Siria, Idlib: controffensiva dei ribelli, 250.000 i siriani in fuga

Pubblicato il 2 gennaio 2020 alle 14:13 in Medio Oriente Siria

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I gruppi di ribelli siriani hanno annunciato, giovedì 2 gennaio, l’inizio di un’azione militare nell’area rurale Sud-orientale di Idlib, governatorato situato nel Nord-Ovest della Siria. L’obiettivo è contrastare le forze del regime siriano, facenti capo al presidente Bashar al-Assad, coadiuvate dalla Russia.

A darne l’annuncio sono state le forze del Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), una delle maggiori coalizioni di opposizione, attiva soprattutto nel Nord della Siria. Secondo quanto dichiarato in una nota, un primo attacco ha già avuto luogo sull’asse di Maarat al-Nu’man, nel Sud di Idlib, ed ha causato morti e feriti tra le file dell’esercito di Assad. Inoltre, violenti scontri si sono verificati a Talmenes, villaggio della periferia di Idlib, posto a circa 5 km a Est di Maarat al-Nu’man.

Nel frattempo, le forze del regime continuano a condurre attacchi aerei sia nell’Est sia nell’Ovest di Idlib. Tra gli ultimi villaggi colpiti, vi sono Maraand e al- Najeya, dove munizioni a grappolo hanno causato il ferimento di 3 civili, tra cui 2 bambini. Parallelamente, anche la zona di Hama ha assistito a nuovi attacchi, in particolare nella città di Zaizoun e nella periferia Nord-occidentale.

La controffensiva intrapresa dai ribelli siriani giunge in risposta all’intensificarsi dei bombardamenti da parte russa e del regime. Almeno 22 attacchi aerei sono stati perpetrati tra la notte del 31 dicembre e la giornata del primo gennaio, alcuni contro villaggi del Sud di Idlib, tra cui Kafrnabl, Talmanase e Khan Al-Sobol. Anche la città Sud-orientale di Marshmarin è stata testimone di attacchi ad opera degli aerei da guerra russi. Altre 9 vittime, tra cui 5 bambini, sono invece state provocate nella città di Sarmeen, nell’area rurale orientale di Idlib.

Secondo quanto documentato da un’organizzazione non governativa, il Response Coordination Group, nel solo mese di dicembre 2019, la regione Nord-occidentale di Idlib è stata esposta a 1250 attacchi aerei, 700 barili esplosivi e 14.000 missili. Ciò ha causato 203 morti e 250 feriti, metà dei quali donne e bambini. Al bilancio delle vittime si aggiungono poi circa 284.000 nuovi rifugiati, come ribadito altresì dalle Nazioni Unite.

La questione rifugiati è stata presa nuovamente in considerazione anche dal presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, il quale, il 2 gennaio, ha affermato che circa 250.000 migranti provenienti dal Nord-Ovest della Siria si stanno dirigendo verso il proprio Paese, ma Ankara sta cercando di impedire loro di oltrepassare il confine. Tuttavia, secondo quanto affermato da Erdogan nel corso di una conferenza, bloccarli non è semplice, in quanto si tratta di esseri umani. Al momento, la Turchia ospita circa 3.7 milioni di rifugiati siriani ma si teme che una nuova ondata di sfollati possa nuovamente dirigersi verso il Paese.

La provincia Nord-occidentale di Idlib e i luoghi circostanti rappresentano la più grande enclave sotto il controllo dei ribelli che si oppongono al regime del presidente siriano Assad, sostenuto diplomaticamente e militarmente dalla Russia. Sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama.

La ripresa di una violenta offensiva sul campo contro Idlib è cominciata il 19 dicembre scorso e ha consentito all’esercito di Assad di assumere il controllo di diversi villaggi del governatorato. A detta di fonti filo-regime, questi ammontano a circa 47. Come affermato dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, le forze di Assad mirano a prendere il controllo di Maarat al-Nu’man, una delle maggiori città del governatorato, nonché crocevia di importanza strategica posto tra Aleppo e Damasco. Tale città, al momento, risulta essere quasi totalmente disabitata.

Di fronte ad una continua escalation in Siria, una delegazione turca si è recata in Russia, il 23 dicembre, per discutere della situazione nella regione. La visita è giunta dopo che il presidente turco Erdogan, il 22 dicembre, ha dichiarato che non è in grado di gestire un nuovo flusso di siriani verso il suo Paese e ha chiesto a Mosca di fermare gli attacchi nella provincia di Idlib. Dal canto suo, la Russia si è rifiutata di porre fine all’offensiva fino ad un pieno controllo di Maarat al-Nu’man.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Gli 8 anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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