Trump difende l’attacco contro l’aeroporto di Baghdad

Pubblicato il 3 gennaio 2020 alle 17:11 in Iran USA e Canada

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Donald Trump ha difeso la propria decisione di  attaccare l’aeroporto di Baghdad al fine di eliminare il  generale iraniano Soleimani, affermando che l’uomo aveva causato la morte di “milioni di persone”. 

Il presidente degli Stati Uniti ha pubblicato una serie di post su Twitter a seguito dell’attacco aereo che ha causato la morte del generale iraniano, Qassem Soleiman, avvenuto il 3 gennaio nei pressi dell’aeroporto internazionale di Baghdad. Nel primo post c’è solo una bandiera statunitense. Nel secondo tweet, invece, Trump ha dichiarato: “L’Iran non ha mai vinto una guerra, ma non ha mai perso una negoziazione!”. Soleimani “ha ucciso o ferito gravemente migliaia di americani per un lungo periodo di tempo, e stava pianificando di ucciderne molti di più”, ha scritto ancora Trump. “Era direttamente e indirettamente responsabile della morte di milioni di persone, incluso il recente gran numero di manifestanti uccisi nello stesso Iran”, ha aggiunto, affermando che Soleimani avrebbe dovuto “essere fatto fuori molti anni fa”.

Il Pentagono ha confermato che il generale iraniano è stato ucciso sotto la direzione del presidente Trump. Intanto, il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, ha comunicato che stava chiamando i leader mondiali per spiegare e difendere la decisione del presidente Trump. All’alba del 3 gennaio, a Washington, DC, il Dipartimento di Stato ha dichiarato che Pompeo aveva parlato con i ministri degli Esteri di Gran Bretagna e Germania e con il consigliere di Stato cinese. I leader di tutti e 3 i Paesi hanno chiesto che si agisca con moderazione. “Siamo a un punto pericoloso di escalation. Ora è importante, attraverso la prudenza e la moderazione, contribuire alla riduzione della tensione”, ha affermato la portavoce della cancelliera Angela Merkel, Ulrike Demmer. Intanto, decine di cittadini statunitensi che lavorano per compagnie petrolifere straniere nella città irachena meridionale di Bassora hanno lasciato il Paese, il 3 gennaio, secondo quanto ha riferito il ministero del petrolio. Allo stesso tempo, l’ambasciata statunitense a Baghdad ha invitato tutti i cittadini USA a lasciare immediatamente l’Iraq.

 

Le reazioni dei Paesi interessati sono state tutte molto dure. “Tutti i nemici dovrebbero sapere che la jihad della resistenza continuerà con motivazione raddoppiata e una vittoria definitiva attende i combattenti nella guerra santa”, ha commentato l’Ayatollah Khamenei, in una dichiarazione diffusa sulle televisioni iraniane, la mattina dell’attacco. Le autorità iraniane e il loro leader supremo si riferiscono spesso ai Paesi e alle forze regionali che sono schierate contro Israele e gli Stati Uniti come un fronte di “resistenza”. Anche il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha immediatamente commentato la morte del generale. “Il martirio di Soleimani renderà l’Iran più deciso a resistere all’espansionismo americano e difendere i nostri valori islamici”, ha affermato in una nota. “Senza dubbio, l’Iran e altri Paesi in cerca di libertà nella regione si vendicheranno”, ha poi promesso. 

Anche dall’Iraq arriva la condanna all’attacco statunitense che ha causato la morte del generale iraniano. Il premier iracheno, Adel Abdul Mahdi, ha affermato che l’attacco aereo contro l’aeroporto di Baghdad è un atto di aggressione contro l’Iraq e una violazione della sua sovranità. Tale azione porterà ad un conflitto nel Paese, nella regione e nel mondo, ha aggiunto il premier Mahdi in una nota. L’attacco ha anche violato le condizioni della presenza militare degli Stati Uniti in Iraq, che erano state ideate per la salvaguardia della sicurezza e della sovranità del Paese, secondo quanto riferito dai rappresentanti iracheni. L’amministrazione USA ha condotto gli assalti in territorio straniero senza autorizzazione all’uso della forza militare e senza consultare il Congresso statunitense. 

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Maria Grazia Rutigliano  

 

 

 

di Redazione

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