Sudan: confermati almeno 24 morti nel Darfur occidentale

Pubblicato il 2 gennaio 2020 alle 14:35 in Africa Sudan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Almeno 24 persone sono state confermate decedute dopo lattacco contro un campo di accoglienza per gli sfollati nella regione del Darfur occidentale, in Sudan. La notizia è stata rilasciata dal portavoce della missione di peacekeeping congiunta Nazioni Unite-Unione Africana in Darfur (UNAMID), Ashraf Eissa, mercoledì 1 gennaio. Il campo di Krinding, poco più a Est della capitale regionale, el-Geneina, è stato preso dassalto nella notte tra il 29 e il 30 dicembre, in seguito a una disputa tra gruppi etnici arabi e africani. Il popolo della tribù araba è entrato nel campo per gli sfollati e ha iniziato a sparare, uccidere e bruciare”, ha detto Eissa. “Altri si sono recati in ospedale e hanno minacciato di sparare contro il personale. Quando un poliziotto ha cercato di intervenire, è stato colpito e ucciso”.

La firma di una pace duratura nel Darfur e in altre parti del Sudan è una delle principali sfide per il nuovo governo, nato dalla caduta dellex presidente Omar al-Bashir. Il conflitto nella regione del Darfur era iniziato nel 2003, dopo che alcuni ribelli, per la maggior parte non arabi, avevano iniziato a muoversi contro il governo della capitale, Khartoum. La guerra ha provocato la morte di più di 300.000 persone e circa 2.5 milioni di sfollati, di cui almeno 180.000 rifugiatisi nel Darfur occidentale, secondo le stime dellONU. La regione si è relativamente tranquillizzata nel 2010 ma le tensioni tra la tribù araba e quella dei Mazalit sono riemerse nel 2017, portando a sporadiche ma intense offensive.

Mercoledì 1 gennaio, il capo del Consiglio sovrano di transizione, il generale Mohamed Hamdan Dagalo, e il primo ministro, Abdalla Hamdok, si sono recati ad el-Geneina per essere aggiornati sulla situazione della sicurezza. Molte delle persone residenti nel campo sono fuggite nella capitale o nelle zone montuose circostanti. La situazione, ha riferito Eissa, continua a rimanere tesa.

L’UNAMID, che ha gradualmente ridotto la sua presenza nel Darfur, si è ritirato da El-Geneina nel maggio 2019. Il giorno in cui il suo quartier generale nella città è stato abbandonato dal personale, il campo è stato razziato e sventrato dalle forze di sicurezza e dai civili. L’UNAMID non ha un mandato per condurre operazioni di mantenimento della pace ad El-Geneina, ma, secondo quanto chiarito da Eissa, la missione può estendere le sue attività nell’area “in extremis. Il 27 dicembre, centinaia di uomini in uniforme e diversi civili hanno fatto irruzione e saccheggiato un altro ex campo dellUNAMID a Nyala, nel Darfur meridionale, che era stato consegnato al governo nel mese di novembre.

Le autorità del governo di transizione sudanese sono in trattative con i gruppi ribelli per cercare di arrestare i conflitti in diverse parti del Paese, incluso il Darfur. Il Consiglio di Khartoum e i leader ribelli avevano intrapreso i primi colloqui il 14 ottobre per tentare di riportare definitivamente la pace, condizioni chiave per la rimozione del Sudan dalla lista americana di Stati sponsor del terrorismo. Tuttavia, tali negoziati hanno subito più volte battute d’arresto. In particolare, il 16 ottobre, il Movimento di Liberazione del popolo sudanese-Nord (SLPM-N), guidato da Abdel-Aziz al-Hilu, aveva deciso di cancellare la seduta dopo che le Forze di supporto rapido, che sono la più potente milizia paramilitare sudanese, erano state accusate di aver attaccato alcuni villaggi nel Kordofan meridionale e arrestato 16 persone. Tali forze sono comandate dal generale Mohammed Hamdan Dagalo, membro dell’attuale Consiglio Sovrano di Transizione del Sudan. In seguito alle accuse, Dagalo aveva poi annunciato un cessate il fuoco nazionale e rilasciato diversi prigionieri. 

Durante una nuova riunione congiunta, il 20 ottobre, le parti avevano discusso delle prospettive di pace nelle province del Nilo azzurro e del Kordofan meridionale, dove l’SLPM-N controlla importanti blocchi di territorio. Le autorità di transizione sudanesi hanno fissato una scadenza di 6 mesi per raggiungere un accordo di pace con i gruppi ribelli. Nel frattempo, vanno avanti colloqui separati con il Fronte Rivoluzionario del Sudan, un’alleanza di altri gruppi attivi soprattutto nel Darfur occidentale ma anche nelle province del Nilo Azzurro e del Kordofan meridionale. Il portavoce delle SRF, Osama Said, aveva riferito, a ottobre, all’Associated Press che un accordo con il governo poteva essere raggiunto presto. Le autorità di Khartoum “hanno dimostrato una forte volontà politica e una chiara comprensione di questioni come la coesistenza, la cittadinanza e l’importanza di eliminare tutti gli aspetti dell’emarginazione”, aveva affermato Said.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.