Ex ceo di Nissan-Renault fugge in Libano, l’Interpol emette il mandato di arresto

Pubblicato il 2 gennaio 2020 alle 17:05 in Giappone Libano

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L’Interpol ha emesso un mandato d’arresto per l’ex amministratore delegato di Nissan- Renault, Carlos Ghosn. A riferirlo, il 2 gennaio, il Ministero della Giustizia del Libano, dove Ghosn si trova attualmente.

L’ex presidente e amministratore delegato del colosso franco-nipponico ha lasciato il Giappone nella notte tra il 29 ed il 30 dicembre scorso ed è giunto nella capitale libanese Beirut, a bordo di un jet privato di provenienza turca. È dal 19 novembre 2018 che Ghosn si trovava in libertà vigilata a Tokyo, a seguito delle accuse di cattiva condotta finanziaria. Tra queste, l’appropriazione indebita di fondi aziendali pari a circa 15 milioni di dollari, inviati a una società distributrice di automobili omanita, di proprietà di un suo socio. Prima di essere rilasciato su cauzione, l’ex ceo aveva trascorso 130 giorni in prigione.

Al momento della fuga e del suo arrivo in Libano, Ghosn ha affermato di stare scappando da una forma di “ingiustizia” e “persecuzione politica”, nonché da un sistema giudiziario, quello giapponese, definito truccato, in cui si assiste ad una negazione dei diritti umani di base, oltre che a forme di discriminazione. Non da ultimo, a detta dell’imputato, il Giappone non rispetta i suoi obblighi legali sanciti dal diritto internazionale e dai trattati e accordi stipulati.

Fonti vicine a Ghosn hanno rivelato, il 2 gennaio, che quest’ultimo ha deciso di fuggire dal Giappone dopo aver appreso che il suo processo era stato rinviato al mese di aprile 2021 e che gli era stato impedito di parlare con sua moglie. Inoltre, a detta delle stesse fonti, l’ex ceo si era mostrato preoccupato quando, a dicembre 2019, i figli erano stati interrogati dal pubblico ministero negli Stati Uniti, convinto che le autorità volessero estorcergli confessioni facendo pressioni sulla sua famiglia.

Il 2 gennaio, il ministro della Giustizia libanese, Albert Sarhan, ha rivelato di aver ricevuto la cosiddetta Red Notice dell’Interpol relativa al caso Carlos Ghosn, avente cittadinanza libanese, francese e brasiliana. Il ministro ha poi chiarito che nel caso in cui il Giappone chieda il ritorno di Ghosn, Beirut si rifiuterà. Il fascicolo, a detta di Sarhan, è stato trasferito alla Magistratura libanese e sono già in corso indagini, nel rispetto degli altri Paesi.

In tale quadro, il governo di Tokyo non ha firmato un trattato di estradizione con il Libano, e ciò rende più difficile la cooperazione giudiziaria con Beirut. Ghosn è nato in Brasile ma ha nazionalità libanese, oltre a quella francese, e il Libano solitamente non estrada i suoi cittadini. Da parte francese, il segretario di Stato all’economia, Agnes  Pannier-Runacher, ha annunciato che nemmeno Parigi estraderà l’ex presidente in quanto cittadino francese, sebbene sia indagato anche nel Paese europeo. Tuttavia, Pannier-Runacher si è detto interessato a comprendere quanto accaduto.

Nella stessa giornata del 2 gennaio, è giunta altresì la notizia relativa alla perquisizione dell’abitazione di Ghosn da parte delle autorità giapponesi. La Turchia, invece, ha aperto un’inchiesta relativa a sette persone, sospettate di aver aiutato l’ex ceo nella fuga da Tokyo a Beirut, passando per il territorio turco. Tali sospettati, arrestati, lavoravano per una compagnia di trasporto aereo di merci private.

L’obiettivo è comprendere le modalità della fuga dell’ex direttore, definita una “fuga storica”. Ghosn era sottoposto ad un sistema di sorveglianza difficilmente eludibile. Dopo aver fatto entrare in casa un gruppo di paramilitari travestiti da band per un concerto di Natale, Ghosn è fuggito su di un jet privato, nascosto nella custodia di uno strumento musicale.

Secondo quanto affermato dalla televisione giapponese, il 2 gennaio, le autorità di Tokyo avevano permesso a Ghosn di conservare un passaporto francese al momento del rilascio su cauzione. Tuttavia, è improbabile che questo sia stato utilizzato per scappare e le autorità non dispongono di dati per dimostrare che l’imputato è passato da un checkpoint di un qualsiasi aeroporto usando la sua vera identità. Alcune fonti hanno poi riferito che un’altra ipotesi vede una compagnia di sicurezza privata aiutare Ghosn a mettere in atto la sua fuga, secondo un piano della durata di tre mesi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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