Sudan: aereo militare precipita in Darfur, 18 morti

Pubblicato il 4 gennaio 2020 alle 13:00 in Africa Sudan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Almeno 18 persone, tra cui 4 bambini, sono morte dopo che un aereo adibito al trasporto militare è precipitato in Sudan, nella regione del Darfur occidentale. L’episodio si aggiunge all’ondata di violenza che nelle ultime settimane ha provocato almeno 65 morti.

A riferirlo, l’esercito del Paese, in una dichiarazione risalente alla tarda serata del 2 gennaio, in cui viene specificato che l’aereo Antonov 12 è precipitato cinque minuti dopo essere decollato dall’aeroporto di el-Geneina. Il bilancio delle vittime include 7 membri dell’equipaggio e 11 passeggeri, tra cui 3 giudici e altri 8 civili, di cui 4 bambini. Secondo quanto riportato, sono state avviate indagini per scoprire le cause dell’incidente. Attualmente, sembra che non vi siano motivi per pensare ad un atto premeditato.

La città di el-Geneina, la capitale del Darfur occidentale situata vicino al confine con il Ciad, ha recentemente assistito a scontri tra comunità che hanno causato la morte di decine di persone, tra cui donne e bambini. Secondo quanto riferito, il 3 gennaio, dalla missione di peacekeeping congiunta Nazioni Unite-Unione Africana in Darfur (UNAMID), sono almeno 65 le vittime causate dagli episodi di violenza che hanno caratterizzato l’area. Nel bilancio sono poi da includere più di 50 feriti e migliaia di sfollati. Di fronte a tale scenario, la Missione si è detta profondamente preoccupata, in vista di un crescente peggioramento delle condizioni di sicurezza e della situazione umanitaria.

Il conflitto nella regione del Darfur ha avuto inizio nel 2003, dopo che alcuni ribelli, per la maggior parte non arabi, hanno iniziato a mobilitarsi contro il governo della capitale, Khartoum. La guerra ha provocato la morte di più di 300.000 persone e circa 2.5 milioni di sfollati, di cui almeno 180.000 rifugiatisi nel Darfur occidentale, secondo le stime dell’Onu. La regione ha poi assistito ad un periodo di calma apparente, a partire dal 2010, ma le tensioni tra la tribù araba e quella dei Mazalit sono riemerse nel 2017, portando a sporadiche ma intense offensive.

Uno degli ultimi episodi risale alla notte tra il 29 e il 30 dicembre, quando il campo di Krinding, poco più a Est della capitale el-Geneina, è stato preso d’assalto, in seguito a una disputa tra gruppi etnici arabi e africani. Il bilancio, secondo il portavoce di UNAMID, Ashraf Eissa, è stato di almeno 24 persone.

Inoltre, il 2 e 3 gennaio, diversi scontri hanno interessato altresì Port Sudan, nell’Est del Paese. Questi hanno visto protagoniste le etnie di Beni Amer e Nuba e hanno causato la morte di 8 persone, oltre a decine di feriti, secondo fonti mediche locali. I due gruppi si erano scontrati anche in passato ma, nel settembre 2019, hanno raggiunto un accordo, a seguito di episodi di violenza che hanno causato almeno 16 morti.

Lo scenario di violenza rappresenta una della maggiori sfide per il nuovo governo, nato dalla caduta dell’ex presidente Omar al-Bashir, in cui autorità militari e civili condividono il potere. Le autorità del governo di transizione sudanese sono in trattative con i gruppi ribelli per cercare di arrestare i conflitti in diverse parti del Paese, incluso il Darfur. Il Consiglio di Khartoum e i leader ribelli avevano intrapreso i primi colloqui il 14 ottobre per tentare di riportare definitivamente la pace, condizioni chiave per la rimozione del Sudan dalla lista americana di Stati sponsor del terrorismo. Tuttavia, tali negoziati hanno subito più volte battute d’arresto. 

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.