Hong Kong protesta contro i commercianti cinesi

Pubblicato il 6 gennaio 2020 alle 6:20 in Cina Hong Kong

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il confine tra la Cina continentale e Hong Kong ha assistito, il 5 gennaio, ad un’ulteriore mobilitazione popolare che ha coinvolto migliaia di cittadini riunitisi per protestare contro i commercianti cinesi.

Il distretto frontaliero oggetto delle proteste è stato Sheung Shui, dove si sono verificati altresì scontri tra manifestanti e forze di polizia, le quali, a loro volta, hanno arrestato decine di persone. In tale nuovo episodio, sono stati i cosiddetti “commercianti paralleli” cinesi ad essere presi di mira. Questi, a detta dei cittadini di Hong Kong, acquistano beni esenti da dazi, “duty free”, nella regione per poi rivenderli in Cina ad un prezzo per loro vantaggioso. Secondo quanto affermato, tale pratica porta ad un rialzo dei prezzi, a cui si aggiunge un sovraffollamento dei quartieri di Hong Kong e, non da ultimo, a tensioni sempre più crescenti con la Cina.

“I cinesi dalla terraferma vengono qui e bloccano le strade con le loro borse. Il costo dell’affitto è aumentato e anche le altre cose sono diventate più costose per i cittadini di Hong Kong”, ha riferito uno studente di 19 anni unitosi al corteo. I manifestanti, tra cui anche diverse famiglie con bambini, hanno inneggiato slogan come “Liberate Hong Kong, la rivoluzione dei nostri tempi!” e “I patrioti usano prodotti fabbricati in Cina, no al commercio parallelo”.

Secondo le stime di coloro che hanno organizzato tale protesta, i partecipanti del 5 gennaio ammontavano a circa 10.000, mentre per le forze dell’ordine erano 2.500 le persone riversatesi per le strade. Una volta terminata la marcia, i manifestanti, vestiti di nero e indossando maschere, sono rimasti nell’area, nonostante l’invito degli organizzatori a disperdersi immediatamente. Improvvisamente, la polizia antisommossa ha fatto irruzione, colpendo i manifestanti con manganelli e usando spray al peperoncino. Non è chiaro, però, cosa abbia spinto il suo intervento. Decine di persone sono state arrestate, viste sedute per terra e appoggiate a un muro mentre la polizia prendeva i loro dati, e, in seguito, sono state scortate in due autobus bianchi.

L’episodio di domenica 5 gennaio si aggiunge all’escalation che ha caratterizzato le festività natalizie. A tal proposito, il 1 gennaio, decine di migliaia di persone hanno sfilato per le strade di Hong Kong per fare pressione sull’esecutivo guidato da Carrie Lam. I movimenti di protesta hanno preso avvio il 31 marzo 2019 e hanno avuto il loro apice nel mese di giugno dello stesso anno. Al centro della violenta ondata di mobilitazione, un controverso disegno di legge che avrebbe consentito l’estradizione dei cittadini di Hong Kong verso Taiwan, Macao e la Cina continentale.

La proposta è stata ritirata, ma dopo pochi mesi, le manifestazioni si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Inoltre, il governo di Hong Kong ha respinto altre richieste dei manifestanti, tra cui l’amnistia di attivisti detenuti, l’avvio di un’indagine indipendente sui presunti eccessi della polizia e il rilancio del processo di riforma politica in senso democratico. Con il passare del tempo, le proteste sono diventate sempre più frequenti e violente. L’obiettivo attualmente è cercare supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma.

Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997, anno in cui ha perso il suo status di colonia britannica. I rapporti tra Pechino e la città sono regolati dalla Basic Law, una mini-Costituzione prodotta nel corso delle trattative sino-britanniche dell’epoca, in cui Hong Kong è definita una “regione amministrativa speciale” della Repubblica Popolare Cinese. Il documento sarà in vigore fino al 2047.

Secondo quanto rivelato da un sondaggio condotto per Reuters dal Public Opinion Research Institute di Hong Kong, il 59% della popolazione della regione si è detta a sostegno dei movimenti di protesta. Pechino, da parte sua, nega una propria ingerenza negli affari di Hong Kong, e accusa l’Occidente per aver ulteriormente alimentato le manifestazioni.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.