Siria, Idlib: un capodanno segnato da bombardamenti

Pubblicato il 1 gennaio 2020 alle 19:15 in Medio Oriente Siria

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Mentre il mondo intero salutava il nuovo anno, il governatorato di Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, ha assistito a nuovi bombardamenti ad opera del regime siriano, coadiuvato dalla Russia.

A riferirlo, l’Osservatorio Siriano Sui Diritti Umani, il quale ha parlato di almeno 22 attacchi aerei perpetrati tra la notte del 31 dicembre e la giornata di mercoledì primo gennaio, alcuni contro villaggi del Sud di Idlib, tra cui Kafrnabl, Talmanase e Khan Al-Sobol. Anche la città Sud-orientale di Marshmarin è stata testimone di attacchi ad opera degli aerei da guerra russi. Altre 9 vittime, tra cui 5 bambini, sono invece state provocate nella città di Sarmeen, nell’area rurale orientale di Idlib, e il bilancio è destinato a salire, a causa delle gravi condizioni in cui riversano i feriti. L’obiettivo colpito dai missili delle forze del regime è stato una scuola, utilizzata come rifugio per sfollati.

Parallelamente, combattenti della branca di al-Qaeda, Hayat Tahrir al-Sham (HTS), hanno condotto attacchi contro le città meridionali di Idlib controllate dalle forze del regime. Qui e nella provincia di Aleppo, gli scontri tra le due parti hanno causato la morte di 6 soldati dell’esercito del regime e altri 6 ribelli.

Allo stesso tempo, il portavoce dell’Esercito Nazionale Siriano (SNA), Yousef Hammoud, ha riferito, il 31 dicembre, che, dopo un accordo con i militanti dell’HTS, due battaglioni delle proprie forze sono entrate ad Idlib per combattere a fianco dei ribelli, e si prevede l’arrivo di altri circa 1000 uomini. L’SNA è formato da combattenti siriani appoggiati dalla Turchia e sono stati più volte reclutati da Ankara nelle proprie offensive. Tra le ultime, la cosiddetta operazione “Fonte di pace”, risalente al 9 ottobre scorso.

Secondo le cifre delle Nazioni Unite, nel solo mese di dicembre 2019, la forte ondata di violenza ha costretto circa 284.000 cittadini siriani a lasciare le proprie abitazioni. In tale quadro, edifici pubblici, tra cui scuole, garage, moschee e sale per ricevimenti sono divenuti luoghi per ripararsi dai continui attacchi e bombardamenti.

La provincia Nord-occidentale di Idlib e i luoghi circostanti rappresentano la più grande enclave sotto il controllo dei ribelli che si oppongono al regime del presidente siriano, Bashar al Assad, sostenuto diplomaticamente e militarmente dalla Russia. Sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama.

La ripresa di una violenta offensiva sul campo contro Idlib è cominciata il 19 dicembre scorso e ha consentito all’esercito di Assad di assumere il controllo di diversi villaggi del governatorato. A detta di fonti filo-regime, questi ammontano a circa 47. Come affermato dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, le forze di Assad mirano a prendere il controllo di Maarat al-Nu’man, una delle maggiori città del governatorato, nonché crocevia di importanza strategica posto tra Aleppo e Damasco. Tale città, al momento, risulta essere quasi totalmente disabitata.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Gli 8 anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione