Turchia: affonda barcone di migranti, 8 morti e 7 dispersi

Pubblicato il 4 gennaio 2020 alle 7:15 in Immigrazione Turchia

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Otto persone, incluse 3 donne, sono state ritrovate morte, venerdì 3 gennaio, dopo che un barcone, con a bordo 15 migranti, è affondato al largo delle coste della Turchia occidentale. È quanto ha riferito il Ministero dell’Interno di Ankara, specificando che il naufragio è avvenuto giovedì nel distretto di Fethiye, nella provincia di Mugla. Gli altri migranti risultano ancora dispersi e le ricerche per trovarli sono momentaneamente in corso. Le navi della Guardia Costiera, un elicottero e un aereo, nonché un’unità di immersione, sono utilizzate nelle operazioni di ricerca e salvataggio.

Poco tempo fa, il 26 dicembre, altre 7 persone erano morte in seguito al naufragio di un barcone che trasportava migranti e rifugiati dal Pakistan, dal Bangladesh e dall’Afghanistan. L’imbarcazione è affondata nel Lago di Van, situato nella Turchia orientale, ma circa 64 persone sono riuscite ad essere tratte in salvo. Il Lago di Van si trova vicino al confine con l’Iran ed è regolarmente attraversato dai migranti che cercano di raggiungere l’Europa da Ovest, passando attraverso la Turchia. 

Dal 2015, la Turchia rappresenta uno dei maggiori punti di partenza o passaggio per i migranti diretti verso il territorio dell’Unione europea. Secondo i dati resi noti dal Ministero dell’Interno di Ankara, sono circa 445.000 i migranti fermati in Turchia nel corso del 2019 senza regolari documenti. Le stime mostrano un significativo aumento rispetto al 2018, quando sono stati 268.000 i migranti intercettati. I rimpatri, invece, sono stati maggiori nel 2019, con 105.000 persone che hanno fatto ritorno nel loro Paese d’origine contro le 68.000 del 2018. Parlando alla Cnn turca, mercoledì 1 gennaio, il ministro dell’Interno turco, Suleyman Soylu, ha dichiarato espressamente che “si tratta di una grande ondata migratoria di cui è responsabile l’Occidente”. Più volte la Turchia ha accusato i Paesi dell’Unione europea di non aver supportato abbastanza il governo di Ankara nella gestione dei rifugiati siriani e degli altri migranti, per la maggior parte diretti verso l’Europa come destinazione finale.

La cancelliera tedesca Angela Merkel visiterà la Turchia il prossimo mese per esortare il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a tenere fede all’accordo sull’immigrazione siglato con l’Unione Europea nel 2016. Berlino è preoccupata che il conflitto in Siria possa comportare una nuova ondata di rifugiati e mettere a rischio la stabilità di diversi Paesi europei, come la Grecia. Erdogan, la cui nazione ospita già 3.7 milioni di rifugiati siriani, ha dichiarato che non sarà in grado di sostenere un ulteriore afflusso di migranti se i combattimenti russo-siriani nella provincia di Idlib non cesseranno di produrre migliaia di sfollati e richiedenti asilo. 

Il 12 settembre, il Ministero dell’Interno della Germania aveva anche richiesto alla Turchia, per conto della Grecia, di accettare le espulsioni verso il suo territorio e di impegnarsi maggiormente nel contenimento degli attraversamenti clandestini delle frontiere. Il portavoce del Ministero della Difesa tedesco, Stephan Mayer, aveva dichiarato che vi è “urgente bisogno di fare progressi negli espatri verso la Turchia, al fine di migliorare le condizioni in continuo peggioramento in cui versano i centri di accoglienza principali delle isole greche dell’Egeo”. Per fronteggiare a tale emergenza, Mayer aveva suggerito di “implementare in modo più completo” l’accordo tra UE e Turchia del 2016 in materia di immigrazione, finalizzato a prevenire che i migranti affrontino i pericolosi viaggi verso la Grecia tramite l’invio di diversi miliardi di euro di aiuti ad Ankara. L’accordo, inoltre, prevede che coloro che otterranno lo status di rifugiati potranno restare in Grecia, mentre coloro a cui la richiesta verrà rigettata dovranno tornare in Turchia.

In breve, l’accordo del 2016 prevede che la Turchia accetti i rifugiati diretti verso l’Europa in cambio di supporto finanziario. Pochi nel governo tedesco intendono ripetere l’esperienza della crisi migratoria del 2015, quando la Germania ha aperto le sue porte a milioni di rifugiati, la maggior parte dei quali provenienti dalla Siria. Il numero di migranti ha di recente cominciato ad aumentare nuovamente viste le intenzioni di Mosca e Damasco di prendere a tutti i costi il controllo di Idlib, l’ultima significativa enclave ribelle nel Paese del Medio Oriente, dove vivono circa 3 milioni di persone. Il 22 dicembre, Erdogan aveva dichiarato che più di 80.000 si stavano dirigendo verso la Turchia. “Se la violenza nei confronti di Idlib non si ferma, questo numero aumenterà ancora di più. In tal caso, la Turchia non si farà carico da sola di tale onere migratorio “, aveva affermato Erdogan che, poco tempo prima, aveva minacciato di “aprire le porte” dell’Europa ai migranti a meno che Ankara non avesse ricevuto maggior sostegno nell’accoglienza.

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Chiara Gentili

di Redazione

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