Israele: Netanyahu chiede l’immunità parlamentare

Pubblicato il 2 gennaio 2020 alle 12:03 in Israele Medio Oriente

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Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha chiesto, il primo gennaio, di avvalersi dell’immunità parlamentare temporanea a seguito dell’incriminazione per frode, corruzione ed abuso di ufficio.

In un discorso televisivo, il premier ha affermato che si rivolgerà al presidente della Knesset, Yoel Edelstein, per richiedere ciò che è stato definito un suo diritto, legato, a sua volta, al suo dovere e alla sua missione, con il fine ultimo di rimanere a servizio dei cittadini di Israele. La richiesta giunge in vista delle prossime elezioni anticipate, previste per il 2 marzo prossimo. In caso di vittoria, Netanyahu ha chiesto garanzia e protezione, affinché possa essere formato un nuovo governo sotto la sua presidenza.

Inoltre, per il premier israeliano, l’immunità è necessaria in un quadro che lo vede sotto accusa ingiustamente. In particolare, Netanyahu ha parlato di un complotto messo in atto dai suoi oppositori, sia in campo politico sia nel mondo dei media, e si è detto vittima di notizie tendenziose, nonché di “un lavaggio collettivo del cervello per creare una sorta di tribunale da campo”.

L’incriminazione contro Netanyahu è giunta il 21 novembre 2019, sebbene il procuratore generale israeliano, Avichai Mandelblit, avesse annunciato le accuse contro Netanyahu già nel mese di febbraio. Queste riguardano tre casi.  Il primo è noto come “Caso 1000”, dove il premier è accusato di abuso d’ufficio. In particolare, Netanyahu avrebbe ricevuto, tra il 2007 ed il 2016, da miliardari oltreoceano, regali dal valore di circa 240.000 dollari, comprendenti sigari, champagne, gioielli e altro. In cambio, vi sarebbero state agevolazioni fiscali per gli imprenditori mittenti dei regali.

Il “Caso 2000” vede il premier impegnato in presunte negoziazioni con Arnon “Noni” Mozes, il proprietario di uno dei maggiori quotidiani israeliani, Yedioth Ahronoth, volte ad ottenere maggiore copertura mediatica in cambio di una circolazione limitata del quotidiano gratuito rivale, Israel Hayom. Quest’ultimo è di proprietà di un donatore di destra, Sheldon Adelson, considerato un portavoce del premier.

Infine, il caso considerato più rilevante è il “Caso 4000”, riguardante la relazione tra Netanyahu e l’azienda di telecomunicazioni Bezeq. Il premier avrebbe offerto regolarmente benefici dal valore di circa 280.000 milioni di dollari, in cambio della pubblicazione di notizie a proprio favore su Walla News!, un quotidiano online. Inoltre, al centro delle indagini relative a tale caso vi è anche la fusione tra Bezeq e il gruppo televisivo YES, del 2015, quando Netanyahu era al Ministero delle Comunicazioni. I procuratori accusano il premier di essersi fatto corrompere per modificare la legislazione a favore di Bezeq, consentendo a quest’ultima di guadagnare ingenti somme.

L’immunità nell’ordinamento israeliano non è automatica per i parlamentari e membri del governo ma può essere richiesta in determinati casi. Nel caso di concessione, il processo viene sospeso. Tuttavia, affinché ciò avvenga, deve essere approvata da più della metà dei parlamentari ma, considerando che attualmente il Parlamento è stato sciolto, la richiesta di Netanyahu sarà presa in esame dopo le elezioni, che si terranno il 2 marzo prossimo, con un conseguente ritardo nell’inizio del processo.

Tra le principali reazioni alla richiesta di Netanyahu, vi è quella del suo principale rivale politico, il leader del partito Blue and White, Benny Gantz, il quale ha affermato che farà di tutto affinché il premier non benefici dell’immunità parlamentare. “Non avrei mai immaginato che un giorno il primo ministro di Israele avrebbe evitato di sottoporsi alla legge e al sistema giudiziario” sono state le parole di Gantz. Tuttavia, Netanyahu ha parlato di un’immunità “temporanea” e si è detto pronto a presentarsi in tribunale per provare la propria innocenza.

Nonostante il quadro complesso che lo circonda, Netanyahu ha ottenuto la maggioranza alle primarie svoltesi, il 26 dicembre, all’interno del suo partito di destra, Likud. La vittoria consentirà al premier ad interim di partecipare alle prossime elezioni anticipate del 2 marzo, in cui competerà nuovamente per la posizione di primo ministro. Sebbene sia impegnato in un triplo processo giudiziario, il premier non sarà costretto a dimettersi fino a quando non sarà ufficialmente emessa una sentenza contro di lui. Si tratta del primo caso nella storia di Israele in cui un primo ministro è accusato di reati penali. La decisione potrebbe porre fine alla carriera di Netanyahu, il cui governo è considerato il più longevo del Paese.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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