Afghanistan: altra offensiva dei talebani, almeno 26 i morti

Pubblicato il 2 gennaio 2020 alle 6:15 in Afghanistan Asia

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Una nuova ondata di attacchi ad opera dei talebani ha interessato il Nord dell’Afghanistan tra il 31 dicembre ed il primo gennaio.

Secondo quanto riferito da funzionari locali, nella giornata del primo gennaio, sono state almeno 26 le vittime causate dagli attacchi perpetrati contro le forze di sicurezza del Paese e rivendicati, nell’immediato, dai ribelli. Gli obiettivi colpiti sono stati nuovamente alcuni checkpoint situati in tre province settentrionali. Nello specifico, a Kunduz almeno 10 agenti delle forze di sicurezza afghane sono state uccise ed altre 4 ferite, nella notte tra il 31 dicembre ed il primo gennaio. Secondo quanto riferito dal capo del consiglio provinciale, Mohammad Yusouf Ayubi, il checkpoint della polizia colpito si trova nel distretto di Dashti Archi.

Un altro attacco ha poi interessato la provincia di Balkh, dove sono stati 9 gli ufficiali di polizia rimasti uccisi, mentre non si conoscono le condizioni di altri 4 agenti presenti sul luogo dell’accaduto. Nel rivendicare l’offensiva, il portavoce del talebani, Zabihullah Mujahid, ha affermato che i propri combattenti si erano infiltrati già da tempo tra le forze dell’ordine e stavano aspettando il momento giusto per agire.

Nella notte verso l’inizio del 2020, altri 7 membri delle forze di sicurezza sono morti nella provincia di Takhar, mentre 10 combattenti talebani hanno perso la vita a seguito di uno scontro a fuoco. La notizia è stata riferita dal portavoce del governatore della provincia, Jawad Hajri, il quale ha specificato che l’attacco ha avuto luogo nel distretto di Darqad, dopo che, nelle settimane precedenti, le forze di sicurezza sono riuscite ad espellere un gran numero di talebani dai restanti distretti. Tuttavia, i combattimenti, secondo quanto riferito dal portavoce, sono proseguiti per l’intera giornata del 1 gennaio.

Gli attacchi ad opera dei talebani si sono intensificati nel Nord dell’Afghanistan negli ultimi giorni. Uno degli ultimi episodi risale al 30 dicembre scorso, quando almeno 14 agenti delle forze di sicurezza afghane sono state uccise nella provincia di Jowzjan. Il giorno precedente, il 29 dicembre, altri 17 miliziani sono morti.

L’ultima ondata di violenza evidenzia un rafforzamento della posizione dei talebani nel quadro di un conflitto in corso da quasi 18 anni, il più longevo per gli Stati Uniti, e che sembra non avere fine. Gli attacchi aerei statunitensi e le operazioni condotte dalle forze di sicurezza afghane tra il 30 e 31 dicembre hanno causato la morte di 35 combattenti talebani in tutto il Paese. Secondo quanto riferito dalle forze statunitensi il 31 dicembre, uno degli attacchi aerei è stato condotto nella provincia di Kandahar ed ha causato la morte di 11 talebani.

Parallelamente, è del 29 dicembre la notizia con cui media afghani hanno riferito di un cessate il fuoco temporaneo accettato dai leader del gruppo terroristico, al momento situati in Pakistan. Il fine ultimo della tregua dovrebbe essere un accordo di pace tra Washington e i talebani. L’intesa è stata finalizzata dopo 10 round di colloqui tra le due parti, svoltisi nella capitale del Qatar, Doha. Il capo del Consiglio dei talebani deve ancora firmare l’accordo, ma fonti interne riferiscono che non vi saranno problemi nel siglare l’intesa. Il passo successivo all’accordo tra Stati Uniti e talebani è quello di avviare una serie di negoziati intra-afgani, che secondo le fonti si terranno entro 2 settimane dalla firma.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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