Grecia, Cipro e Israele danno il via al gasdotto EastMed

Pubblicato il 2 gennaio 2020 alle 16:50 in Cipro Grecia Israele

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I leader di Grecia, Israele e Cipro si sono incontrati ad Atene per siglare un accordo per l’avvio dei lavori di costruzione del nuovo gasdotto sottomarino EastMed.

È quanto rivelato, giovedì 2 gennaio, da The Associated Press, il quale ha altresì specificato che con il nuovo accordo, il gasdotto EastMed trasporterà gas naturale dalle riserve presenti nel Mediterraneo sudorientale all’Europa continentale.

EastMed si estenderà per 1900 chilometri circa e, secondo quanto riportato, si pone quale alternativa per l’Europa, attualmente dipendente dalla Russia e dalla regione caucasica per quanto riguarda l’offerta di gas.

Secondo il progetto presentato, il gasdotto partirà dalle riserve di gas naturale israeliane del bacino del Mar di Levante, per poi dirigersi verso Cipro, Creta e terminare in Grecia. Successivamente, dalla Grecia il gas giungerà in Italia attraverso un ulteriore gasdotto. Il progetto, secondo le stime, ha un valore di circa 6 miliardi di euro e, nel giro di 7 anni, soddisferà il 10% del fabbisogno di gas naturale dell’Unione Europea.

Stando a quanto riportato da The Associated Press, EastMed ha portato con sé tensioni a livello politico tra Grecia e Cipro da un lato e Turchia dall’altro. Tali tensioni risultano collegate alla disputa territoriale tra Ankara e Nicosia in merito alla sovranità sulle acque a largo di Cipro, ricche di gas naturale, dove la Turchia conduce operazioni di trivellazione dallo scorso maggio.

Nello specifico, Ankara non riconosce la sovranità di Nicosia, Paese membro dell’UE. Non essendo Cipro uno Stato sovrano, a detta della Turchia, questo non dispone dei diritti per condurre esplorazioni energetiche nelle acque a largo dell’isola. Secondo Ankara, dunque, i diritti di esplorazione energetica appartengono alla Repubblica turco-cipriota di Cipro Nord, la cui sovranità è riconosciuta soltanto da Ankara.

Per quanto invece riguarda le trivellazioni condotte dalla Turchia, queste erano iniziate lo scorso 3 maggio con la nave Fatih a largo delle coste di Pafo, ad Ovest di Cipro. Il 2 giugno, inoltre, la Turchia aveva inviato una seconda nave da perforazione,  la Yavuz, all’interno di un’altra area al centro di una disputa territoriale tra Turchia e Cipro. Lo scorso 18 settembre, la Yavuz aveva abbandonato le acque a largo di Cipro per far rifornimento al porto turco di Tasucu, nella provincia di Mersin, nell’area meridionale della Turchia, ma era tornata attiva lo scorso 5 ottobre.

Le trivellazioni condotte da Ankara a largo delle coste di Cipro sono state oggetto di numerose contestazioni da parte della comunità internazionale, soprattutto dopo che, lo scorso 27 novembre, la Turchia aveva firmato un accordo con la Libia in merito alla definizione dei confini marittimi.

Nello specifico, in tale occasione, il presidente del Consiglio presidenziale del governo tripolino, Fayez Al-Sarraj, ed il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, avevano firmato alcuni memorandum d’intesa relativi alla cooperazione in materia di sicurezza e al settore marittimo. A causare tensioni è il memorandum siglato in ambito marittimo, il quale, sottolinea Reuters, definisce i confini marittimi tra Libia e Turchia anche nei pressi dell’isola greca di Creta. Tale isola, a detta di Ankara, non dispone di piattaforma continentale, ma solo di acque territoriali, motivo per cui è stato possibile definire i confini delle acque intorno a Creta. La Grecia, invece, da parte sua, considera l’accordo siglato tra Libia e Turchia una “palese violazione del diritto internazionale”.

In tale contesto, l’accordo sul gasdotto siglato il 2 gennaio tra Cipro, Israele e Grecia si pone quale fattore dai molteplici significati.

Da parte sua, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato che EastMed farà di Israele uno snodo energetico e, al tempo stesso, l’accordo raggiunto con Cipro e Grecia rafforzerà la sicurezza regionale.

In maniera simile, il presidente di Cipro, Nicos Anastasiades, ha dichiarato che la firma dell’accordo con Israele e Grecia invia molteplici messaggi, ma soprattutto si pone quale dimostrazione della volontà politica dei Paesi che ne sono parte.

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Jasmine Ceremigna

 

 

 

di Redazione

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