India: studenti denunciano violenze da parte dell’estrema destra induista

Pubblicato il 6 gennaio 2020 alle 12:05 in Asia India

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Numerosi studenti e insegnanti dell’Università Jawaharlal Nehru (JNU) di Nuova Delhi, in India, hanno denunciato di aver subito violenze fisiche da parte di studenti dei movimenti nazionalisti induisti di estrema destra.

I testimoni hanno riferito che le violenze sono arrivate dopo un incontro pubblico organizzato dalla JNU Teachers Association riguardante l’aumento delle spese per le residenze studentesche, il 5 gennaio. L’unione studentesca della JNU, guidata da gruppi di sinistra, ha denunciato che il suo presidente, Aishe Ghosh, e molti altri studenti sono rimasti feriti in un pestaggio effettuato dai membri del gruppo di studenti di destra Akhil Bharatiya Vidyarthi Parishad (ABVP). L’ABVP è affiliato al partito nazionalista indù al potere in India Bharatiya Janata Party (BJP). Gli studenti di tale associazione, da parte loro, hanno risposto che erano loro ad essere stati attaccati dai gruppi di studenti di sinistra.

I video della giornata, pubblicati sui social media, mostrano un gruppo di aggressori mascherati che vagavano per il campus brandendo manganelli mentre gli studenti scappavano urlando. Alcuni canali televisivi locali hanno anche mostrato gruppi di persone a volto coperto, che sembravano provenire dall’esterno del campus, che inseguivano gli studenti e insegnanti e distruggevano le proprietà dell’università. “Quando la folla violenta ha iniziato a picchiare gli studenti e insegnanti, ci siamo avvicinati ad aiutare i feriti e anche per capire cosa stava succedendo, ma hanno attaccato anche noi. Abbiamo dovuto letteralmente correre per salvarci”, ha raccontato uno studente, che ha preferito rimanere anonimo. 

Le proteste che hanno interessato l’India nelle ultime settimane sono partite proprio dalle università del Paese. Più di 100 studenti sono rimasti feriti dopo che la polizia ha preso d’assalto le università Jamia Millia Islamia (JMI) e Aligarh Muslim University (AMU), tra il 15 e il 16 dicembre. Almeno 10 persone sono state arrestate e circa 100 persone sono rimaste ferite, molte delle quali studenti. A seguito degli eventi del 15 dicembre, molte altre proteste si sono diffuse nel Paese. Nelle manifestazioni del 16 dicembre, un gruppo di ragazze, poco più che ventenni, è stato filmato mentre difende un proprio compagno a terra, mentre veniva manganellato dalla polizia. Sempre il 16 dicembre, alcuni manifestanti dell’Università di Delhi hanno affermato che gruppi di studenti di destra, anche questi legati al BJP del Primo Ministro Narendra Modi, stavano cercando di intimidirli per non farli scendere in piazza. 

Le proteste in India sono scoppiate quando il Parlamento indiano ha approvato, l’11 dicembre, il cosiddetto “Citizenship Amendment Bill” (CAB), una controversa legge che garantisce la cittadinanza agli immigrati irregolari di numerose minoranze, escludendo solo i musulmani, sulla base della propria fede. Inoltre, tale ondata di regolarizzazioni rischia di alterare fortemente gli equilibri del Paese, sopratutto nel Nord, fortemente interessato dalle migrazioni. Il CAB garantisce la cittadinanza alle “minoranze perseguitate” di Pakistan, Bangladesh e Afghanistan. Gli individui che fanno richiesta, tuttavia, devono vivere in India almeno dal 31 dicembre 2014. Nello Stato di Assam, nel Nord del Paese, l’opposizione al disegno di legge è stata tra le più forti e almeno 3 persone sono morte nelle manifestazioni del 15 dicembre in tale regione. 

I leader delle proteste temono che il CAB incoraggerà gli indù del Bangladesh a stabilirsi nell’area, modificando la demografia del luogo in funzione anti-islamica. Inoltre, numerosi movimenti contro la presenza di immigrati irregolari sono nati ad Assam nell’ultimo decennio. L’esistenza di tali gruppi potrebbe aumentare il livello di violenza del conflitto. Infine, il governo ha affermato che la nuova legge verrà applicata a seguito della redazione di un registro della cittadinanza. I rifugiati o immigrati musulmani non hanno diritto ad essere iscritti in tale lista e rischiano di essere espulsi e di diventare apolidi. I membri di altre fedi, elencate nella nuova legge, al contrario, hanno un percorso privilegiato verso la cittadinanza. In tale contesto, un ulteriore problema è rappresentato dalla confusione relativa al censimento in India

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Maria Grazia Rutigliano  

di Redazione

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