USA: nessuna escalation contro l’Iran, attese nuove sanzioni nel 2020

Pubblicato il 31 dicembre 2019 alle 11:50 in Iran USA e Canada

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A seguito dei raid aerei condotti dagli Stati Uniti il 29 dicembre, Washington ha chiarito di non desiderare un’escalation contro l’Iran e che si è trattato di un attacco puramente difensivo. Tuttavia, sono previste nuove sanzioni per il 2020.

Le dichiarazioni sono giunte nella giornata del 30 dicembre. In particolare, il segretario di Stato della Casa Bianca, Mike Pompeo, parlando agli ospiti di un programma televisivo, ha affermato che gli episodi del weekend sono stati di natura difensiva. L’obiettivo era ed è salvaguardare gli interessi statunitensi in Medio Oriente, proteggere i cittadini e le forze americane, e frenare l’ostilità di Teheran nella regione.

Il 29 dicembre, le forze armate statunitensi hanno condotto attacchi aerei di ritorsione contro le basi delle milizie delle Brigate di Hezbollah situate in Siria e in Iraq, provocando circa 25 morti. Le cosiddette “Brigate di Hezbollah” sono un gruppo paramilitare sciita iracheno, noto altresì con il nome di Kataib, supportato dall’Iran e particolarmente attivo nel corso della guerra civile sia irachena sia siriana. Inoltre, durante la guerra in Iraq, dal 2003 al 2011, il gruppo ha combattuto contro le forze statunitensi.

I raid condotti da Washington il 29 dicembre sono giunti dopo l’attacco missilistico perpetrato contro una base militare irachena il 27 dicembre che ha causato la morte di un civile statunitense. L’operazione è stata condotta nei pressi della città irachena di Kirkuk, ricca di risorse petrolifere, ed ha provocato altresì il ferimento di altri funzionari, 4 statunitensi e 2 membri delle forze di sicurezza irachene. Gli Stati Uniti hanno accusato le milizie di Kataib per aver perpetrato l’attacco, le quali avrebbero impiegato più di 30 missili.

Pompeo, il 30 dicembre, riferendosi alle Brigate di Hezbollah, ha parlato di milizie appoggiate dal regime iraniano che minano la sovranità del popolo iracheno. A detta del Segretario di Stato statunitense, Qasem Soleimani, leader della Niru-ye Qods, il corpo speciale delle Guardie rivoluzionarie che controlla la politica estera di Teheran, ed il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei, starebbero conducendo una politica del terrore in tutto il mondo. Di fronte a tale scenario, come chiarito anche dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, gli Stati Uniti sono pronti a rispondere laddove la vita degli americani sarà in pericolo.

Dichiarazioni simili sono giunte dal vice Segretario di Stato statunitense, David Schenker, il quale ha affermato che i raid del 29 dicembre rappresentano un messaggio per Teheran dopo mesi di “moderazione” da parte dell’amministrazione Trump, e un modo per vendicare quanto accaduto in precedenza. Tuttavia, gli Stati Uniti non stanno cercando di intensificare le tensioni con l’Iran. “Non vogliamo un’escalation ma una de-escalation” è stato affermato.

In tale quadro, funzionari del Dipartimento di Stato americano hanno rivelato, sempre il 30 dicembre, che nel 2020 la campagna di pressione sull’Iran si intensificherà e gli Stati Uniti cercheranno ancor di più di frenare i tentativi di Teheran di acquisire armi nucleari e minare la stabilità della regione. Ciò si tradurrà in nuove sanzioni, che mirano a creare ulteriori problematiche e sfide per l’Iran.

Secondo quanto affermato da un alto funzionario statunitense, l’Iran, al momento, sta già affrontando una fase di recessione economica e si sta dirigendo sempre più verso un isolamento diplomatico. In particolare, sono state circa 1000 le persone e le entità sanzionate per legami e coinvolgimento nelle attività “maligne” iraniane. A detta dei rappresentanti di Washington, Teheran attualmente possiede meno denaro rispetto a tre anni fa. Gli USA, dal canto loro, mirano ad impedire al “regime iraniano” di acquisire le entrate necessarie per condurre una “politica estera espansionista”.

Il clima di tra Washington e Teheran fa seguito alla decisione di Donald Trump, dell’8 maggio 2018, di ritirarsi unilateralmente dall’accordo sul nucleare iraniano, raggiunto nel 2015. Ciò ha causato l’imposizione di sanzioni contro l’Iran ed un successivo inasprimento delle relazioni tra le due parti, a fronte delle possibili conseguenze economiche per Teheran. In tale quadro, Mike Pompeo, il 13 dicembre scorso, aveva accusato le forze filo-iraniane di essere responsabili di una serie di attacchi contro basi statunitensi in Iraq e aveva messo in guardia Teheran, affermando che qualsiasi atto contro Washington, a danno degli statunitensi, sarebbe stato affrontato con determinazione.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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