Pompeo cancella la visita in Ucraina per monitorare l’Iraq

Pubblicato il 2 gennaio 2020 alle 11:55 in Iraq USA e Canada

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Il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, ha annullato un viaggio in Ucraina e in altri 4 Stati per rimanere a Washington e monitorare le tensioni in Iraq. Si trattava del primo incontro con il presidente ucraino dalle indagini per l’impeachment. 

Il portavoce del Dipartimento di Stato, Morgan Ortagus, ha dichiarato in una nota che Pompeo vuole “garantire la sicurezza degli americani in Medio Oriente” rimanendo a Washington e posticipando nel “prossimo futuro” le visite diplomatiche previste per questa settimana. Pompeo aveva programmato di incontrare il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, il 3 gennaio. Sarebbe stato il primo incontro tra un membro del gabinetto del presidente USA, Donald Trump, e il suo omologo ucraino dall’inchiesta sull’impeachment. Le indagini a tale proposito iniziarono proprio da una telefonata tra i due presidenti. La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha accusato Trump il 18 dicembre di abuso di potere e ostruzione del Congresso dopo che le audizioni avevano rivelato che Trump ha trattenuto 391 milioni di dollari in aiuti militari per l’Ucraina in cambio di favori politici. Una trascrizione ricostruita di una telefonata del 25 luglio tra Trump e Zelensky è stata una delle prove chiave.

La decisione di Pompeo di rimandare il viaggio é stata presa dopo che, il 31 dicembre 2019, centinaia di cittadini iracheni hanno preso d’assalto l’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad. I manifestanti si sono radunati presso il compound dell’ambasciata situata nella Green Zone della capitale irachena, sventolando bandiere filo-iraniane. Questi hanno poi attaccato l’ingresso principale e bruciato una delle porte. Ulteriori danni sono stati riscontrati presso il quartier generale delle forze di sicurezza. Mentre lanciavano bottiglie di vetro e distruggevano le telecamere di sicurezza, i cittadini iracheni inneggiavano slogan contro gli Stati Uniti, come: “Abbasso gli USA!”, “Morte agli Stati Uniti”. La richiesta principale dei manifestanti è il ritiro delle forze statunitensi dall’Iraq.

La violenta manifestazione anti-USA arriva a seguito di una serie di attacchi aerei effettuati da Washington, il 29 dicembre, contro le basi delle milizie delle Brigate di Hezbollah situate in Siria e in Iraq. Questi hanno provocato circa 25 morti. Le Brigate di Hezbollah sono un gruppo paramilitare sciita iracheno, noto altresì con il nome di Kataib, supportato dall’Iran e particolarmente attivo nel corso della guerra civile sia irachena sia siriana. I manifestanti del 31 dicembre hanno sventolato bandiere delle Forze di Mobilitazione Popolare, un gruppo paramilitare di cui le Brigate di Hezbollah rappresentano una ramificazione.

I tentativi di assalto all’ambasciata statunitense hanno avuto luogo dopo i funerali dei combattenti uccisi nelle vicinanze di Baghdad e dei militanti delle Brigate rimasti uccisi nei raid statunitensi. Le forze di sicurezza, poste al controllo della Green Zone, sono state viste indietreggiare all’avanzata dei manifestanti. Poco prima dell’inizio degli sconvolgimenti popolari, il personale statunitense presso l’ambasciata era stato fatto evacuare. Tra i membri che hanno lasciato l’edificio, anche l’ambasciatore degli USA in Iraq, Matthew Mueller. Da parte sua, Washington ha accusato le autorità irachene per non aver profuso gli sforzi necessari a salvaguardare gli interessi degli Stati Uniti nel Paese. 

I raid condotti da Washington il 29 dicembre sono giunti dopo l’attacco missilistico perpetrato contro una base militare irachena il 27 dicembre che ha causato la morte di un civile statunitense. L’operazione è stata condotta nei pressi della città irachena di Kirkuk, ricca di risorse petrolifere, ed ha provocato altresì il ferimento di altri funzionari, 4 statunitensi e 2 membri delle forze di sicurezza irachene. Gli Stati Uniti hanno accusato le milizie di Kataib per aver perpetrato l’attacco, le quali avrebbero impiegato più di 30 missili. Il gruppo sciita, da parte sua, ha negato qualsiasi coinvolgimento.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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