Algeria: annunciato il nuovo governo

Pubblicato il 3 gennaio 2020 alle 10:00 in Africa Algeria

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Dopo due settimane esatte dalla sua nomina alla presidenza algerina, il neo capo di Stato, Abdelmadjid Tebboune, nella sera del 2 gennaio, ha annunciato i nomi delle personalità che faranno parte del nuovo esecutivo di Algeri.

A darne l’annuncio ufficiale alla televisione algerina, il portavoce ufficiale della presidenza, Belaïd Mohand-Oussaïd, nel corso di una conferenza stampa. Stando a quanto affermato, il nuovo governo è composto da 39 membri ed è presieduto da Abdelaziz Djerad, il quale aveva ricevuto l’incarico di formare un nuovo esecutivo il 28 dicembre scorso.

I primi ministri menzionati, ovvero Sabri Boukadoum, per il Ministero degli Affari Esteri, Kamel Beldjoud, agli Interni, e Belkacem Zeghmati al Ministero della Giustizia, non sono nomi nuovi per il panorama politico algerino. Questi erano membri anche del governo precedente, con a capo Noureddine Bedoui, nominati nel mese di marzo 2019, poco prima delle dimissioni dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika. A Bedoui era poi succeduto Sabri Boukadoum, premier del governo ad interim.

Precedentemente, Tebboune si era impegnato ad approvare un esecutivo che includesse tecnocratici e giovani di talento. Tra i 39 membri dell’esecutivo, 4 sono segretari di Stato e altri 7 ministri delegati. Cinque sono poi le figure femminili, mentre il ministro più giovane ha 26 anni. Si tratta di Yacine Walid, viceministro posto al Ministero delle Start-up. Secondo quanto affermato da Tebboune, i nuovi ministri riceveranno il mandato la prossima settimana, intorno al 7 gennaio. Il nuovo governo avrà il compito di elaborare il proprio piano di lavoro, che dovrà essere presentato dapprima all’intero Consiglio dei ministri e, successivamente, al Parlamento algerino. Il tutto nel giro di poche settimane.

Dal canto suo, nella sua prima dichiarazione alla televisione di Stato, dopo l’assunzione dell’incarico, Djarad ha evidenziato che le sfide da affrontare consistono nel riconquistare la fiducia della popolazione algerina e nell’affrontare la crisi economica. Tuttavia, il governo, grazie anche al programma presentato dal capo di Stato, lavorerà nell’interesse dell’intera nazione ma, per far fronte alle sfide sociali ed economiche, a detta del neo premier, è necessario collaborare, mettendo a frutto le capacità di ciascuno. In questo modo, si potrà uscire da questa fase difficile.

L’elezione di Tebboune, del 12 dicembre 2019, è giunta in un momento critico per l’Algeria, sconvolta da nove mesi di proteste a livello nazionale. Queste sono iniziate il 22 febbraio, per contrastare la volontà dell’ex presidente Bouteflika di estendere ulteriormente il proprio mandato, durato 20 anni. Le richieste degli algerini includono soprattutto le dimissioni di tutti i “simboli” legati all’ex presidente e il rinnovo dell’élite politica al potere. Anche in seguito alla caduta dell’ex capo di Stato, le proteste sono continuate e i manifestanti si sono riuniti regolarmente nelle piazze per contestare la presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika, deceduto il 23 dicembre.

Nei suoi primi commenti pubblici dopo la vittoria, Tebboune ha affermato che “tenderà una mano” al movimento di protesta “per un dialogo, per costruire una nuova Algeria”. Inoltre, nel suo discorso del 19 dicembre, Tebboune si è impegnato a porsi a servizio del Paese per i prossimi cinque anni, e ha dichiarato di voler attuare un vero cambiamento politico nel minor tempo possibile.  Per il capo di Stato neoeletto, un emendamento costituzionale rappresenterà un tassello fondamentale di una nuova repubblica. Con tale modifica, verranno stabiliti dei termini temporali precisi per il mandato di ciascun presidente, sebbene rinnovabili, oltre a definire dei criteri precisi per i futuri candidati. Inoltre, verranno ridimensionati i poteri del capo di Stato e si preserverà la repubblica da decisioni e regole individuali. Il fine ultimo, ha sottolineato Tebboune, è la separazione dei poteri.

Tuttavia, oltre ad essere state considerate una “farsa”, le ultime elezioni rappresentano, per gli algerini, un tentativo di imporre un sistema ed un potere simile al precedente. Si pensa altresì che ciò potrebbe portare nuovamente a fenomeni di favoritismo in campo politico, vista l’assenza di garanzie convincenti, e all’ascesa di personalità legate ancora all’ex presidente. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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