Grecia, Israele e Cipro condannano l’intervento turco in Libia

Pubblicato il 5 gennaio 2020 alle 6:18 in Grecia Libia

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In una dichiarazione congiunta, Grecia, Israele e Cipro hanno affermato che lintervento turco in Libia segnerà una pericolosa escalation nella guerra civile e metterà gravemente in pericolo la sicurezza dellintera regione. “Questa decisione costituisce una grave violazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che impone un embargo sulle armi in Libia e compromette gravemente gli sforzi della comunità internazionale per trovare una soluzione pacifica e politica al conflitto libico”, hanno dichiarato il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e il presidente di Cipro, Nicos Anastasiades, nella nota firmata il 2 gennaio. I tre Paesi hanno anche chiesto alla Turchia di fermarsi dallintervenire per non violare lindipendenza e la sovranità libica.

Il Parlamento turco ha approvato un decreto che autorizza il governo di Ankara a inviare le proprie truppe in Libia, a supporto di Tripoli. Il portavoce del Parlamento, Mustafa Sentop, ha dichiarato che la mozione è stata approvata con 325 voti a favore e 184 contrari, nella seduta straordinaria del 2 gennaio. La Libia e la Turchia avevano già firmato due accordi separati a novembre: uno sulla sicurezza e sulla cooperazione militare, l’altro sulla definizione dei confini marittimi nel Mediterraneo orientale, questione che riguarda anche Grecia, Israele, Cipro ed Egitto. Nei memorandum d’intesa, firmati tra Libia e Turchia il 27 novembre, si prevede la creazione di una zona economica esclusiva sotto la giurisdizione di Ankara. Grecia e Cipro, che da anni rivendicano la loro sovranità su quella porzione del Mediterraneo, considerano nullo l’accordo perché in violazione delle regole del diritto internazionale. In particolare, a loro avviso, la mossa della Turchia mira ad ostacolare lo sviluppo dei rivali regionali di Ankara, destabilizzando l’area e impedendo loro lo sfruttamento del gas naturale.

Grecia, Israele e Cipro si sono incontrati ad Atene, l1 gennaio, in occasione della firma di un accordo per l’avvio dei lavori di costruzione del nuovo gasdotto sottomarino EastMed.Con la nuova intesa, il gasdotto EastMed trasporterà gas naturale dalle riserve presenti nel Mediterraneo sudorientale all’Europa continentale.EastMed si estenderà per 1900 chilometri circa e, secondo quanto riportato, si pone quale alternativa per l’Europa, attualmente dipendente dalla Russia e dalla regione caucasica per quanto riguarda l’offerta di gas.Secondo il progetto presentato, il gasdotto partirà dalle riserve di gas naturale israeliane del bacino del Mar di Levante, per poi dirigersi verso Cipro, Creta e terminare in Grecia. Successivamente, dalla Grecia il gas giungerà in Italia attraverso un ulteriore gasdotto. Il progetto, secondo le stime, ha un valore di circa 6 miliardi di euro e, nel giro di 7 anni, soddisferà il 10% del fabbisogno di gas naturale dell’Unione Europea.

In un contesto del genere, laccordo sul gasdotto si pone in contrasto a quello siglato tra Libia e Turchia, provocando una polarizzazione dei rapporti e un innalzamento delle tensioni regionali nellarea del Mediterraneo orientale. Il maggiore punto di criticità resta comunque la situazione della Libia. Il Paese vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Dopo aver avviato una campagna antiterrorismo all’inizio di gennaio 2019, le forze di Haftar hanno conquistato le aree centrali e meridionali della Libia, in prossimità della regione del Fezzan, per poi lanciare un assalto contro Tripoli, il 4 aprile. Da allora, sono in corso scontri tra le milizie che supportano il GNA e l’Esercito Nazionale Libico. Il 12 dicembre scorso, Haftar ha annunciato l’inizio di una nuova “battaglia decisiva”. Per la quarta volta in nove mesi, il generale ha affermato che è giunto il momento di liberare Tripoli da “traditori e terroristi”, dichiarando altresì di aver ordinato ai propri uomini di avanzare verso la capitale e che l’operazione militare non terminerà fino a quando non verranno smantellate le “milizie armate”. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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