Balcani: dopo il no dell’UE, si dimette il premier della Macedonia del Nord

Pubblicato il 3 gennaio 2020 alle 19:30 in Balcani Macedonia

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Il premier della Macedonia del Nord, Zoran Zaev, si è dimesso per consentire al Paese di andare a elezioni anticipate, programmate per il 12 aprile 2020.

A renderlo noto è il quotidiano ellenico, Ekathimerini, il quale ha altresì spiegato che in seguito alle dimissioni di Zaev, rassegnate venerdì 3 gennaio, il Parlamento macedone ha dovuto riunirsi per votare sulla nomina di un governo tecnico che guiderà il Paese fino alle elezioni anticipate del prossimo aprile.

Stando a quanto riportato dal quotidiano, l’ormai ex premier della Macedonia del Nord aveva richiesto di andare a elezioni anticipate dopo che l’Unione Europea aveva bloccato l’avvio dei negoziati di adesione per Skopje e Tirana.

Nello specifico, lo scorso 18 ottobre, era stato principalmente il presidente francese, Emmanuel Macron, a bloccare l’allargamento dell’Unione Europea a Tirana e Skopje. L’ingresso della Macedonia del Nord, nel dettaglio, era stato votato positivamente da tutti gli Stati membri dell’UE, eccetto che della Francia, mentre l’ingresso dell’Albania era stato ostacolato da Francia, Danimarca e Paesi Bassi. Da parte sua, Parigi aveva dichiarato di ritenere che l’Europa stia già affrontando troppe sfide per consentire l’ingresso di due ulteriori Paesi dei Balcani, una regione ancora in via di recupero dopo le guerre degli anni Novanta e che ancora oggi combatte contro il crimine e la corruzione.

In merito alle dimissioni di Zaev, il quotidiano serbo B92 riporta che queste risultano essere in linea con quanto previsto dalla legge macedone. Nello specifico, il rinominato “modello Przin” in vigore in Macedonia del Nord dal 2016 prevede che un governo tecnico debba essere formato a 100 giorni dalla tornata elettorale. Il modello, inoltre, prevede che all’opposizione vada il Ministero del Potere e il Ministero del Lavoro, oltre alle nomine dei viceministri di Finanza, Agricoltura e Amministrazione pubblica.

Essendo state le dimissioni di Zaev immediatamente approvate dal Parlamento, il Capo di Stato macedone, Stevo Pendarovski, ha affidato al ministro dell’Interno, nonché vicepresidente del partito di Zaev, Oliver Spasovski, il compito di formare il governo tecnico entro la mezzanotte, seguendo il cosiddetto modello Przin.

Zoran Zaev era rimasto al potere per due anni e 7 mesi, dopo essere salito al potere nel 2017. Nel corso del suo mandato, l’ex premier aveva adottato come priorità l’ingresso nella NATO e nell’UE.

Per quanto riguarda la NATO, lo scorso 6 febbraio i rappresentanti permanenti dei 29 Paesi membri della NATO avevano firmato il protocollo di accesso, dando il via al processo di ratifica da parte degli Stati dell’Alleanza. A tale riguardo, lo scorso 25 settembre l’allora ministro degli Affari Esteri della Macedonia del Nord, Nikola Dimitrov, aveva dichiarato che il proprio Paese avrebbe completato tale iter entro aprile 2020. Tale scadenza, secondo quanto riportato dal European Western Balkans, era stata individuata in base alla programmazione delle ratifiche. Nel frattempo, i 7 Paesi che ancora non hanno ratificato il protocollo di adesione della Macedonia del Nord avranno tempo per convalidarlo, ma “se un Paese non riesce e il processo termina il prossimo anno, allora sarà visto come un problema tecnico”, aveva spiegato il ministro macedone.

In materia di accesso all’UE, invece, dopo lo stallo causato dalla Francia lo scorso 18 ottobre, il 1° gennaio la Croazia ha assunto la presidenza dell’Unione Europea. In tale occasione, Zagabria aveva annunciato le priorità del proprio mandato, specificando di aver intenzione di lavorare per il raggiungimento degli standard e dei criteri necessari affinché Albania e Macedonia del Nord completino il proprio percorso di integrazione.

Il percorso di integrazione dei Paesi balcanici nelle istituzioni europee è un tema di rilevanza strategica per l’Italia. Anche in occasione del suo ultimo vertice con Zaev, avvenuto lo scorso 30 ottobre, il premier italiano, Giuseppe Conte, aveva dichiarato che per l’Italia è davvero “difficile capire i motivi concreti della mancata decisione di consentire l’avvio di questo percorso”, motivo per cui Roma “continuerà a lavorare all’interno delle istituzioni europee” per facilitare tale sviluppo.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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