Somalia: proteste a Mogadiscio contro al-Shabaab

Pubblicato il 4 gennaio 2020 alle 6:12 in Africa Somalia

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Centinaia di persone sono scese in strada nella capitale della Somalia, Mogadiscio, per dimostrare la loro avversione nei confronti di al-Shabaab, il gruppo jihadista che continua a terrorizzare il Paese da più di un decennio. La causa scatenante delle proteste è stata la strage del 28 dicembre, quando un’autobomba è esplosa in un incrocio trafficato della città provocando la morte di 81 persone. Si è trattato dell’attentato più letale avvenuto nel Paese negli ultimi 2 anni. Di fronte alla crescente rabbia pubblica, Il gruppo terroristico avrebbe fatto l’insolita mossa di scusarsi con la popolazione per l’attacco, riferisce il quotidiano The Telegraph. Il gruppo avrebbe affermato che l’obiettivo era quello di prendere di mira le forze turche e straniere presenti sul territorio e che il numero di civili somali morti era inaspettatamente esagerato.

Le proteste contro al-Shabab in Somalia sono rare, poiché molti temono le ripercussioni sulla loro sicurezza. In passato, i somali hanno cercato di protestare in silenzio indossando bandane rosse a simboleggiare il sangue. Ma dopo più di dieci anni di brutale insurrezione islamista e centinaia di attacchi mortali, la paura si sta trasformando in rabbia.

La manifestazione, organizzata dall’amministrazione della città in segno di resistenza, si è svolta tra giovedì 2 e venerdì 3 gennaio. Le strade principali di Mogadiscio sono state chiuse e centinaia di persone sono scese in strada a protestare, i più in maniera pacifica. Alcuni, invece, più indignati, hanno cominciato a saccheggiare i negozi e a danneggiare auto di lusso, riferiscono fonti locali. Molti manifestanti hanno intonato cori chiedendo al presidente Mohamed Abdullahi Mohamed di ritirarsi.

I continui attacchi di al-Shabaab diffondono il timore che le forze di sicurezza somale e i suoi alleati non siano in grado di fronteggiare una minaccia di tale portata. I militanti di Al-Shabaab sono stati cacciati da Mogadiscio nel 2011 ma, nonostante la presenza dell’AMISOM, un esercito dell’Unione Africana composto da circa 20.000 uomini, e nonostante l’aumento di attacchi aerei da parte degli Stati Uniti, i jihadisti si sono dimostrati incredibilmente resistenti.

L’attentato più letale rivendicato dall’organizzazione nel Paese del Corno d’Africa resta quello del 14 ottobre 2017, nella capitale, che ha causato la morte di più di 350 persone. Quella mattina, due autobombe esplosero presso la K5 Junction, una zona controllata da numerosi ufficiali governativi, piena di alberghi e ristoranti. L’attentato ha distrutto diversi edifici e incendiato numerosi veicoli nelle vicinanze. In seguito all’esplosione si è verificata una sparatoria presso il Safari Hotel. Gli assalitori, dopo aver detonato la bomba, hanno fatto irruzione nella hall dell’albergo sparando contro il personale e le forze di sicurezza. 

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è un gruppo jihadista fondato nel 2006 e affiliato ad al-Qaeda. L’obiettivo della sua rivolta è quello di rovesciare il governo di Mogadiscio, appoggiato dall’Onu, per prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica. In seguito al ritiro del 1994, le truppe americane sono tornate a operare in Somalia nel gennaio 2007. Il Country Report on Terrorism 2018 del governo degli Stati Uniti, come quello del 2017, ha inserito la Somalia tra i rifugi sicuri per il terrorismo in Africa, insieme alla regione del Lago Ciad e alla zona trans-sahariana. Il report riferisce che i terroristi somali utilizzano diverse aree del Paese per architettare e condurre attentati a causa dell’incapacità delle forze di sicurezza locali di attuare riforme e di adottare una legislazione utile ad innalzare la difesa della Somalia. Nel febbraio del 2017, il presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, ha dichiarato lo Stato di guerra contro il gruppo terroristico.

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Chiara Gentili

di Redazione

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