Gli Houthi piangono Soleimani, nominato il suo successore

Pubblicato il 3 gennaio 2020 alle 13:41 in Iran Medio Oriente

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Il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha nominato, il 3 gennaio, un nuovo comandante per la Quds Force. Si tratta di Ismail Qaani. Nel frattempo, anche gli Houthi reagiscono alla morte di Soleimani.

La nomina giunge dopo che l’ex generale a capo delle Quds Force, unità del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC) iraniane, il generale Qassem Soleimani, è morto, all’alba di venerdì 3 gennaio, a seguito di un raid ordinato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale della capitale irachena Baghdad.

Ali Khamenei ha descritto il generale Ismail Qaani tra i principali comandanti delle IRGC, distintosi, in particolare, nel corso della guerra tra Iran e Iraq. Secondo quanto riferito, inoltre, il nuovo generale ha lavorato a lungo a fianco di Soleimani nelle diverse operazioni condotte nella regione. A tal proposito, è stato sottolineato come i programmi ed i piani della Quds Force rimarranno gli stessi anche con la morte del “martire” Soleimani e, pertanto, i membri delle milizie iraniane sono stati tutti esortati a collaborare attivamente con il nuovo comandante.

Qaani, generale di 63 anni, proviene dall’Est dell’Iran, dalla città di Mashhad, dove è nato. Si è unito, all’età di 20 anni, al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica nel 1980, ovvero poco dopo l’inizio del conflitto tra Teheran e Baghdad, intrapreso il 22 settembre 1980, e ad un anno dall’inizio della Rivoluzione islamica in Iran, che portò il Paese a trasformarsi in una repubblica islamica sciita, la cui costituzione si ispira alla legge coranica. In entrambe le occasioni, Ismail Qaani ha avuto l’opportunità di ricoprire diverse posizioni di comando.

L’amicizia con Soleimani è durata circa 37 anni. Fattore che porta a considerare Qaani uno dei principali generali delle Quds Force. Tuttavia, il comandante neo eletto è altresì noto per le proprie posizioni ostili agli Stati Uniti e Israele, mentre si è più volte schierato a favore dei movimenti di resistenza in Siria, Libano e Palestina. In una delle dichiarazioni precedenti alla morte di Soleimani, Qaani aveva sottolineato che l’Iran rappresenta la vera forza più efficiente in Medio Oriente.

Qassem Soleimani era colui che manteneva i contatti con le diverse milizie sciite in Medio Oriente. Tra queste, quelle dei ribelli Houthi, attivi nel conflitto yemenita, i quali hanno anch’essi promesso una risposta “rapida e diretta” alla morte del generale. A riferirlo, il capo del cosiddetto Comitato supremo rivoluzionario, Mohammed Ali al-Houthi, il quale, oltre a condannare duramente l’accaduto ha affermato che l’unica alternativa e l’unica soluzione è la vendetta.

In seguito al ripristino del governo in Iraq nel 2005, l’influenza di Soleimani si estese alla politica irachena, sotto la guida degli ex primi ministri, Ibrahim al-Jaafari e Nouri al-Maliki. Durante i loro mandati, l’organizzazione Badr, un partito politico sciita e una forza paramilitare definita “il mandatario più antico dell’Iran in Iraq”, divenne un affiliato dello Stato, dopo che i ministri degli Interni e dei Trasporti passarono sotto il controllo dell’ala politica del gruppo armato.

Successivamente, con lo scoppio della guerra civile in Siria nel 2011, Soleimani ordinò ad alcune delle sue milizie irachene in Siria di difendere il governo del presidente, Bashar al-Assad. Inoltre, durante la lotta dell’Iraq contro l’ISIS, membri delle Forze di Mobilitazione Popolare, unità paramilitari sciite appoggiate dall’Iran, caddero sotto l’influenza di Soleimani, e combatterono a fianco dell’esercito iracheno nella lotta al terrorismo. Il capo del dipartimento di Studi Americani presso l’Università di Teheran, Mohammad Marandi, ha affermato che il ruolo di Soleimani nella lotta contro lo Stato Islamico lo ha reso un “eroe nazionale” e un “martire” tra il popolo iraniano e altri paesi del Medio Oriente. “Se non fosse stato per persone come lui, questa regione avrebbe visto bandiere nere volare attraverso la regione” sono state le parole di Marandi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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