UE: la presidenza passa alla Croazia, ecco i temi caldi

Pubblicato il 2 gennaio 2020 alle 17:31 in Balcani Europa

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Per la prima volta dal suo ingresso nell’UE, la Croazia passa alla presidenza dell’Unione Europea.

È quanto sottolineato dal Voice of America, il quale ha altresì annunciato che nel corso del suo mandato semestrale, la Croazia adotterà come priorità la chiusura del dossier sulla Brexit e l’allargamento del blocco comunitario.

In particolare secondo quanto dichiarato dal ministro per lo Sviluppo croato, Grlic Radman, la Croazia affronterà la sfida dell’allargamento dell’UE ai Paesi Balcani occidentali, tema sul quale Bruxelles ha visto l’emergenza di pareri in contrasto tra loro.

A tale riguardo, Radman ha dichiarato che, nonostante le alte aspettative data l’appartenenza della Croazia alla regione balcanica, Zagabria porterà avanti ciò che è realistico e possibile. Nello specifico, il ministro croato ha dichiarato che il mandato di presidenza croata sarà concentrato a lavorare per il raggiungimento degli standard e dei criteri necessari affinché Albania e Macedonia del Nord completino il proprio percorso di integrazione.

Tale processo era stato interrotto da Parigi lo scorso 18 ottobre, quando il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva bloccato l’allargamento dell’Unione Europea a Tirana e Skopje. Nello specifico, l’ingresso della Macedonia del Nord era stato votato positivamente da tutti gli Stati membri dell’UE, eccetto che della Francia, mentre l’ingresso dell’Albania era stato ostacolato da Francia, Danimarca e Paesi Bassi. Da parte sua, Parigi aveva dichiarato di ritenere che l’Europa stia già affrontando troppe sfide per consentire l’ingresso di due ulteriori Paesi dei Balcani, una regione ancora in via di recupero dopo le guerre degli anni Novanta e che ancora oggi combatte contro il crimine e la corruzione.

Poco dopo il suo veto in sede di Consiglio Europeo, ovvero il 12 novembre, il presidente della Francia, Emmanuel Macron, aveva organizzato un incontro con il suo omologo serbo, Aleksandar Vucic, e kosovaro, Hashim Thaci. L’intenzione di Macron di fare da mediatore tra Kosovo e Serbia era già emersa lo scorso 27 settembre, quando aveva dichiarato di avere “un piano” su come prendere parte al dialogo teso a normalizzare le relazioni tra Kosovo e Serbia, il cui dialogo è in stallo da circa un anno, ovvero da dopo che il Kosovo aveva imposto dazi sui beni importati dalla Serbia in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol.

In aggiunta, lo scorso 13 dicembre, il ministro della Difesa della Francia, Florence Parly, si era recata in visita ufficiale a Belgrado, dove aveva rivelato che il proprio Paese non è contrario all’allargamento dell’Unione Europea. Nello specifico, per procedere con il percorso di integrazione nel blocco comunitario, il ministro francese aveva sottolineato l’importanza di innalzare il livello di fiducia reciproca tra gli Stati Membri e i Paesi della regione attraverso iniziative bilaterali. In linea con ciò, rivelava il Telegraf, Francia e Serbia avevano annunciato l’avvio di una forte collaborazione nell’ambito militare.

Nel frattempo, l’Unione Europea, secondo le indiscrezioni rivelate dall’agenzia serba Tanjug, sta pensando di nominare un proprio inviato speciale per i Balcani occidentali. Tale scelta dipende, stando alle rivelazioni, dall’intenzione di Bruxelles di contenere l’influenza nella regione degli Stati Uniti, i quali hanno già nominato due inviati speciali.

In linea con ciò, il nuovo Alto rappresentante per la politica estera dell’UE, Josep Borrell, in carica dallo scorso 1 dicembre, ha dichiarato, lo scorso 11 dicembre, che il raggiungimento di un accordo tra Pristina e Belgrado rappresenta una priorità del proprio mandato. Il tutto, ha dichiarato Borrell, nell’ottica dell’integrazione dei Paesi dei Balcani occidentali nell’Unione Europea.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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