Sarà Xi Jinping a partecipare all’incontro dei leader d’Europa

Pubblicato il 3 gennaio 2020 alle 16:30 in Cina Europa

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Il presidente della Cina, Xi Jinping, ha deciso di partecipare, come coordinatore, all’incontro dei 17+1 leader dell’Europa centrale e orientale.

A renderlo noto è stato il South China Morning Post, il quale ha altresì aggiunto che all’evento, programmato per l’aprile 2020, parteciperanno i leader di 12 Stati dell’UE, ovvero Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Croazia, Slovenia e Grecia e di 5 aspiranti membri, ovvero Serbia, Bosnia, Montenegro, Albania e Macedonia del Nord.

La scelta fatta da Xi Jinping in merito alla sostituzione del premier, Li Keqiang, il quale avrebbe inizialmente dovuto partecipare all’incontro, sottolinea il quotidiano, riflette la crescente importanza che il rapporto con l’Europa riveste per la Cina, in un clima di maggiore tensione con gli Stati Uniti.

Il formato 17+1 era stato avviato da Pechino nel 2012, anno in cui ad ospitare l’incontro era stato l’ex premier, Wen Jiabao. Dal 2013 in poi, invece, la delegazione cinese era stata rappresentata dall’attuale premier, Li, il quale ha dichiarato che la decisione di Xi Jinping di partecipare al suo posto all’incontro del 2020 dipende dal fatto che siano cambiate le circostanze.

Da parte loro, gli esperti sostengono che il cambio sia invece una dimostrazione dei tentativi di Pechino di incrementare i propri legami e affari in Europa, dal momento che le tensioni con Washington si sono estese ai campi del commercio, ma anche della tecnologia, della difesa e, sottolinea il quotidiano, anche dell’ideologia.

Al tempo stesso, ha sottolineato un professore di relazioni internazionali dell’università Renmin di Pechino che sono anche i 17 Paesi europei a voler incrementare i propri rapporti con la Cina. In linea con ciò, lo stesso presidente cinese, nel corso della sua visita in Grecia dello scorso novembre, aveva descritto il Paese ellenico quale “modello di cooperazione sino-europea”. Nel corso della visita, avvenuta lo scorso 11 novembre, Atene e Pechino avevano siglato 16 accordi commerciali in settori che vanno dal bancario al turistico e all’energia fotovoltaica.

Tuttavia, il formato 17+1 ha talvolta attirato a sé alcune critiche. Nello specifico, sottolinea il South Cina Morning Post, i leader dei Paesi baltici e balcanici hanno più volte lamentato l’assenza di risultati tangibili, oltre che i loro deficit commerciali con la Cina. In maniera simile, anche i vertici dell’Unione Europea hanno più volte criticato il gruppo dei 17 Paesi +1, considerato una minaccia per quanto riguarda l’omogeneità dell’approccio degli Stati Membri dell’UE nei confronti della Cina, la quale è stata anche accusata di voler espandere la propria influenza in Europa attraverso il progetto della Nuova Via della Seta, con il quale Pechino ha costruito infrastrutture in Paesi europei in difficoltà, quali la Grecia e l’Ungheria.

Lo scorso mese, inoltre, il ministro degli Esteri della Cina, Wang Yi, aveva respinto le accuse in merito alle intenzioni di Pechino di spaccare il blocco comunitario, dichiarando di voler tuttavia incrementare la cooperazione con i 17 Paesi membri del gruppo nei settori dell’intelligenza artificiale, della tecnologia finanziaria, della protezione ambientale e dell’economia digitale.

Il tema della crescente influenza della Cina negli Stati dell’Europa centrale e orientale è stato anche al centro di uno studio ripreso da Emerging Europe e pubblicato da un think tank ungherese, il Political Capital.

Nello studio, secondo quanto emerso, gli esperti hanno evidenziato che i Paesi dell’Europa centrale e orientale, e soprattutto Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, sono “particolarmente vulnerabili” all’influenza di regimi autoritari quali Russia, Cina e Turchia, data la debolezza delle strutture democratiche presenti al loro interno.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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