Montenegro: continuano le proteste

Pubblicato il 2 gennaio 2020 alle 18:30 in Balcani Europa

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Sono in migliaia i manifestanti che, mercoledì 1 gennaio, sono scesi in piazza per protestare contro il governo del Montenegro, il quale ha approvato una legge contro la proprietà dei luoghi di culto.

È quanto riportato dal Washington Post, il quale ha altresì rivelato che tale legge ha inoltre provocato una dura reazione da parte della chiesa serbo-ortodossa e della Russia.

In particolare, l’autorità religiosa della chiesa serbo-ortodossa sostiene che tale legge consente allo Stato di appropriarsi di proprietà della Chiesa, quali monasteri, chiese e altri beni. Il governo, tuttavia, ha smentito tali accuse.

La Russia, invece, e in particolare l’Ambasciata russa di Podgorica, ha duramente contrastato il governo montenegrino e ha dichiarato, martedì 31 dicembre, di essere seriamente preoccupata, dal momento che la legge del governo di Podgorica è finalizzata a “espellere la chiesa serba dal Montenegro”.

Le parole dell’Ambasciata russa, stando a quanto riportato dal Washington Post, sono state fortemente contrastate anche dai vertici montenegrini, i quali hanno dichiarato di ritenere la dichiarazione russa una interferenza nelle decisioni di uno Stato sovrano e indipendente, nonché membro della NATO.

Tuttavia, in tale clima, migliaia di cittadini montenegrini sono tornati a protestare nella capitale, Podgorica, la quale era già stata teatro di proteste a partire dall’approvazione della controversa legge proposta dal governo.

Stando a quanto ricostruito, il Parlamento del Montenegro aveva approvato la legge lo scorso venerdì 27 dicembre. In tale occasione, i parlamentari filo-serbi avevano tentato di impedire l’approvazione della misura scatenando disordini in aula e provocando la sospensione dei parlamentari del Fronte Democratico Pro-Serbo per 15 giorni.

Nel frattempo, i cittadini filo-serbi hanno iniziato a protestare in diverse città del Paese, portando in totale, in meno di una settimana, all’arresto di 45 persone da parte delle autorità montenegrine.

Nello specifico, la legge prevede che le comunità religiose in possesso di beni da prima del 1918 devono dimostrarne la legittima proprietà allo Stato, pena la riappropriazione da parte dello Stato.

In occasione dell’approvazione della legge,  BNN Bloomberg aveva sottolineato che tale misura è in grado di compromettere le relazioni con la Serbia. Il quotidiano aveva inoltre riportato alcune stime, secondo le quali sono in centinaia i luoghi di culto che risultano interessati da tale misura, molti dei quali risultano edificati durante il Medioevo.

Secondo le stime riportate dal quotidiano, circa il 70% della popolazione montenegrina è di fede cristiano ortodossa. Sebbene vi sia una branca montenegrina della Chiesa ortodossa, è la rappresentanza locale della chiesta Serbo-ortodossa ad esercitare il controllo sulla maggior parte dei luoghi di culto e di pellegrinaggio.

A supporto dei cittadini di fede ortodossa, la portavoce del Ministero degli Esteri della Russia, Maria Zakharova, ha invitato i legislatori a rispettare “i diritti legittimi” della più grande comunità religiosa del Paese. In maniera simile, la porzione filoserba del clero ortodosso ha etichettato il presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, quale ateo intenzionato a portare avanti un’azione di repressione in stile comunista.

Da parte sua, il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha richiesto ai cittadini montenegrini di trattenersi al fine di “preservare la pace” perché l’unica comunità cristiano ortodossa ufficialmente riconosciuta è quella serba.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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