Sudan: esercito nel Darfur per fermare gli scontri

Pubblicato il 1 gennaio 2020 alle 6:31 in Africa Sudan

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Le autorità del Sudan hanno riferito che intendono dispiegare forze militari nella regione del Darfur occidentale e sospendere i negoziati di pace con i gruppi ribelli, per almeno 24 ore, a causa dello scoppio di violenti scontri armati nellarea. Non sono stati ancora rilasciati dettagli ufficiali sulla portata del contingente che verrà inviato e non sono ben note nemmeno le dinamiche degli scontri, ma il ministro dellInformazione sudanese, Faisal Saleh, ha reso noto che il primo ministro e il capo del Consiglio sovrano di transizione visiteranno a breve la città di el-Geneina, dove hanno avuto luogo le violenze. Secondo quanto riferito dalle autorità di Khartoum, alcuni velivoli sono stati inviati per evacuare i feriti.

Alcuni residenti di el-Geneina hanno rivelato allagenzia di stampa Reuters che le violenze sono esplose dopo che un soldato delle Forze paramilitari di supporto rapido (RSF) è stato ucciso insieme a due familiari in un apparente gesto di vendetta. Lunedì 30 dicembre, alcuni uomini armati avrebbero risposto alluccisione del soldato radendo al suolo il campo sfollati di el-Geneina, distruggendo gli edifici e uccidendo i residenti. Il governo regionale ha indetto un coprifuoco nel Darfur occidentale.

Le autorità del governo di transizione sudanese sono in trattative con i gruppi ribelli per cercare di arrestare i conflitti in diverse parti del Paese, incluso il Darfur. Il Consiglio di Khartoum e i leader ribelli avevano intrapreso i primi colloqui il 14 ottobre per tentare di riportare definitivamente la pace, condizioni chiave per la rimozione del Sudan dalla lista americana di Stati sponsor del terrorismo. Tuttavia, tali negoziati hanno subito più volte battute d’arresto. In particolare, il 16 ottobre, il Movimento di Liberazione del popolo sudanese-Nord (SLPM-N), guidato da Abdel-Aziz al-Hilu, aveva deciso di cancellare la seduta dopo che le Forze di supporto rapido, che sono la più potente milizia paramilitare sudanese, erano state accusate di aver attaccato alcuni villaggi nel Kordofan meridionale e arrestato 16 persone. Tali forze sono comandate dal generale Mohammed Hamdan Dagalo, membro dell’attuale Consiglio Sovrano di Transizione del Sudan. In seguito alle accuse, Dagalo aveva poi annunciato un cessate il fuoco nazionale e rilasciato diversi prigionieri. 

Durante una nuova riunione congiunta, il 20 ottobre, le parti avevano discusso delle prospettive di pace nelle province del Nilo azzurro e del Kordofan meridionale, dove l’SLPM-N controlla importanti blocchi di territorio. Le autorità di transizione sudanesi hanno fissato una scadenza di 6 mesi per raggiungere un accordo di pace con i gruppi ribelli. Nel frattempo, vanno avanti colloqui separati con il Fronte Rivoluzionario del Sudan, un’alleanza di altri gruppi attivi soprattutto nel Darfur occidentale ma anche nelle province del Nilo Azzurro e del Kordofan meridionale. Il portavoce delle SRF, Osama Said, aveva riferito, a ottobre, all’Associated Press che un accordo con il governo poteva essere raggiunto presto. Le autorità di Khartoum “hanno dimostrato una forte volontà politica e una chiara comprensione di questioni come la coesistenza, la cittadinanza e l’importanza di eliminare tutti gli aspetti dell’emarginazione”, aveva affermato Said.

Il nuovo primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, ha prestato giuramento, mercoledì 21 agosto, come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il capo del deposto Consiglio militare, al-Burhan, ha invece assunto il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo che gestirà il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più 1 che viene designato di comune accordo tra le parti ed è stato ideato nel contesto dei colloqui tra civili e militari. Un accordo tra le due parti è stato firmato il 17 luglio. 

Il nuovo governo di transizione, nato il 7 settembre dall’ accordo di condivisione dei poteri tra la fazione civile e quella militare del Sudan, ha espresso tutto il suo impegno nel cercare di risolvere le dispute che interessano soprattutto le zone del Darfur, del Nilo Blu e del Kordofan meridionale. Hamdok ha ribadito anche in prima persona quest’intenzione e ha sottolineato che una ridotta spesa militare, favorita dal ripristino della pace, potrebbe altresì stabilizzare l’economia del Paese, attualmente in sofferenza.

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Chiara Gentili

di Redazione

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