nazionale di Tripoli (GNA), guidato da Fayez al-Sarraj. “Ci sarà un centro operativo e un tenente generale turco al comando e questi gestiranno la situazione. I soldati turchi si stanno gradualmente spostando proprio lì adesso”, ha dichiarato Erdogan. “In questo momento, avremo unità diverse che fungeranno da forza di combattimento”, ha aggiunto, senza fornire ulteriori dettagli su quanti e quali combattenti sarebbero stati trasferiti.  

Il presidente ha affermato che l’obiettivo della Turchia non è combattere, ma di sostenere il governo legittimo ed evitare una tragedia umanitaria. “Il dovere dei nostri soldati è coordinare. Svilupperanno un centro operativo e si stanno gradualmente trasferendo proprio ora”, ha aggiunto. Il Parlamento turco aveva approvato il decreto che autorizza il governo di Erdogan a inviare le proprie truppe in Libia, nella seduta straordinaria del 2 gennaio 2020. L’approvazione della misure non è arrivata inaspettata poiché il partito di Erdogan, Giustizia e Sviluppo, noto con l’acronimo turco AK, insieme a i suoi alleati controlla una larga maggioranza parlamentare. 

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Dopo aver avviato una campagna antiterrorismo all’inizio di gennaio 2019, le forze di Haftar hanno conquistato le aree centrali e meridionali della Libia, in prossimità della regione del Fezzan, per poi lanciare un assalto contro Tripoli, il 4 aprile. Da allora, sono in corso scontri tra le milizie che supportano il GNA e l’Esercito Nazionale Libico. Il 12 dicembre scorso, Haftar ha annunciato l’inizio di una nuova “battaglia decisiva”. Per la quarta volta in nove mesi, il generale ha affermato che è giunto il momento di liberare Tripoli da “traditori e terroristi”, dichiarando altresì di aver ordinato ai propri uomini di avanzare verso la capitale e che l’operazione militare non terminerà fino a quando non verranno smantellate le “milizie armate”. 

A seguito di un vertice a sorpresa tra Turchia e Tunisia, tenutosi il 25 dicembre, Erdogan, ha annunciato che avrebbe supportato militarmente le operazioni del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli contro l’esercito del generale Khalifa Haftar. La decisione è in linea con le richieste avanzate dal premier della capitale libica, Fayez al-Serraj, e ha ricevuto anche il sostegno di Tunisi, ha sottolineato Erdogan. Il 27 novembre, Erdogan aveva firmato con il GNA alcuni memorandum dintesa per intensificare la cooperazione tra Libia e Turchia in materia di sicurezza e nel settore delle attività marittime nella contesa area del Mediterraneo orientale. Il governo di Tripoli ha inviato una richiesta formale di sostegno militare “aereo, terrestre e marittimo” alla Turchia per respingere l’offensiva del generale libico Khalifa Haftar, il 26 dicembre.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano  

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.