Israele si prepara alla vendetta di Teheran

Pubblicato il 3 gennaio 2020 alle 17:30 in Iran Israele

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Israele ha reagito positivamente all’uccisione, del 3 gennaio, del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, considerato la mente che ha pianificato attacchi contro il Paese negli ultimi decenni.

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha elogiato quanto attuato dagli Stati Uniti. Il generale Qassem Soleimani, è morto, all’alba di venerdì 3 gennaio, a seguito di un raid ordinato dal presidente statunitense, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale della capitale irachena Baghdad. A seguito dell’accaduto, Netanyahu ha annullato la sua visita ad Atene ed è ritornato nel proprio Paese. Nelle sue prime dichiarazioni, il premier ha elogiato il presidente Trump, il quale, secondo quanto affermato, ha agito con fermezza e rapidità.

Per Netanyahu, Soleimani è stato il responsabile di numerosi atti terroristici degli ultimi anni, diretti anche contro Israele. Inoltre, il generale deceduto ha altresì provocato la morte di numerosi cittadini statunitensi così come di tante altre persone innocenti e, non da ultimo, stava pianificando altri attacchi. Pertanto, a detta del premier israeliano, Washington ha il diritto di autodifendersi. Diritto di cui anche Israele gode.

Allo stesso tempo, Israele si è detto timoroso di una possibile vendetta da parte di Teheran. Per tale motivo, è stato proclamato lo stato di allerta presso tutte le ambasciate israeliane nel mondo, oltre ad attuare azioni di rafforzamento in materia di sicurezza e monitoraggio. Inoltre, il complesso sciistico di Hermon, situato presso le alture del Golan, è stato chiuso, in quanto colpito in passato da missili lanciati dalla Siria. Il ministro della Difesa israeliano, Naftali Bennett, ha poi rivelato che presto vi sarà un incontro con i leader dell’esercito e delle forze di sicurezza per valutare la situazione del Paese.

Proprio a seguito del sostegno di Soleimani alla Siria e al presidente siriano, Bashar al-Assad, Israele ha più volte accusato la Quds Force di pianificare attacchi contro il Paese e, al momento, si teme che azioni di rappresaglia possano provenire non solo dall’Iran o dalla Siria ma altresì dagli Hezbollah libanesi. La preoccupazione giunge in seguito all’episodio del 25 agosto 2019, quando per la prima volta in oltre 10 anni, due droni israeliani sono precipitati nelle periferie meridionali di Beirut, controllate dal gruppo islamista Hezbollah. Non da ultimo, Soleimani si era altresì mostrato a sostegno della causa palestinese e a fianco di Hamas.

In tale quadro, si inserisce la reazione del presidente siriano, Bashar al-Assad, alla morte di Soleimani. Oltre ad esprimere le sue condoglianze al leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei, e a condannare l’uccisione, Assad ha dichiarato che la Siria non dimenticherà Soleimani ed il sostegno prestato all’esercito siriano nella difesa del Paese contro la minaccia terroristica. A detta del presidente siriano, inoltre, l’accaduto porterà a resistere ancor di più alla politica “sovversiva” statunitense nella regione.

Simili dichiarazioni sono giunte da diverse parti iraniane, dall’Ayatollah al presidente, Hassan Rouhani. “Il popolo iraniano non chiuderà un occhio sul sangue dei suoi eroici figli” sono poi state le parole del presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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