Taiwan approva legge contro l’infiltrazione cinese

Pubblicato il 31 dicembre 2019 alle 13:35 in Cina Taiwan

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Il Parlamento di Taiwan ha approvato una legge anti-infiltrazione, martedì 31 dicembre, per combattere lingerenza della Cina negli affari interni dellisola. Nel frattempo, il popolo taiwanese si sta preparando al voto presidenziale e parlamentare dell’11 gennaio, in un contesto di crescente tensione con Pechino.

La mossa aggiungerà verosimilmente ulteriori complicazioni nei legami tra Cina e Taiwan, sempre più critici da quando il presidente Tsai Ing-wen ha cominciato a spingere per ottenere lindipendenza formale da Pechino e ha pubblicamente denunciato linterferenza quotidiana delle autorità cinesi. Inoltre, secondo quando dichiarato da Tsai a novembre, i tentativi di influenza della Cina sono chiari e facili da vedere anche nel contesto delle elezionie cercano di danneggiare il processo democratico.

“Taiwan è in prima linea nell’infiltrazione cinese e ha urgente bisogno di questa legge per proteggere i diritti delle persone”, ha dichiarato Chen Ou-po, membro del Partito Democratico Progressista (DPP), subito dopo lapprovazione della misura. I legislatori del DPP, il partito di Tsai, hanno appoggiato in massa il disegno di legge, nonostante l’opposizione lo consideri uno “strumento politico” per ottenere voti in vista delle elezioni di gennaio. I parlamentari del Kuomintang, il partito che favorisce stretti legami con la Cina, non hanno partecipato al voto.

Il disegno di legge fornisce gli strumenti legali per fermare le attività sotterranee effettuate dalla Cina sull’isola, come il lobbying o il finanziamento delle campagne elettorali. Prevede una pena massima di 7 anni di prigione per reati di questo tipo ed entrerà in vigore dopo che Tsai l’avrà convertito in legge, a gennaio.

Diversi legislatori di Kuomintang hanno organizzato un sit-in di protesta di fronte al podio del relatore, durante la sessione parlamentare, con cartelli che recitavano “Obiezione alle leggi ingiuste” e “Attacco ai diritti umani” e, sul volto, indossavano maschere nere con scritto “Obiezione”. Alcuni sostenitori di partiti politici filo-cinesi hanno protestato fuori dal Parlamento, chiedendo ai legislatori di ritirare quella che considerano una misura destinata a deteriorare i rapporti nello Stretto. L’Ufficio cinese per gli affari di Taiwan, da parte sua, aveva ribadito la sua opposizione al disegno di legge già la scorsa settimana, affermando che il DPP stava cercando di “rovesciare la democrazia e aumentare l’ostilità.

Pechino teme che Tsai e il suo Partito democratico progressista spingano per ottenere l’indipendenza formale di Taiwan. Nel 2005, di fronte ad un simile tentativo, la Cina ha emanato una “legge anti-secessione” che le consente di usare la forza su Taiwan in casi estremi. 

La questione dell’indipendenza formale di Taiwanè diventata di dominio pubblico da quando Tsai ha scelto l’ex premier, William Lai, come candidato alla vicepresidenza, il 17 novembre. Lo stesso giorno, la Cina ha fatto transitare un gruppo di navi militari attraverso lo stretto di Taiwan, una mossa denunciata da Taipei come tentativo di intimidazione. In un post di Facebook, il 18 novembre, Lai ha ribadito di stare “realisticamente lavorando per l’indipendenza di Taiwan”. Ha poi aggiunto che Taiwan è già una nazione sovrana e non “attaccata” alla Cina continentale.

Taiwan viene considerata dalla Cina una provincia con parziale autonomia, ma l’isola gode, di fatto di un governo indipendente che si autodefinisce Repubblica di Cina (ROC) in continuità con la prima repubblica fondata sul continente cinese nel 1911 dal Partito Nazionalista Cinese (Guomindang), giunto a Taipei alla fine della guerra civile cinese nel 1949. Nello stesso anno, a Pechino veniva fondata la Repubblica Popolare Cinese che si autodefinisce unico governo legittimo di tutto il popolo cinese e chiede a tutti i Paesi con cui istituisce rapporti diplomatici di accettare il principio “una Sola Cina” che disconosce la legittimità e l’esistenza del governo di Taiwan. Negli ultimi quasi 70 anni, i rapporti tra Pechino e Taipei sono stati sempre tesi, con momenti in cui la tensione è salita alle stelle seguiti da altri di lieve distensione, a seconda delle diverse amministrazioni salite al potere a Taipei, ma caratterizzati da forti legami dal punto di vista commerciale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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